Avete visto il film ‘La Regina Cristina’, con Greta Garbo? Ebbene, dimenticatelo: l’unica cosa in comune fra la vera Cristina e Greta è che erano entrambe svedesi.

Una card del film Queen Christina – 1933

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Cristina fu una donna molto particolare: controcorrente, anticonformista nei gusti, nell’abbigliamento, nella religione, eccentrica e spregiudicata ma eccezionalmente colta e intelligente, pur vivendo in un’epoca nella quale le donne rimanevano sempre nell’ombra.

Era nata il 18 dicembre 1626 da Re Gustavo II Vasa e da Maria Eleonora del Brandeburgo. Le altre due figlie dei sovrani svedesi erano morte prematuramente, mentre lei, alla nascita, riuscì a imbrogliare tutti, levatrice, balia e il suo stesso padre, che la credettero un maschio: era grande, con tanti capelli, una voce potente e probabilmente una grave ipertrofia clitoridea. La mattina seguente informarono dell’errore il Re che, dopo un primo momento di sbigottimento e confusione, fu ugualmente felice per quell’erede.

La sedicenne Regina Cristina di Svezia

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Nel 1630, prima di partire per la guerra dei Trent’anni, Gustavo II predispose tutto per la successione, nel caso fosse morto in battaglia: stabilì che Cristina venisse educata e istruita come un principe (e non una principessa), che fosse istituito un Consiglio di Reggenza per il governo dello stato fino al raggiungimento della sua maggiore età. Inoltre, la bambina doveva essere affidata alle cure di una sua sorellastra, Caterina di Svezia, anziché alla madre, ritenuta inaffidabile e affetta da problemi psichici.

Il Castello di Tre Konor a Stoccolma, dove nacque Cristina

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Il re morì in battaglia nel 1632 e Cristina divenne regina a poco più di 6 anni, nel marzo 1633. Alla morte della zia, nel 1638, fu affidata a una “squadra” di nobildonne e insegnanti, un vero e proprio team che doveva occuparsi della sua educazione e di prepararla a un difficile compito, il governo di una nazione.

Cristina studiava anche dieci ore al giorno con il suo tutore e con il cancelliere Axel Oxenstierna. Era in grado di parlare sette lingue, discutere di politica, filosofia e religione. Lo studio non le pesava, anzi, era entusiasta di imparare e riusciva a trovare anche il tempo per studiare danza con un maestro francese. Il cancelliere Oxenstierna diceva che “non era come le altre donne e aveva una brillante intelligenza”.

Cristina di Svezia in un ritratto di Cornelis Visscher – 1650

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Nel 1644 divenne regina a tutti gli effetti, ma l’incoronazione venne posticipata perché il paese era in guerra con la Danimarca che, uscita sconfitta insieme alla Norvegia, dovette cedere territori strategici  con accesso al Mar del Nord, liberando la Svezia da onerose  ingerenze e tasse.

Cristina venne incoronata solo nel 1650.

Moneta con l’effigie di Cristina

Immagine di cgb via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Da subito il cancelliere Oxenstierna si rese conto che, politicamente, Cristina aveva idee diverse dalle sue e intendeva farle valere. Quando fu il momento di trattare la Pace di Westfalia il cancelliere e la regina, con due visioni opposte (l’uno favorevole al prosieguo della guerra, l’altra alla pace) inviarono due diversi rappresentanti al tavolo di pace. La regina scelse Johan Adler Salvius, suo confidente e consigliere, che poi fece entrare nel governo, pur non essendo nobile di nascita.

Una delle ultime battaglie della lunga Guerra dei Trent’anni fu quella di Praga, che ai vincitori svedesi fruttò, tra l’altro, una gran parte dei tesori di Rodolfo II. Centinaia di dipinti, statue e opere d’arte, compresi moltissimi libri, fra i quali il Codex Gigas e il Codex Argenteus, vennero trasferiti a Stoccolma. La pace venne finalmente firmata nel 1648.

Cristina di Svezia – Sébastien Bourdon, 1653

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Coltissima e grandissima mecenate, Cristina era molto appassionata di arte e di testi antichi. Fin dal 1647 aveva iniziato ad acquistare innumerevoli preziosi manoscritti, per soddisfare i suoi molteplici interessi, soprattutto sulla storia greca antica, filosofia e religione.

Il suo autore preferito era Blaise Pascal, che le inviò in regalo una delle sue Pascaline. Dal 1646 la regina aveva iniziato una fitta corrispondenza con il filosofo/matematico, il quale non era l’unico intellettuale a corrispondere con la sovrana. Nell’ottobre del 1649 arrivò a Stoccolma Renato Cartesio, su invito di Cristina. I due non si piacquero molto, e comunque la permanenza di Cartesio alla corte svedese fu breve: nel febbraio del 1650 si ammalò di polmonite e morì. Le lezioni impartite a Cristina alle 5 di mattina nel gelido castello non gli avevano decisamente giovato.

La regina Cristina (seduta al tavolo a sinistra) discute col filosofo francese Cartesio

Cristina era appassionata anche di teatro: ne aveva fatto costruire uno a corte, dove talvolta amava recitare lei stessa, oltre ad assistere agli spettacoli di compagnie locali e anche straniere. Nel 1645 aveva poi fondato l’Ordinari Post Tijdender, il primo quotidiano della storia.

Grazie a Cristina, Stoccolma venne chiamata Atene del Nord, per l’impronta culturale e artistica che seppe dare alla città, e per la raffinatezza della corte.

Cristina di Svezia in un ritratto di David Beck

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La regina era in contatto con il mondo cattolico, dal quale era attratta, attraverso l’ambasciatore portoghese Macedo, un gesuita. Di fatto, dal 1652 Cristina iniziò a dichiararsi cattolica, una scelta estremamente criticata dagli svedesi, luterani convinti.

Oltre al problema religioso c’erano molti aspetti del suo governo che le alienarono la simpatia e l’appoggio del suo popolo: le enormi spese per le sue collezioni d’arte e l’assegnazione di molti nuovi titoli nobiliari, che comportavano un costo non indifferente, avevano svuotato le casse dello stato; l’esecuzione dei Messenius, padre e figlio, impiccati per tradimento per averla definita una novella Jezebel; la sua eccentricità che la spingeva ad allontanarsi dal governo del paese per seguire i suoi interessi culturali. Il suo rifiuto assoluto di sposarsi creava oltretutto un problema dinastico mentre la sua avversione per ogni aspetto della femminilità, il vestirsi da uomo, quel suo preferire abiti comodi piuttosto che eleganti venivano ampiamente criticati.

Nella sua autobiografia sostenne di aver sempre provato un insormontabile disgusto per il matrimonio e per il mondo femminile. Scrisse che ”Il matrimonio genera una subordinazione alla quale non sopporto di sottostare” e ancora ”Non sopporto l’idea di essere usata da un uomo nel modo in cui un contadino usa i suoi campi.”

Dopo una simpatia adolescenziale per il cugino Carlo, dal 1645 ebbe un solo grande affetto, o forse molto di più, per la Contessa Ebba Sparre. Il loro scambio epistolare, durato anche dopo l’abdicazione e l’esilio, non lascia dubbi in merito al legame sentimentale fra le due.

Le pressioni per il matrimonio, l’avversa opinione pubblica, la voglia di libertà e di recarsi a vivere a Roma, nel 1654 portarono Cristina all’abdicazione in favore del cugino Carlo Gustavo, già nominato suo erede dal 1649.

Il Trono d’argento del 1654, sul quale Cristina effettuò la sua cerimonia di abdicazione

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Cristina lasciò la Svezia di nascosto, a cavallo e vestita da uomo, in incognito. Fece varie tappe nel lungo viaggio: in Belgio, dove si convertì al cattolicesimo, a Vienna dove venne ufficializzata la conversione, e finalmente alla sua meta finale, Roma. Fu accolta nel dicembre 1655, con grandi onori, da papa Alessandro VII. Quando Cristina si stabilì a Palazzo Farnese aveva solo 29 anni.

Fondò l’Accademia Reale, divenuta poi Accademia di Arcadia, mentre nel suo Palazzo si riunivano regolarmente, ogni venerdì, diversi personaggi dell’aristocrazia romana per discutere di letteratura, teatro, musica. Cristina socializzava liberamente con molti uomini e il suo comportamento diede luogo a molti pettegolezzi, soprattutto quella sua amicizia con il cardinale Decio Azzolino, al quale il papa impose di limitare la frequentazione con la ex-regina. I due restarono amici per tutta la vita. In una lettera del 1676, Cristina scrisse al cardinale ”di non voler recare offesa né a Dio né a Voi, ma questo non mi impedisce di volerVi bene sino alla morte, e dal momento che la pietà di Dio Vi impedisce di essere il mio amante, Vi sollevo dall’essere mio servo, come io dall’essere Vostra schiava”.

Ritratto del cardinale Decio Azzolino – 1670 circa

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E pensare che per lui aveva cominciato a curare maggiormente il suo aspetto, indossando anche abiti femminili con profonde scollature, ma presto riprese il suo abbigliamento usuale, una giacca lunga sopra una gonna corta, calze e scarpe da uomo, capelli alle spalle, lasciati sciolti.

Ritratto della regina Cristina di Svezia del 1661

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Anche i suoi modi erano assolutamente maschili e scandalizzarono Roma e Parigi, che visitò su invito di Luigi XIV e di sua madre. Con il re di Francia discusse la possibilità di salire sul trono di Napoli per mettere pace fra Francia e Spagna. Cristina avrebbe sicuramente accettato volentieri, visto che tutti i suoi beni in Svezia erano stati confiscati mentre il suo dispendioso stile di vita era insostenibile con mezzi limitati. Poi non se ne fece nulla, perché Luigi XIV sposò Maria Teresa di Spagna.

Mentre Cristina era ospite al castello di Fontainebleau accadde il ‘fattaccio’ che offuscò la sua fama: fece uccidere da un servo, davanti ai suoi occhi, il suo ‘Capo Stalliere’ Marchese Monaldeschi, per aver complottato contro di lei. Pare che il complotto fosse vero e quell’uccisione era dunque legale, perché Cristina aveva il potere di giudicare i membri della sua corte. Quel gesto però la rese sgradita alla corte francese, il suo desiderio di visitare l’Inghilterra fu scoraggiato da Cromwell mentre il suo successivo rientro a Roma passò sotto silenzio: il papa non andò neppure ad accoglierla e, dopo un primo periodo a Palazzo Rospigliosi, proprietà del cardinale Mazarino, il papa la invitò ad allontanarsi dalla corte pontificia. Lei scelse di stabilirsi a Palazzo Riario, dove riprese a tenere la sua piccola corte e dove raccolse talmente tante opere d’arte da mettere in ombra ogni altra collezione romana.

Cristina tornò in Svezia alla morte del re suo cugino, per rivendicare il suo eventuale diritto al trono, in caso di mancanza di eredi diretti, ma venne costretta a firmare un nuovo atto di rinuncia al regno. Rientrò a Roma e poi ancora in Svezia, da dove venne cacciata, e quindi si stabilì ad Amburgo. I suoi festeggiamenti per l’elezione di Papa Clemente IX, suo amico e sostenitore, furono tali da sdegnare i protestanti e costringerla alla fuga. Non c’era posto per lei, una convertita, nel nord Europa tenacemente luterano.

Rientrata per l’ultima volta a Roma riprese l’amicizia con Clemente IX ma, alla sua morte, il successore Clemente X , deciso moralizzatore dei costumi, le contestò lo scandalo del primo teatro pubblico romano aperto da Cristina a Tor di Nona. I loro rapporti si fecero tesi, e quando il Papa vietò la circolazione degli ebrei durante il carnevale, Cristina li mise sotto la sua personale protezione. Quando il nuovo papa, Innocenzo XI , fece chiudere il teatro di Cristina, vietò l’esibizione delle donne e gli abiti scollati, lei allestì un teatro nel suo palazzo, dove le donne potevano recitare e vestirsi come volevano. Era guerra aperta con il Vaticano.

Veduta di Roma ad opera di Gaspar van Wittel. Il Teatro Tor di Nona è posto nella parte sinistra del dipinto, presso il Tevere

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Nel 1689 Cristina, già malata di diabete e di risipola, contrasse una polmonite. Chiese perdono al papa per gli insulti e morì il 19 aprile 1689. Con lei si estingueva la dinastia dei Vasa.

La donna avrebbe voluto una sepoltura semplice al Pantheon, ma il papa volle un funerale in pompa magna: Cristina venne sepolta nelle Grotte Vaticane e un monumento in suo onore venne posto nella Basilica di S. Pietro.

Sarcofago della regina Cristina di Svezia

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Cristina nominò suo erede il cardinale Decio Azzolino che, già malato, morì pochi mesi dopo di lei. Suo nipote, Pompeo Azzolino, vendette in breve tempo tutta la collezione di Cristina. La sua splendida biblioteca fu acquistata dal Vaticano per una cifra irrisoria.

Se Cristina non poteva definirsi una bellezza (piccola, con un gran naso, pelosa, una spalla più alta dell’altra, molto ingrassata negli ultimi anni), il suo completo disinteresse verso ogni cura della persona non migliorava certo il suo aspetto. I modi mascolini nel muoversi, nel sedersi, nel parlare, hanno spesso creato dubbi sul suo sesso. Molti hanno pensato che fosse ermafrodita, ma l’esame dei suoi resti e le informazioni sulla sua vita sembrano smentirlo. Era fisicamente una donna, forse lesbica o bisessuale, anche se probabilmente non ebbe mai rapporti fisici né con uomini né con donne. Il suo amore per Ebba Sparre e per Decio Azzolino, seppur mai concretizzato in vere relazioni, sembrano innegabili dagli scambi epistolari con entrambi.

Cristina di Svezia in età avanzata

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Oggi si pensa che il suo irsutismo e la tendenza alla mascolinità possano essere segno di un disordine ormonale, mentre il suo rifiuto di accettare le più comuni norme sociali, il suo insolito modo di agire e di comportarsi potrebbero essere dovuti alla Sindrome di Asperger. Si tratta solo di ipotesi ovviamente, perché i suoi resti non sono più stati sottoposti ad analisi dopo il 1965, quando ancora la scienza non permetteva esami approfonditi. Oppure, la spiegazione è assai più semplice: Cristina era una donna normalissima, solo nata troppo presto.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.