Cosa resta oggi di Sparta?

“Se la città degli Spartani restasse deserta e rimanessero i templi e le fondamenta degli edifici, penso che dopo molto tempo sorgerebbe nei posteri un’incredulità forte che la potenza spartana fosse adeguata alla sua fama. […] Se gli Ateniesi invece subissero la stessa sorte, la loro importanza, a dedurla dai resti visibili della città, si supporrebbe, credo, doppia di quella reale”.

Tucidide.

Per raggiungere Sparta ci sono principalmente due strade. Una è quella più moderna e arriva dalla parte nord-est del Peloponneso, oltrepassa cartelli stradali che hanno un suono mitico, ma che rappresentano moderni piccoli villaggi greci. Corinto, Epidauro, Argo, Micene, Mantinea, Tegea e Nemea, poi ci sono le grandi città, Tripoli e Megalopoli, e infine si arriva a Sparta.

Sotto, il video racconto dell’articolo:

L’altra via è diversa, ma ha un fascino che quella nuova si sogna. Venendo dalla parte Ovest del Peloponneso, dalla Messenia, antica regione di iloti schiavizzati dagli Spartani, si arriva a Sparta attraversando tutto il Taigeto, il leggendario monte che sovrasta la piana della Laconia e divide le due storiche regioni elleniche.

Il Taigeto è il luogo legato a uno dei miti più forti che riguardano gli spartani, quel monte nel quale leggendariamente venivano abbandonati i bambini ritenuti non idonei a diventare guerrieri o dal quale venivano gettati i neonati deformi, ma che invece, ce lo dice uno studioso greco che si chiama Theodoros Pitsios, era il luogo dove venivano gettati traditori, criminali e assassini.

E passando dal Taigeto per arrivare a Sparta si transita di fronte a Mystras, una magnifica capsula del tempo dell’epoca Medioevale dell’Impero Romano d’Oriente, patrimonio dell’Umanità UNESCO. E’ Mystras la vera “perla” di quest’area, rimasta similissima al 1300/1400 circa e nella quale si può fare una passeggiata alla scoperta delle chiese bizantine affrescate, delle case popolane e del palazzo dei despoti. Questa in realtà è un’altra storia e non ve la racconterò in questo video, ma era importante farne un accenno per passare alla Sparta moderna. Nel 1834 Re Ottone I, sovrano imposto ai greci dopo la liberazione dell’Impero Ottomano, fondò la nuova Sparta e gli abitanti di Mystras vi si trasferirono in massa.

Arrivati a Sparta ci si trova in una banalissima città greca, con condomini ed edifici costruiti perlopiù fra gli anni ’60 e gli anni 2000. Orribile nella sua cementificazione selvaggia, popolata da circa 35 mila persone. Ma sommerse da strade invase da coperchi in plastica dei caffè da asporto si nascondono anche alcune piccole meraviglie.

Si può visitare l’antica Acropoli di Sparta dove si trova l’anfiteatro, che è romano e risale al I secolo, e le rovine dei templi di Atena Chalkiikos, Atena Ergani, la Tomba del Re Tindaro e del Re Pausania, il tempio di Zeus e molto altro. Oggi tutto questo è al livello del suolo ed è quasi impossibile riconoscere le differenti aree del sito archeologico, ma se ci fermiamo un secondo, guardiamo il taigetos in lontananza e gli ulivi millenari di questo sito possiamo ancora sentir parlare i Re Spartani, la gherusia e gli efori antichi. Non serve tanto, basta chiudere gli occhi.

Poco lontano dall’Acropoli c’è la tomba di Leonida, Leonidas in greco, un edificio che moralmente i greci considerano il sepolcro del Re morto contro i persiani ma che in realtà era un edificio parte dell’agorà cittadina. Poi c’è il tempio di Artemide Ortia, vicinissimo a un campo ROM e nel quale bisogna stare un po’ attenti ad avvicinarsi.

C’è la statua di Leonida alla fine della Odos Costantino Paleologos, via Costantino Paleologo, un po’ il luogo “spot” per le foto dei turisti, vicino a un campo sportivo e anche all’Acropoli antica. La strada principale non è dedicata a Re o guerrieri antichi, ma non a caso a Costantino Paleologo, il nome di molti imperatori dei Romei, i romani, come iniziarono a chiamare se stessi i greci dopo il IV/V secolo dopo cristo. Fra i tanti Costantino Paleologo ricordo l’XI, colui che cedette alla forza di Maometto II e all’Impero Ottomano, e che morì da martire a Costantinopoli nel 1453. Finiva con lui il regno dei romei e iniziava la dominazione turca sulla Grecia.

Per vedere i resti archeologici più belli bisogna andare al museo Archeologico della città, dove si trova il celebre “Leonida”, la statua di un oplita con il caratteristico copricapo lacedemone.

Ma Sparta, a parte le rovine archeologiche, è una moderna città greca, con alcuni angoli più belli e molti altri inguardabili, con strade distrutte e degrado. Sembra incredibile che qui vivesse Elena, la donna più bella del mondo, e Menelao, Eleni e Menelaos, e che qui Paride arrivò per rapirla e portarla a Troia. Sembra incredibile perché di Sparta ci rimane soltanto la narrazione di città militare, monodimensionale e fornita quasi esclusivamente da storici esterni alla polis Lacedemone. Ma a Sparta si produceva arte e si viveva circondati dalla bellezza come nelle altre Poleis greche, come ad Atene o Corinto, come a Olimpia o Tebe, ma di questo gli spartani moderni forse non si ricordano.

Di Sparta oggi rimane il ricordo, rimane il simbolo di una vita “spartana”, frugale all’inverosimile, in cui il bene della comunità è sempre più importante dell’esigenza del singolo. Si dimentica la lezione di Aristotele che la definì “la più democratica fra le città greche”, non si tiene conto della bellezza e dell’arte che qui furono prodotti. Sparta è il mito dell’esercito più forte del mondo antico, di un gruppo di opliti che resisterono a qualsiasi attacco, che non si arresero mai. Tutto questo naturalmente non è vero, gli spartani persero molte battaglie e si arresero almeno una volta, sull’isola di Sfakteria, ma questo l’abbiamo già raccontato su Vanilla Magazine.

Non corrisponde a verità storica ma è una leggenda troppo bella per essere raccontata diversamente. Della Sparta antica rimane ormai soltanto il mito, quella moderna è una città squallida, una fra le tante del Peloponneso. Ma se passate dall’Acropoli, o se vi trovate a Mystras nel castello dei Franchi, sul Taigetos, chiudete gli occhi e immaginate un gruppo di guerrieri in marcia con i loro oplon e i loro elmi. Immaginateli mentre discutono democraticamente sul da farsi, immaginateli convinti di lottare per la loro libertà contro un invasore straniero. Un invasore che non parla Greco, un barbaro, come lo avrebbero definito loro, indegno anche solo di posare piede sul nobile suolo ellenico. Ci siete riusciti? Beh erano qui, soltanto 2500 anni fa, e per chi sa ascoltare oltre il muro del tempo le loro gesta riecheggiano in questa terra baciata dagli Dei.


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