Matrimoni combinati, figli illegittimi e figli che devono nascere ad ogni costo: la vita dei sovrani Medievali (e non solo) non era certo facile, vissuta tra complotti, tradimenti, vendette e brama di potere. Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II re di Sicilia, apparteneva a quella casata normanna, gli Hauteville, che aveva riconquistato la Sicilia alla cristianità, strappandola al dominio degli arabi. La raffinata Corte di Palermo oggi potrebbe essere definita multietnica: si incontravano saperi e tradizioni di culture anche molto diverse, come quella latina, bizantina, islamica e provenzale.

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Costanza d’Altavilla

Per Costanza non era previsto un futuro da regina, tanto che a 30 anni (età estremamente avanzata per l’epoca) non era ancora sposata. Anzi, secondo alcuni fonti, aveva preso i voti e conduceva la propria vita lontano dalla corte. Il destino però non le permise di seguire la vocazione monastica: per stringere un’alleanza con la monarchia siciliana, nonostante l’appoggio dato da questa al Papato, l’imperatore Federico Barbarossa propose il matrimonio fra suo figlio, Enrico VI di Svevia, e Costanza, di dieci anni più vecchia del futuro sposo. Nel 1186 fu celebrata a Milano una fastosa cerimonia di nozze, ma l’unione non fu allietata, almeno per alcuni anni, dalla nascita di un erede.

Le Nozze tra Enrico VI di Svevia e Costanza d’Altavilla

Solo alla soglia dei quarant’anni, in un’epoca in cui le donne erano più prossime alla morte che al parto, Costanza concepì un figlio. Nel frattempo, nell’Impero e nel Regno di Sicilia erano avvenute molte cose: nel 1190 il Barbarossa era morto ed Enrico VI era salito al trono imperiale, mentre l’anno prima, in Sicilia, era deceduto senza eredi il re Guglielmo II, che aveva nominato alla successione Costanza, l’unica degli Altavilla nelle cui vene scorresse purissimo sangue reale.

I nobili siciliani però, nonostante avessero giurato fedeltà a Costanza nel 1185, videro imminente il pericolo della germanizzazione del regno, proprio perché la regina non aveva procreato un erede da far salire al trono di Sicilia, che sarebbe stato quindi occupato dallo svevo Enrico VI. Con il beneplacito del Papa Clemente III, la corte palermitana incoronò re Tancredi di Lecce, nipote illegittimo di Ruggero II.

Enrico VI di Svevia

Nel 1191, Enrico organizzò una spedizione per riappropriarsi del regno, ma fu fermato a Napoli da una pestilenza, Costanza fu fatta prigioniera a Salerno da Tancredi, e poi liberata dall’imperatore.

Enrico e Costanza

Nel 1194 Enrico, monarca crudele e sanguinario, partì per una seconda spedizione, questa volta senza la moglie al seguito. Il giorno di Natale fu incoronato, nella cattedrale di Palermo, Re di Sicilia. Per scongiurare ogni possibile velleità di pretesa al trono, fece accecare ed evirare Guglielmo III, di nove anni, l’unico figlio superstite di Tancredi, che era morto nel febbraio di quell’anno.

Costanza, in una stagione così ostile, e lungo strade non certo agevoli, aveva intrapreso il viaggio per raggiungere il consorte in Sicilia, nonostante l’avanzato stato di gravidanza. La regina aveva quarant’anni e non era mai diventata madre: queste circostanze alimentarono malevole voci sul suo vero stato, e sulla possibilità che non esistesse nessun erede prossimo alla nascita.

Forse la regina voleva simulare un parto, presentando alla corte un bambino nato da qualche villana. Il 26 dicembre 1194 Costanza fu colta dalle doglie mentre stava attraversando le Marche. Tutto il corteo imperiale si fermò a Jesi, dove fu allestita una tenda, proprio sulla pubblica piazza:

Qui doveva nascere, al cospetto di tutte le donne maritate del paese, l’erede di Costanza ed Enrico

La mossa audace non mise a tacere completamente le malelingue, tanto che il giorno dopo, secondo alcuni cronisti dell’epoca, la regina allattò pubblicamente il piccolo.

Il parto “pubblico” di Costanza

L’evidenza dei fatti, portò i nemici della corona a parlare della nascita dell’anticristo, che secondo tradizione sarebbe stato messo al mondo da una “monaca smonacata”, come veniva appunto considerata Costanza. Invece era nato un bambino che avrebbe illuminato la propria epoca, definito poi “stupor mundi”:

Federico II

La storiografia moderna non considera autentico il racconto del parto pubblico di Costanza, considerandolo una leggenda nata dalla fervida fantasia del cronista medioevale Giovanni Villani, nel suo manoscritto “Cronica”. Eppure non è difficile immaginare che Costanza, donna all’apparenza fragile ma dalla volontà di ferro, abbia trovato un modo tanto eclatante quanto “scandaloso”, per salvare la vita del figlio e anche la propria: se non avesse potuto dimostrare, con assoluta certezza, che il bambino era stato da lei partorito, sarebbe stata probabilmente accusata di alto tradimento e condannata a morte.

Il futuro imperatore rimase presto orfano: Enrico morì a Messina nel 1197, senza praticamente conoscere il figlio, che aveva visto solo due volte. Il 27 novembre 1198 morì anche Costanza, che in quei quattro anni aveva assunto la reggenza al trono di Sicilia, non senza aver assicurato al figlio tanto desiderato la necessaria protezione:

Nominò suo tutore nientemeno che Papa Innocenzo III

Il sepolcro di Costanza d’Altavilla nella Cattedrale di Palermo

Fotografia di José Luiz Bernardes Ribeiro condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Dante Alighieri incontrerà Costanza d’Altavilla nel Paradiso, nel canto III, ove risiedono le anime di coloro che mancarono ai voti fatti. Il poeta la descrive brevemente:

Quest’è la luce della Gran Costanza

che del secondo vento di Soave

generò ‘l terzo e l’ultima possanza

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.