Anche se oggi c’è chi pensa che il Crystal Palace sia solo una delle tante squadre calcistiche londinesi, in realtà il suo nome ha una storia antica e prestigiosa, legata alla Great Exhibition del 1851, che ci dimostra come bellezza e fragilità siano un binomio che ci capita purtroppo di applicare troppo spesso all’arte.

Tutto cominciò nel giugno del 1849, quando il principe Alberto, consorte della regina Vittoria, su sollecitazione di un gruppo di banchieri ed industriali britannici della Society of Arts, durante una conferenza a Buckingham Palace, propose di organizzare un’Esposizione Mondiale a Londra (la Great Exhibition), aperta a venditori provenienti da tutto il mondo, ma anche volta a pubblicizzare i prodotti industriali locali, mostrando a livello globale l’egemonia tecnologico-commerciale raggiunta dal paese.

Il Crystal Palace, vista dal tempio dell’Acqua:

Una volta approvato, non senza difficoltà, il progetto, fu bandito quindi un concorso internazionale di architettura per la realizzazione della struttura destinata ad ospitare l’Esposizione, struttura che Alberto desiderava innovativa e veloce da realizzarsi. Curiosamente, a risultare vittorioso fu il progetto di Joseph Paxton, giardiniere, botanico ed architetto, che si era distinto, sino ad allora, prevalentemente per la costruzione di serre.

La facciata originale:

L’innovazione che Paxton apportò alla realizzazione delle serre sino ad allora realizzate, fu la costruzione di un tetto arricchito di travi che fungevano anche da canali, per deviare le acque piovane. Una soluzione semplice ed efficace che, coniugata all’inclinazione dei tetti dagli ampi pannelli in vetro, consentiva alla luce di inondare gli interni, persino alle non soleggiate latitudini inglesi.

Il primo disegno del Crystal palace di Paxton:

Quando nel 1840, dopo quattro anni di lavori, Paxton ultimò il «Great Conversatory or Stove», ovvero una grandiosa serra riscaldata per William Spencer Cavendish, VI duca del Devonshire, l’ammirazione dei contemporanei fu davvero straordinaria. Persino la regina Vittoria ed il principe Alberto ne percorsero gli interni in carrozza, deliziati dalla vista degli uccelli variopinti e delle piante tropicali che ne popolavano gli interni.

L’interno del Crystal Palace durante l’EXPO:

Non stupisce quindi che la scelta per realizzazione del simbolo della Great Exhibition cadde proprio sul suo geniale autore e Paxton certamente non deluse le aspettative: in soli quattro mesi eresse una elegante struttura mista in vetro e ghisa, subito soprannominata «Crystal Palace», il «Palazzo di Cristallo», che fu allestita in Hyde Park, per poi essere smontata alla fine dell’evento e trasferita, con qualche modifica, al centro del grande parco di Sydenham, nel Borough di Lewisham, dove divenne un museo ed una sede destinata alle esposizioni.

Un Albero al centro del palazzo:

Questo edificio dalle forme agili ed eleganti, dall’imponente volta a botte e dalle nervature radiali della navata principale ispirate alle foglie di una ninfea, la Victoria amazonica, che occupava un’area di più di 90.000 metri quadri, si inscriveva, stilisticamente, nella produzione architettonica denominata «Architettura del ferro», comparsa in Europa nella seconda metà del XIX secolo, e caratterizzata dall’uso di nuovi materiali da costruzione, quali ossature metalliche e rivestimenti in acciaio e vetro, materiali legati alle innovazioni tecnologiche della Rivoluzione industriale.

La Regina Vittoria inaugura l’EXPO nel 1851:

Era destino, tuttavia, che l’edificio cristallo, già vanto della corona inglese, non dovesse durare a lungo: sfuggito miracolosamente ad un primo rogo del 1866, esso venne completamente distrutto da un secondo incendio il 30 novembre del 1936 e persino le due torri laterali superstiti furono abbattute nel corso della seconda guerra mondiale, perché si temeva divenissero un pericoloso punto di riferimento per gli aerei tedeschi durante i bombardamenti di Londra.

Una medaglia del Crystal Palace del 1851:

Un triste epilogo per una delle più innovative architetture dell’epoca, destinata ad influenzare i progetti di altri edifici non meno sfortunati del modello che li aveva ispirati: basti pensare che il New Crystal Palace di New York fu vittima di un rogo distruttivo a pochi anni dalla sua realizzazione e che il Glaspalast di Monaco di Baviera fece la stessa fine nel 1931.

Il Crystal Palace dopo lo spostamento a Sydenham nel 1854:

Winston Churchill commentò amaramente, in un discorso del 1936, al cospetto della Camera dei Comuni, che la fine di Crystal Palace segnava la fine di un’epoca.

Il “Festival dell’Impero del 1911 con il Palazzo del Canada in primo piano:

Eppure, nonostante tutto, la maestosa costruzione dell’ambizioso edificio continua ad affascinare gli architetti contemporanei e a costituire spunto e modello per l’architettura post-moderna.

Il Crystal Palace in fiamme nel 1936:


I resti del Crystal Palace dopo l’incendio:

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.