Erano gli anni ’90 quando l’Agenzia Armando Testa iniziò a curare la pubblicità per Mulino Bianco, brand di Barilla creato per i prodotti da forno. Iniziò così una favola lunghissima, durata moltissimi anni, ambientata in quel Mulino nel frattempo diventato reale, dove gli episodi della “favola” altro non erano che spot stessi. La famiglia ritratta è del tipo ideale, lo stereotipo di quattro persone (più il nonno) e della felicità immersa nel verde.

L’intuizione dell’agenzia, la quale si trovava già a lavorare per altri colossi nel campo alimentare come Lavazza, Peroni e Lines, risulta un successo. Il messaggio è facilissimo da comprendere ed estremamente efficace: la coniugazione di cibo sano e natura creano la famiglia felice. Questo messaggio non verrà mai più cambiato, neppure nel momento in cui la stessa Mulino Bianco deciderà di modificare la strategia pubblicitaria affidandosi ad un’altra agenzia. E’ infatti dal 2012 che la JWT Italia, diretta da Luca Guadagnino, propone le vicende di Banderas in un “Mondo Buono”.

Nessun’altro marchio nel campo alimentare si permetterà di sfatare questo stereotipo della famiglia felice Mulino Bianco. Questo sino a qualche giorno fa quando Motta, con il suo ultimo (viralissimo) spot del Buondì Motta (famoso per l’Asteroide), distruggerà, magari con un meteorite, quel lieto fine cui eravamo abituati.

L’agenzia che ha curato la campagna di marketing di Motta è, come sempre, la famosa Saatchi&Saatchi, fondata a Londra nel 1970 dai fratelli Charles e Maurice Saatchi. Nel 2000 entrò a far parte della multinazionale Publicis Group, una delle più importanti agenzie pubblicitarie nel mondo. Presente nelle principali città con oltre 100 uffici, l’agenzia si distingue in Italia perché durante gli anni della crisi, dal 2011 al 2014, è l’unica che registra un bilancio positivo, crescendo del 22% a fronte di una contrazione del 33% di tutto il settore. Per comprendere la qualità del lavoro dell’azienda, basti pensare che negli ultimi anni Saatchi&Saatchi è riuscita ad aggiudicarsi oltre 20 Leoni – tra cui 10 d’Oro – al Festival Internazionale della Creatività di Cannes.

Il post del Meteorite che cade in testa alla mamma non è il primo “scioccante” di Motta, che soltanto qualche mese fa aveva creato scompiglio con un’altra campagna pubblicitaria, mirata in quel caso a prendersi gioco della categoria dei vegani, che non hanno troppo gradito il messaggio.

A questo punto viene abbastanza ovvio pensare che quel che si vede nell’ultimo spot della Motta non sia frutto dell’azzardo, ma più probabilmente di una mossa calcolata nei minimi dettagli, considerando proprio la metodologia di comunicazione tipica dell’agenzia, mirata a sfatare un ideale che potrebbe essere arrivato (forse) al capolinea.

Anna Maria Fabbri
Anna Maria Fabbri

Il mio è un viaggio eno-gastronomico, che mi ha portato a dividere la tavola con estranei di tutta Italia, un guanto di sfida nei confronti del mio rapporto con il cibo. E’ nato così "To the Roots", esperienza che nasce dalla condivisione della tavola ma che va molto oltre. In questi anni ho mangiato molte più storie di quanti piatti abbia effettivamente assaggiato. Incontrarsi a tavola è diventato così lo spunto per condividere poi tutt’altro.