Siamo alla fine del 1960. L’Italia è nel pieno degli anni in cui il cosiddetto boom economico sta baciando tutti senza distinzione di ceto sociale. Gli italiani vivono un grande periodo di rinnovamento e progresso quando la lunga stagione di gioia viene scossa da una notizia che sembra provenire da decenni passati, non troppo distanti, ma nella mente degli italiani passati e quasi dimenticati:

A Catania viene istituito un autobus per sole donne

La motivazione? Bisogna porre un freno alle continue molestie che queste ricevono dai focosi maschi durante il tragitto in bus dalla stazione al capolinea, lungo l’elegante via Etnea, ma soprattutto agli approcci animaleschi che le lavoratrici subiscono ogni mattina sulla linea 27, mentre si accingono a raggiungere la zona industriale della città siciliana.

Nessun divertente episodio della commedia all’italiana nata proprio nel decennio appena concluso, tutta cronaca di vita vera

Nasce così una seconda linea 27, riservata esclusivamente alle signore e ragazze. Ma è solo per le becere molestie che si è posta la necessità di creare un bus rosa riservato alle donne? Soprattutto per quelle, ma anche per i continui litigi che nascono tra pappagalli di turno e donne o fidanzati delle stesse.

Sotto, Piazza Duomo a Catania quando era attraversata dai Filobus:

Come detto negli autobus terribilmente affollati del mattino è all’ordine del giorno il comportamento molesto di tanti giovani uomini che, approfittando della confusione e degli scossoni del mezzo, stretti come sardine, si incollano con le mani e col ventre ai corpi delle giovani donne che, come loro, si stanno dirigendo a lavoro. I più fortunati vengono allontanati dalle urla e dal ribrezzo della malcapitata, altri invece vengono ripresi a colpi di borsetta o strattonati o presi a cazzotti da accompagnatori, spasimanti coraggiosi o fidanzati usciti allo scoperto per difendere la propria ragazza.

Le lamentele cominciano a moltiplicarsi. Dapprima al capolinea degli autobus viene collocata un’ambulanza, per ogni evenienza, poi la città di Catania non trova altro rimedio per porre fine alle attenzioni che le donne senza accompagnatore devono sopportare lungo i tragitti in autobus che dar vita a una linea su cui possono salire solo le lavoratrici catanesi. Un comportamento cervellotico da parte ignota – Questura di Catania e azienda di trasporti rigettano le accuse di una decisione partita dalle loro sedi – che anziché affrontare il problema lo aggira trovando un escamotage volto solo a placare, che fa rima con giustificare, le pudenda roventi dei suoi concittadini.

Piazza Duomo in un’immagine degli anni ’80:

È la vittoria del maschilismo, l’elogio del gallismo di cui tanto si parla nei romanzi di Vitaliano Brancati ambientati proprio nella città etnea come Don Giovanni in Sicilia, Il bell’Antonio e Paolo il caldo.

Il provvedimento è applicato dall’oggi al domani, come misura d’urgenza. Sbigottiti gli uomini che restano sul piazzale impossibilitati dalla polizia a salire sul bus, altrettanto stranite le donne che, preso posto sul mezzo pubblico, non sanno se esultare o rammaricarsi per quella scelta, irrispettosa verso il loro genere e non solo. Le proteste delle operaie importunate, difatti, restano soddisfatte a metà.

La scissione della linea 27 provoca fastidi specialmente alle ragazze, che sull’autobus salivano con il fidanzato e che ora si trovano costrette alla momentanea separazione dalle forze dell’ordine. Alle fermate degli autobus ogni giorno si contano non pochi disordini tra solerti poliziotti e fidanzati, che pretendono di viaggiare insieme alle rispettive dolci metà.

Presto i cittadini di Catania iniziano a denominare le due diverse linee 27:

Quella riservata alle donne è chiamata “Concettina”, quello per gli uomini è semplicemente l’autobus “coi baffi”

La notizia raggiunge in breve tempo tutta Italia e viene ripresa dalle testate di mezzo mondo che, potendo agganciarsi a vecchi pregiudizi, etichettano i siciliani come troppo focosi e audaci, tristi ora che non possono concedersi una carezza, uno strusciamento, una palpata prima del duro lavoro in fabbrica, generando molti sorrisi in giro per il pianeta.

La triste storia della divisione termina dopo pochi mesi. All’inizio del 1961 i bus “Concettina” e quello “coi baffi” ritornano a essere un’unica linea 27, tratta Piazza Duomo – Zona industriale.

L’intraprendenza dei giovani catanesi si è un po’ attenuata, e le donne viaggiano con maggiore tranquillità. Quella decisione maschilista e bigotta, maturata in un’Italia repubblicana che si affaccia a un nuovo modo di vivere, viene presto dimenticata.

Categorie: Attualità

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".