Gli anni ’60 del secolo scorso hanno rappresentato quasi uno spartiacque tra l’Italia povera e rurale e quella del successivo boom economico, dove l’industrializzazione ha portato con sé, insieme a molti benefici, anche parecchi danni: una cementificazione selvaggia, l’abbandono dei terreni agricoli, e un dissesto idrogeologico di cui si pagano le conseguenze ancora oggi.

Per appagare questa smania di modernità e progresso (?) accaddero cose che ai giorni nostri, forse, non potrebbero più succedere.

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 05

Fotografia di Vincenzo Di Gregorio

Nel cuore verde della Brianza, appollaiato tra le colline, c’era un antico borgo contadino, Consonno, collegato al comune di Olginate solo con una mulattiera. All’inizio del ‘900 vi abitavano circa 300 persone, che purtroppo però non possedevano nulla: le case e i terreni dell’intero borgo appartenevano all’Immobiliare Consonno Brianza, di proprietà delle famiglie Aghilieri e Verga.

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 06

Fotografia di Felice Sala

Il piccolo paese era formato da una manciata di case raggruppate attorno alla chiesa di San Maurizio, una bottega, un’osteria, e il cimitero, attorniato da un sereno paesaggio rurale, con campi, boschi e prati verdi.

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 11

Fotografia di Flavio Crippa

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 08

Fotografia di Felice Sala

La posizione panoramica del borgo, unita alla sua vicinanza con Milano, fece scattare un’ardita idea ad un imprenditore edile dell’epoca, il Conte Mario Bagno: realizzare una improbabile Città dei Balocchi, una sorta di Las Vegas brianzola. Nel 1962 l’intero borgo fu acquistato, per la cifra di 22.500.000 lire, dalla famiglia Bagno. Il triste destino dell’antico borgo era segnato. L’imprenditore iniziò il suo progetto realizzando una strada camionabile per collegare Consonno con Olginate. I pochi abitanti rimasti, circa 60, inizialmente pensarono che lo sviluppo turistico prospettato dal Conte sarebbe stato positivo per il paese, immaginando una sua trasformazione in senso agri-turistico.

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 04

Fotografia di Giulio Corti

In realtà Mario Bagno fece demolire tutto il paese, risparmiando solo la chiesa e il cimitero; gli abitanti ricordano che le ruspe entrarono in azione mentre ancore le case erano abitate da persone e animali. Ma la furia distruttrice del Conte non si limitò agli edifici del paese, fece abbassare una collina che limitava il panorama verso il monte Resegone e le Prealpi lecchesi.

Il vecchio portale d’ingresso, in stile medioevale

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 09

Dalla pagina Facebook di Consonno

Il sogno del Conte prese corpo: nuovi palazzi, sfingi egizie, pagode, un minareto, occuparono un lembo di Brianza, anacronistica Las Vegas lombarda. Tra la fine degli ’60 e i primi anni ’70 Consonno divenne un grande parco dei divertimenti, un luccicante quanto improbabile Paese dei Balocchi.

Sotto, un articolo dell’Espresso anni ’60 su Consonno:

Consonno Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 15La natura però non si sottomette facilmente al volere degli uomini, e così il sogno di Mario Bagno si infranse per colpa di una frana, che dalla collina violentata dal troppo cemento cadde sulla strada di accesso a Consonno, che da allora divenne una “città fantasma”, anche se negli anni ’80 il Conte tentò un rilancio, non riuscito, della località.

Il paese abbandonato di Consonno, in Lombardia 01

Via JuzaPhoto

Sotto, Consonno prima della speculazione edilizia:

Consonno 1

Sotto, il Minareto oggi, in stato di totale abbandono e degrado:

Consonno 2

Sotto, il Grand Hotel Plaza oggi:

Consonno 3

Fonte delle tre immagini sopra: Wikipedia Italia

Il prossimo 3 e 4 settembre la “città fantasma” ospiterà i Campionati mondiali di nascondino: quale luogo migliore per un gioco dove occorre diventare invisibili?


Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.