Spesso dimenticate, anche le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle discipline scientifiche e umanistiche che studiamo ancora oggi. Questo discorso vale anche per l’egittologia, branca dell’archeologia dedicata all’Antico Egitto, che vanta molti nomi femminili che hanno contribuito allo sviluppo dello studio della misteriosa civiltà delle terre del Nilo

Le egittologhe più celebri

Sono poche le egittologhe conosciute dal grande pubblico e la maggior parte di loro non è neanche realmente esistita. Sebbene non specializzata in egittologia, l’archeologa digitale più famosa del mondo, Lara Croft, si è spesso inoltrata nei meandri di tombe egizie nei diversi capitoli dei videogiochi a lei dedicati prodotti da Square Enix, nei fumetti della Top Cow editi in Italia da Panini Comics e nelle slot machine online di Betway Casinò come Lara Croft: Temples and Tombs ambientata, per l’appunto, durante l’esplorazione di una tomba egizia. È invece una vera e propria egittologa Evelyn Carnahan, interpretata da Rachel Weiz, protagonista con Brendan Fraser dei film del franchise La mummia, usciti dal 1999 al 2008 e distribuiti da Universal Studios. Se sia Lara che Evelyn sono ormai entrate nell’immaginario popolare come avventurose esperte dell’Antico Egitto, alcune loro controparti realmente esistite o tutt’ora in vita stanno diventando sempre più celebri. È il caso di Dorothy Eady, a cui sono stati dedicati numerosi articoli online e un episodio di Freedom-Oltre il confine, condotto da Roberto Giacobbo e trasmesso nel 2019 su Rete 4.

Quella della Eady fu una storia unica nel suo genere: dopo una brutta caduta all’età di tre anni, Dorothy iniziò a parlare con un accento straniero, ad affermare di provenire dall’Egitto e di essere stata, in una vita precedente, una sacerdotessa di Iside, finendo inoltre con lo scrivere settanta pagine in geroglifico corsivo in cui raccontava la sua esperienza.

Queste sue convinzioni la portarono a trasferirsi e lavorare in Egitto dove occupò il ruolo di disegnatrice del Dipartimento delle Antichità Egiziane e come guida e consulente presso il tempio di Seti. Ha invece colto appieno i grandi vantaggi dei social media Colleen Darnell, conosciuta su internet come The Vintage Egyptologist. La statunitense Dranell è un’egittologa che, insieme al marito, effettua scavi e vive la sua vita di tutti i giorni indossando solo abiti vintage risalenti agli anni ‘20 e ‘30. Attirando audience grazie al suo aspetto, che sembra uscito da un film del secolo scorso, Colleen istruisce il suo pubblico grazie a post su Instagram, in cui crea collegamenti tra le pose assunte nelle foto con temi legati all’Antico Egitto e insegna a leggere i geroglifici, e sul suo canale YouTube in cui racconta peculiarità e aspetti affascinanti della cultura egizia con l’aiuto dei tanti pezzi da collezione e libri d’epoca presenti in casa sua. Uniche nel loro genere, sia Dorothy Eady che Colleen Darnell devono però molto a quelle donne arrivate prima di loro, purtroppo ancora poco conosciute, che hanno contribuito a rendere l’egittologia una disciplina studiabile anche dalle donne.

Le prime egittologhe

L’egittologia è stata una disciplina dominata dagli uomini a partire da Manetone, storico dell’Antica Grecia del III secolo a.C. e autore del primo trattato sull’Antico Egitto dal titolo Aegyptica. Con l’avvento dell’egittomania, causata dalle missioni napoleoniche in Egitto a fine XVIII secolo, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito rinacque una passione per l’Antico Egitto che diede il via a diversi scavi, alla nascita di centri di ricerca e all’apparizione sul campo di nuovi egittologi sia uomini che donne. Nata nel 1831 in Inghilterra, Amelia Edwards è forse l’egittologa dell’epoca più nota. Artista poliedrica, Amelia divenne celebre come scrittrice e fu soloin mezza età che in lei nacque la passione per l’Egitto, che la portò a pubblicare il best seller Mille miglia sul Nilo, edito in Italia da Archinto Editore, a fondare l’Egypt Exploration Society e a contribuire alla sezione dedicata all’Egitto dell’Enciclopedia Britannica. Era invece moglie del più celebre Flinders Petrie Hilda Petrie, che accompagnò il marito in numerose missioni sul campo, lo aiutò a catalogare i ritrovamenti e tenne diverse conferenze a Londra. Insieme alla collega Margaret Murray, Hilda organizzò inoltre nel 1902 la prima spedizione di scavi interamente gestita e portata avanti da donne. La Murray stessa, nonostante parte dei suoi studi fosse dedicata al paganesimo europeo, fu la prima donna ad aprire pubblicamente un sarcofago e lavorò presso i siti di Saqqara e della Tomba dei due Fratelli.

Nata nel 1865, Margaret Benson vanta invece il titolo di prima donna a ricevere un permesso ufficiale per poter scavare in Egitto e, dopo gli studi a Oxford, Margaret si dedicò agli scavi presso Karnak. Si deve invece alla statunitense Sara Yorke Stevenson la fondazione del Museo di archeologia e antropologia dell’Università della Pennsylvania, che al suo interno oggi conserva diversi reperti risalenti all’Antico Egitto come diverse mummie e statue e una sfinge dal peso di tredici tonnellate. Preferendo il lavoro intellettuale a quello sul campo, Sara Yorke Stevenson dedicò gran parte della sua carriera alla cura e all’organizzazione delle collezioni dedicate all’Antico Egitto e tenne diverse conferenze verso la fine del XIX secolo. Grazie al lavoro e alla passione di queste pioniere dell’egittologia, oggi questa disciplina vanta molte eccellenze femminili come Kate Spence, celebre per gli scavi presso Amarna e le sue lezioni tenute a Cambridge, Willeke Wendrich, che gestisce l’Encyclopedia of Egyptology dell’UCLA University, e l’italiana Edda Bresciani, che ha partecipato a diversi scavi presso Saqqara e ha pubblicato diversi volumi dedicati all’Antico Egitto come La porta dei sogni. Interpreti e sognatori nell’Egitto antico pubblicato nella collana Einaudi Saggi.

L’egittologia è una disciplina molto amata, ma di cui pochi conoscono i veri protagonisti. Se le egittologhe più celebri sono di finzione, alcune studiose di Antico Egitto oggi sono celebri per la loro presenza online, mentre altre sono viste dagli esperti del settore come pioniere di questa branca dell’archeologia.

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Antonio Pinza

Quando avevo 3 anni volevo fare l’astronauta, oggi ho le idee molto meno chiare, ma d’altronde chi ha detto che bisogna avere un piano preciso? Nella vita ho “fatto” svariati lavori, praticato sport, viaggiato, letto e mangiato di tutto. Mentre continuo a perdermi nei meandri della mia esistenza scrivo su Vanilla Magazine.