Ci sono racconti e racconti: storie drammatiche con un lieto fine, e storie drammatiche e basta. Quella di Cynthia Ann Parker è una storia che assomiglia a una triste ballata western, ma in realtà si tratta di un episodio di vita vissuta, accaduta laggiù, nel selvaggio West dei pionieri che conquistavano e dei nativi americani che combattevano per la propria terra.

A detta di tutti, Cynthia era una bambina incantevole, che persino gli induriti pionieri di Fort Parker amavano coccolare. Aveva gli occhi del colore dei fiori di lino, di un azzurro intenso; i capelli, che ricordavano il grano maturo, si arricciavano lievemente sulle tempie, dove la carnagione di porcellana lasciava intravedere il blu delle vene.

Fort Parker

Cynthia aveva all’incirca 9 o 10 anni (la sua data di nascita non è certa) in quel 19 maggio del 1836. A Fort Parker, costruito dal nonno, vivevano 35 persone: il patriarca John Parker, che aveva condotto dall’est la sua famiglia allargata; i suoi figli, James, Isaac, Silas e Benjamin si erano sposati e avevano avuto a loro volta dei figli, tutti chiamati con nomi biblici come Rachele o Sara. Solo Cynthia, figlia di Silas, aveva un nome di origine pagana che ricorda la nascita di Artemide, protettrice delle fanciulle. Ma quel giorno di maggio non c’era nessun soldato a proteggere lei e le altre bambine della piccola comunità, perché la frontiera con il territorio indiano era stata portata a oltre 150 chilometri più a ovest, e nessuno pensava di doversi più preoccupare dei nativi.

Era caldo quel giorno, come può esserlo un mattino di primavera nel Texas dell’est. Gli uomini lavoravano nei campi, e le donne svolgevano i loro pesanti compiti, solo la vecchia nonna Parker, arrivata a 80 anni, sedeva sotto al portico.

Improvvisamente, come un miraggio nel calore della prateria, si materializzò un gruppo di indiani Comanche e Kiowa, alcuni a piedi, altri a cavallo

Non era un’orda di guerrieri urlanti che impugnavano armi minacciose, tutt’altro. Stavano fermi in silenzio, a osservare le palizzate di legno a difesa delle case e dei campi dei pionieri, in un’inquietante immobilità.

Benjamin Parker, zio di Cynthia, uscì dal Forte per incontrarli, e soprattutto per consentire a una delle donne di dare l’allarme, correndo ad avvisare tutti dell’imminente pericolo. Ben parlò a lungo con il capo Comanche, e rientrò nel forte per comunicare la loro richiesta: volevano carne di manzo. Non ne avevano, quei pionieri contadini, e Ben, sapendo bene di andare incontro alla morte, tornò a trattare con gli indiani.

Fu il primo ad essere ucciso e scalpato, sotto gli occhi atterriti di chi si trovava al di là della palizzata

Da quel momento i guerrieri si lanciarono, con le loro urla di guerra, all’interno del Forte, travolgendo quelli che non si erano nascosti: Elisabeth Kellogg, la giovane Rachel Plummer, che aspettava un bambino e ne teneva tra le braccia un altro. E poi c’erano quattro uomini: il vecchio John, Silas, Robert Frost e suo figlio Samuel. Ognuno di loro riuscì a sparare una sola volta, uccidendo qualche guerriero. Dopo, l’ombra nera della morte avvolse ogni cosa: gli uomini furono tutti uccisi, la piccola Cynthia udì la madre che le urlava di correre, ma fu afferrata dalle forti braccia di un guerriero a cavallo che la portò via.

Intanto dai campi arrivarono gli altri uomini, che in qualche modo riuscirono a tenere a bada gli indiani, mentre le donne e i bambini si nascondevano nei cespugli, lungo le rive del fiume Navasota. Videro i loro campi incendiati, e udirono i lamenti delle mucche da latte uccise dalle frecce, però si salvarono: i feriti si ripresero, anche l’anziana nonna Parker, trafitta da una lancia e creduta morta.

Tutti rimasero a Fort Parker, riprendendo a coltivare i campi dopo aver sepolto i morti

Furono uccisi cinque uomini, mentre due donne e tre bambini furono rapiti: Elisabeth Kellogg tornò in famiglia dopo pochi mesi, Rachel Plummer dopo due anni, liberate dietro il pagamento di un riscatto. Il figlio di Rachel, James Plummer, che era stato separato dalle madre, fu riscattato dal nonno nel 1842, insieme a John Richard Parker (fratello di Cynthia), che incapace di riadattarsi alla vita dei “bianchi”, tornò dai Comanche.

Solo di Cynthia si perse ogni traccia, portata in una sperduta e inaccessibile valle dove scorre un ruscello che i nativi chiamavano “il fiume delle lingue”, perché era un luogo dove venivano parlati molti idiomi, dove i bianchi rinnegati portavano a vendere il bestiame rubato, dove le donne rapite venivano vendute ad altre tribù.

Gli anni erano passati, ma una ragazza bionda tra i Comanche non poteva passare inosservata. La videro dei bianchi che commerciavano con i Comanche della tribù Pahuaka. Il colonnello Len Williams le parlò, quando Cynthia aveva circa 13 anni, per convincerla a tornare dalla sua famiglia di origine. Solo dallo sguardo della ragazza, dove si rifletteva l’immensa pianura a perdita d’occhio e il cielo blu come i suoi occhi, il colonnello capì che era inutile qualsiasi tentativo di riscatto. Poi, dopo un paio d’anni, pagando per lei molti cavalli ai suoi genitori adottivi, il capo del clan dei Kwahadi, Peta Nakona, sposò Cynthia, che veniva chiamata Preloch.

Non mostrò di capire nulla, nemmeno il suo nome di bambina, quando alcuni viaggiatori texani la individuarono, nel 1851: anche se la sua pelle era ormai color del cuoio, i suoi capelli troppo chiari tradivano ancora le sue origini. Ai Comanche che le chiedevano cosa volesse fare, rispose che no, non desiderava tornare dai suoi parenti bianchi, no, non voleva lasciare il suo giovane marito e i due figli piccoli.

Cynthia Ann Parker con la figlia più piccola – 1861

Il 19 dicembre 1860, dopo una battaglia tra i Rangers e i Kwahadi (dove forse morì il marito), Cynthia si arrese ai bianchi, mentre teneva in braccio l’ultima nata, la piccola Tautaijah. Fu portata a Camp Cooper, da dove per due volte cercò di fuggire, e per due volte fu ricondotta indietro. Alla fine arrivò lo zio, Isaac Parker, che si portò in Texas Cynthia e la bambina.

Cynthia Ann Parker – 1861

La donna non si integrò mai nella comunità bianca, e rimase sempre estranea a quel mondo a cui era stata costretta a tornare. Nel 1863 venne a sapere della morte per vaiolo di uno dei suoi figli, Pecos, e dopo qualche mese perse anche l’ultimo affetto che le era rimasto vicino: la figlia morì di polmonite. Sopravvisse Cynthia a questi dolori, ma solo come presenza fisica: smise di parlare e spesso rifiutava il cibo, fino a quando, nel 1871, morì per un’influenza.

Aveva 43 anni

 

Non si conclude così la storia di Cynthia Ann Parker. Lei sarebbe stata orgogliosa dell’unico figlio rimasto in vita, Quanah Parker, irriducibile Comanche che per molto tempo rifiutò di condurre la sua tribù nella riserva, la cui storia complessa e articolata vale la pena di approfondire nella pagina Wikipedia dedicata.

Quanah Parker

Fu l’ultimo ad arrendersi, a lasciare le grandi pianure, rimanendo famoso nella storia come

l’ultimo capo Comanche

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.