Può apparire retorico, ma talvolta dalle ceneri e dalle ferite inferte dalla guerra può davvero nascere il fiore della speranza. Le “Croci di chiodi” ne sono un esempio, e rappresentano un autentico messaggio di pace, che ci invita ancora a sognare un futuro diverso.

Per comprendere meglio è tuttavia necessario partire da una data, quella a cavallo tra 14 ed il 15 novembre 1940, e da un nome in codice ad essa legato, Mondscheinsonate, che riecheggia indegnamente il titolo di una delle più famose composizioni pianistiche di tutti i tempi, la “Sonata al chiaro di luna” di Beethoven. La data corrisponde al bombardamento di Coventry, uno degli eventi più tristemente noti della cosiddetta “Battaglia d’Inghilterra”.

La Battle of Britain fu la battaglia aerea svoltasi durante la seconda guerra mondiale tra la Luftwaffe e la Royal Air Force (RAF), con l’obiettivo nazista di guadagnare la superiorità nei cieli, prima della prevista invasione del Regno Unito. Se inizialmente l’aviazione tedesca si era concentrata sugli obiettivi sensibili di porti e infrastrutture della RAF, la strenua e inaspettata resistenza del sistema difensivo britannico condusse ben presto la Luftwaffe a utilizzare una forma di strategia di bombardamento mirante non solo a distruggere le basi dell’aviazione britannica, ma anche il suo stesso sistema produttivo, fiaccando parallelamente il morale della popolazione civile mediante incursioni a tappeto sulle città. Coventry fu la città che, nel 1940, ne fece le spese maggiori.

All’epoca essa era nota in Europa come una delle città medievali meglio conservate dell’isola, retaggio, questo, di un’illustre storia secolare che l’aveva vista affermarsi grazie al commercio dei tessuti. Era la patria della leggendaria Lady Godiva che, nell’XI secolo, aveva attraversato la città rivestita delle sole lunghe chiome in segno di solidarietà con la sua gente e di protesta contro le inique tasse imposte da suo marito, Leofrico, conte di Mercia.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Coventry era anche un attivo centro industriale, all’avanguardia nei settori della meccanica e dell’elettronica, dalla vivace vita culturale, testimoniata dalla presenza di due università, quella di Coventry e quella di Warwick, e religiosa, grazie alla Cattedrale di San Michele, un gioiello dell’arte gotica eretto tra il Trecento ed il Quattrocento.

La cattedrale prima del Blitz aereo:

Tra il giugno e l’ottobre 1940 la città era stata già oggetto di sporadiche incursioni dal cielo ma, munita di ben 79 rifugi antiaerei, protetta da una difesa contraerea di tutto rispetto e forte della sua posizione nel cuore dell’Inghilterra, si sentiva al relativo riparo da ulteriori attacchi nemici, concentrati all’epoca prevalentemente su Londra e altre città portuali. E invece in quella drammatica notte di plenilunio di novembre – gelida come possono esserlo le notti delle Midlands, nel luogo dell’isola in assoluto più lontano dal mare – la sua storia e la sua stessa esistenza finirono per essere sconvolte per sempre.

Tutto cominciò con l’allarme aereo scattato alle 18:10 e con l’avvistamento, circa un’ora dopo, delle minacciose sagome dei 500 bombardieri della Luftwaffe, agli ordini di Albert Kesselring e Hugo Sperrle, decollati dagli aeroporti della vicina Francia, occupata dalle forze naziste. Seguirono poi 11 ore terribili, che rimasero scolpite per sempre nella memoria di coloro che furono testimoni dell’evento.

Le prime a essere sganciate furono le bombe incendiarie al fosforo, che avevano il compito di rendere più evidenti i bersagli ai piloti dei successivi bombardieri, e che si abbatterono sulla città causando una violenta tempesta di fuoco. Fu poi la volta delle mine aeree sospese ai paracaduti, che discendevano lentamente sulla città martoriata, esplodendo prima dell’impatto finale e devastando tutto quanto rientrava nel loro raggio di azione.

La contraerea inglese resistette coraggiosamente fino alle 2 del mattino, quando terminò le munizioni. Indifesa ed esposta, Coventry fu allora flagellata, per altre 4 interminabili ore, dagli aerei della Luftwaffe, che riversarono su di essa oltre 100.000 ordigni incendiari e 500 tonnellate di esplosivo. Si era trasformata alla fine in un immenso rogo, da cui si levavano fiamme visibili a distanza di chilometri, sotto cui giacevano più di 1.200 vittime. L’annientamento dell’antica città medievale fu così radicale che un soddisfatto Joseph Goebbels, Ministro della propaganda del Terzo Reich, coniò addirittura il neologismo: “coventrisieren” in tedesco, “to coventrate” in inglese o “coventrizzare” in italiano, per indicare il radere completamente al suolo una città a seguito di un bombardamento aereo a tappeto.

Quando tutto cessò, la torre, le guglie e il muro esterno della storica cattedrale di San Michele, un tempo vanto artistico della città, furono le uniche forme annerite ancora distinguibili tra gli ammassi di rovine fumanti.

Il progetto della ricostruzione fu affidato a un celebre architetto britannico, di nome Basil Spence, che decise di ricostruire la nuova cattedrale non sulle macerie della vecchia, ma accanto ad essa, onde lasciarne le rovine a eterno monito contro gli orrori della guerra. Al centro dell’altare fu posta una preziosa reliquia, la “Croce di chiodi”, realizzata dal prete anglicano Richard Howard con tre chiodi provenienti dalle capriate del tetto dell’antica cattedrale.

La nuova Cattedrale di Coventry, dove è completamente visibile l’antico edificio:

Esterno della Cattedrale:

 
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Sotto, l’Architetto Basil Spence:

Si tratta di un’opera unica nel proprio genere, che evoca non soltanto il sacrificio di Cristo agli occhi dei credenti, ma che rimanda anche al potente simbolismo di pace e di riconciliazione nel mondo dopo le distruzioni della guerra. Questo perché la Cross of Nails della cattedrale di Coventry, è la prima delle circa 160 croci, tutte realizzate con tre chiodi dei resti della storica cattedrale, donate dal Centro Internazionale per la Riconciliazione a chiese anch’esse vittime degli orrori bellici, prima tra tutte, la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (Chiesa commemorativa dell’Imperatore Guglielmo), distrutta dai bombardamenti Alleati e rimasta anch’essa, come rudere, ad eterna memoria degli eventi di cui fu vittima accanto al nuovo tempio ricostruito.

Una Croce di chiodi fu anche donata alla Cappella della Riconciliazione (Kapelle der Versöhnung) che costituisce parte del memoriale del Muro di Berlino. Una Croce di chiodi era anche a bordo della Type 42 Coventry, quando, nel 1982, il cacciatorpediniere fu affondato dagli argentini durante la guerra delle Falkland (ma la croce venne in seguito recuperata da alcuni sommozzatori della Royal Navy, e restituita alla cattedrale di Coventry dal capitano della nave).

Altra istituzione legata alle Croci di chiodi è la “Community of the Cross of Nails“, ovvero una rete di più di 200 chiese, associazioni caritatevoli e di centri che promuovono azioni ed iniziative volte a “costruire una cultura della pace, guarendo le ferite della storia” tramite la cooperazione tra i popoli.

Il raid aereo che devastò Coventry divenne, nei primi anni della seconda guerra mondiale, il simbolo stesso della cieca brutalità della guerra aerea, che non faceva più distinzione tra obiettivi civili e militari. Si era infatti giunti alla guerra totale, in cui i belligeranti usavano metodi terroristici, aerei e non solo, alle spese di civili inermi. Un olocausto di vite e di opere d’arte che colpì indiscriminatamente le città di uno schieramento e dell’altro. Tra le “vittime” dei raid alleati vi fu Dresda che, tra il 13 e il 15 febbraio del 1945, fu oggetto di un terribile bombardamento da parte della RAF britannica, che la rase al suolo causando un numero enorme di morti.

Oggi Coventry e Dresda sono due città gemellate

Accomunate dallo stesso tragico destino, costituiscono la testimonianza della brutalità insensata della guerra. Anche nella Frauenkirche, o Chiesa di Nostra Signora di Dresda, è conservata una Croce di chiodi. Un simbolo di speranza, pacificazione e perdono dopo tanti, troppi orrori.

La Cattedrale di Dresda distrutta:

Cattedrale Dresda ricostruita:

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.