Dai 15 ai 18 mesi: alla conquista di un lessico sempre più articolato

Arrivati a questo punto, possiamo affermare che la nostra ricerca è a un punto decisivo. Infatti, la fase dai quindici ai diciotto mesi, così come quella successiva (diciotto – ventuno mesi) registrano una vera e propria esplosione linguistica. Un punto cruciale nel percorso di crescita dei nostri piccoli che coinvolge diversi aspetti della vita quotidiana e influenza in parte il nostro rapporto con loro. Ma a cosa ci stiamo riferendo? Analizziamo la situazione nello specifico.

Precedentemente, abbiamo detto che un bambino di quindici mesi dovrebbe essere in grado di pronunciare circa quindici parole, alla soglia dei diciotto mesi potrebbero arrivare a 20 – 50 e compaiono anche le prime frasi composte da due parole (ad esempio: mamma, pappa, andare casa, gioco mio, ecc…);  in questo periodo il vocabolario si espande notevolmente. Ricordiamoci però, che lo sviluppo della comprensione anticipa la produzione del linguaggio, quindi, almeno inizialmente, le parole comprese saranno un numero maggiore rispetto a quelle prodotte.

A diciotto mesi, le prime parole possono oscillare tra le 180 e le 200, mentre le seconde solo tra le 20 e le 50, uno scarto piuttosto evidente.

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Certamente si tratta solamente di stime, come abbiamo detto più di una volta durante questa ricerca, ogni bambino rappresenta un modo a sé, c’è chi inizia a parlare molto presto e chi anche superati i due anni di età. Sono diversi i fattori che possono influenzare questo percorso, dalla disposizione genetica, all’ambiente in cui il piccolo vive, così come agli input che riceve. Quello del linguaggio rappresenta un argomento molto delicato ed è controproducente, se non, rischioso, fare delle generalizzazioni. In caso di dubbi e perplessità è sempre meglio rivolgersi a un esperto che vi darà chiarimenti e vi consiglierà la strada da intraprendere.

Con il passare dei mesi, il bambino si rende consapevole che ogni parola corrisponde a un oggetto, e nel momento in cui questa viene pronunciata, provocherà delle reazioni. Se per esempio viene detto: “Acqua!” allora l’adulto presente capisce che il bambino ha sete e andrà a prendergli l’acqua, e così via.  In questo modo il vocabolario si potrà espandere molto più velocemente.

Dopo questa premessa, vi starete magari chiedendo cosa potrebbe verificarsi invece nei bambini esposti a bilinguismo, un argomento che attrae sempre l’attenzione di molta gente portandosi con sé dubbi, ma anche paure, pregiudizi, false credenze. Diciamo subito che nel corso di questa ricerca ci occuperemo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, dedicando degli articoli interi su questa tematica così affascinante, quanto poco conosciuta. Oggi ci occupiamo di presentare la situazione di Elena, in tutte le sue sfaccettature.

La scorsa volta, avevamo notato che la bambina sembrava essere “un po’ indietro” rispetto ad alcuni suoi coetanei, e gli adulti si aspettavano di più… Ebbene in questa fase è scattato qualcosa, non una vera e propria esplosione del vocabolario, per quella bisogna aspettare qualche mese, ma un incremento notevole nella produzione di parole. Come già ci eravamo detti, Elena ha sempre utilizzato maggiormente la lingua cinese, e, come volevasi dimostrare, è stata proprio questa a divenire il suo primo “mezzo di comunicazione”.

Oltre a “mamma” e “papà” le parole pronunciate alla soglia dei diciotto mesi superano le 25. In italiano sono solo 5; la differenza tra le due lingue è evidente, ma non preoccupante, potrebbe essere una cosa normale.

Discorso a parte va fatto per la comprensione linguistica, dove a differenza di quanto ingenuamente si potesse pensare, la lingua italiana supera di gran lunga quella cinese. Diverse persone, parenti, conoscenti e non hanno chiesto più volte alla mamma se la bambina capisse l’italiano.

È vero, Elena mostrava un po’ di titubanza, come se fosse in grado di comprendere solo il cinese, ma la mamma, in cuor suo, sapeva che poco per volta la piccola stava assimilando la lingua materna, anzi, proprio perché trasmessale in parte geneticamente e in parte attraverso il gioco, lo svago, le attività create per lei, questa avrebbe prima o poi superato la lingua cinese.

Facciamo degli esempi concreti.  Innanzitutto possiamo parlare del lavoro svolto con le flshcards, le tessere di cartone con rappresentati animali, oggetti di vita quotidiana ecc. Ormai lo sappiamo bene, Elena è una bambina molto curiosa, quando incontra qualcosa di nuovo, che sia un oggetto reale oppure una semplice flashcards “chiede” il suo nome indicandolo e portandolo all’attenzione dell’adulto. Ecco che in quel momento si avvia in lei un processo di memorizzazione che le permette di imparare una parola nuova collegandola al contesto di riferimento. Una cosa da non sottovalutare, poiché questo la aiuta a creare associazioni mentali solide, che difficilmente verranno dimenticate, e soprattutto le permetteranno di crearne altre più complesse.

Quando si chiede qualcosa a Elena, lei lo indica (su libri, flshacards o anche vestiti) o ci porta l’oggetto in questione. Se per esempio siamo in casa e io le chiedo: dov’è il gatto? Lei indica fuori dalla finestra, oppure me lo indica su un libro. Se invece ha dei vestiti con su il gatto, mi indica il vestito.

Un altro aspetto da evidenziare in questa fase è la tendenza a tradurre da una lingua all’altra in modo veloce e spontaneo, nonostante il suo vocabolario sia ancora piuttosto ridotto. Se un adulto dice una parola in cinese, lei la traduce in italiano e viceversa. Stessa cosa se le viene chiesto il nome di un oggetto, prima lo dice in una lingua e poi in un’altra.

Oltre a ciò, la bambina è in grado di rispondere a semplici comandi, sia in cinese che in italiano. Elena non sembra assolutamente essere confusa dai diversi codici utilizzati, ma al contrario, esegue ciò che le viene chiesto con una certa lucidità e velocità.

Questi mesi sono carichi di avvenimenti che nascondono punti cruciali per la nostra ricerca. Una sola pagina non basta per spiegare ciò che comporta il bilinguismo. Sarà nostro compito prendervi per mano e accompagnarvi lungo questo percorso affascinante, ma allo stesso tempo così articolato.

Se siete curiosi di sapere come prosegue lo sviluppo linguistico di Elena, continuate a seguirci!

Articolo a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni


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