Il Re Edoardo I d’Inghilterra (1239-1307), seguendo le orme del padre Enrico III, riuscì a sottomettere il Galles, che divenne un feudo reale in dotazione all’erede al trono inglese; da allora, l’aspirante alla corona, viene chiamato con l’appellativo di “Principe di Galles”.

Sotto, un disegno del trono nel 1855:

Poi, in seguito ad una sfortunata catena di eventi, che lasciarono vacante il trono di Scozia, arrivò per Edoardo I la possibilità di rivendicare la sovranità anche su quella regione. Nel 1296, dopo aver sconfitto le truppe scozzesi e aver preso il controllo del paese, Edoardo pretese i gioielli della corona e la Pietra del Destino, o Stone of Scone (la Pietra di Scone, nome del piccolo villaggio dov’era custodita), che era stata la protagonista di ogni cerimonia di incoronazione dei re scozzesi, tanto che veniva chiamata anche Coronation Stone (Pietra dell’incoronazione). Secondo la leggenda, su quella pietra Giacobbe avrebbe avuto una visione, mentre la lesione che attraversa questo masso di arenaria rossa sarebbe stata provocata da Mosè, per far sgorgare l’acqua.

Fotografia di Kjetil Bjørnsrud condivisa via Wikipedia:

Il sequestro della Pietra era un chiaro segnale per gli sconfitti: da allora in poi sarebbero stati Edoardo e i suoi discendenti a governare su di loro. Nel 1296, il re inglese commissionò una sedia di bronzo, che contenesse la Pietra del Destino. L’idea si rivelò troppo costosa così, nel 1297, Edoardo affidò al pittore-ebanista Walter di Durham l’incarico di costruire un trono di legno dorato, ornato con pitture e preziosi intarsi di vetro. Quando la sedia fu finita, venne collocata nell’Abbazia di Westminster.

Non esistono prove certe che Edoardo abbia commissionato il trono con la Pietra usata come seduta appositamente per le cerimonie di incoronazione. Il primo sovrano che certamente usò la “Sedia di Edoardo” con questo scopo fu Enrico IV, nel 1399, anche se pare probabile che già Edoardo II fosse stato incoronato seduto sulla Pietra del Destino.

Dopo Enrico IV, tutti i re e le regine inglesi, fino ad Elisabetta II, sono stati incoronati sul Trono di Re Edoardo, con la sola eccezione della regina Mary II d’Inghilterra (1662-1694) che usò una copia, perché nell’originale era seduto il marito Guglielmo d’Orange, salito al trono insieme alla moglie, per una sovranità congiunta.

Fino al XVII secolo, i sovrani sedevano direttamente sulla Stone of Scone, che fu poi ricoperta con una tavola di legno di quercia:

Degli originali decori, come le dorature e i mosaici in vetro, oggi rimane ben poco. Durante i suoi quasi ottocento anni di vita, il trono è stato più volte rimaneggiato e restaurato. Durante il 18° secolo, i visitatori potevano sedersi, pagando una piccola cifra, sul trono reale. Molte persone si sono divertire ad incidere le proprie iniziali su di esso, mentre qualcuno ha addirittura asportato piccoli pezzi di legno come souvenir.

Nel 1914, quando il movimento delle Suffragette era in piena attività per conquistare il diritto di voto per le donne, il trono fu uno dei loro bersagli: fecero esplodere una piccola bomba di fattura artigianale, che danneggiò, non irreparabilmente, la Sedia di Edoardo.

Sotto, l’incoronazione della Regina Elisabetta II nel 1953:

Immagine condivisa via Wikipedia

I nazionalisti scozzesi, che dopo ottocento anni ancora soffrivano del “furto” della Stone of Scone, attuarono un audace furto, portando via la Pietra il giorno di Natale del 1950. Dopo tre mesi però, la Stone of Scone fu ritrovata e riportata all’Abbazia di Westminster.  L’episodio fece nascere un dibattito sull’opportunità di riportare la Pietra del Destino in Scozia. Tuttavia, fu solo nel 1996 che la Stone of Scone finalmente tornò a “casa”, insieme ai gioielli della Corona, ed oggi è conservata nel Castello di Edimburgo, a patto che possa tornare in Inghilterra per le cerimonie di incoronazione dei sovrani del Regno Unito.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.