Papa Francesco è morto durante la mattina del 21 Aprile 2025, all’età di 89 anni, in seguito a un Ictus e a un collasso. Ora è quindi necessario eleggere un nuovo papa, e da oggi 22 aprile parte la macchina di elezione più famosa al mondo, quella che arriverà a conclusione solo con la celebre “Fumata Bianca”. Per eleggere il Vescovo di Roma, appunto il Papa, si seguirà la costituzione apostolica Universi dominici gregis (in italiano, “Dell’Intero gregge del signore”). Il sottotitolo al documento è: “Circa la Vacanza della Sede Apostolica e l’elezione del Romano Pontefice” ed è stata promulgata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio del 1996.
Le norme presenti nel documento sono già state applicate nel 2005, quando fu eletto Papa Benedetto XVI, e nel 2013, appunto per l’elezione di Papa Francesco. Una costituzione apostolica è un documento che viene promulgato direttamente dal papa e ha grande rilevanza, normando poi il comportamento della chiesa in specifiche circostanze. Costituzione poi è una parola mutuata dal latino, costituito, che erano le leggi promulgate dall’Imperatore di Roma, mantenuta nella chiesa cattolica a causa della commistione con il diritto romano. Il nome stesso di Papa, Sommo Pontefice o Romano Pontefice, deriva proprio dal latino Pontifex, ovvero costruttore di ponti, che all’epoca romana erano una delle prime ricchezze della città.
La Universi dominici gregis venne scritta da Giovanni Paolo II ma modificata da Benedetto XVI, che regolamentò l’elezione del suo successore mentre era ancora vivo, una circostanza rarissima che ha visto prima di lui solo Celestino V rinunciare volontariamente, senza minacce di guerra o altre calamità, allo scranno papale. Giovanni Paolo II scrive: .
Insomma Giovanni Paolo II ha cambiato qualcosa ma non la sostanza. Le regole sono simili al passato, e sono chiarissime. Dopo la morte del Papa devono trascorrere almeno 15 giorni prima dell’inizio dell’elezione, del conclave, che quindi potrà partire solo dal 6 maggio in poi. Dopo un massimo di 20 giorni il conclave deve iniziare con la prima votazione, quindi entro l’11 maggio sarà espressa la prima preferenza per il nuovo Papa.
Ah ecco Conclave: che significa? E’ un termine che deriva dal latino cum clave, cioè “(chiuso) con la chiave”, e si riferisce all’episodio del 1270 in cui gli abitanti di Viterbo, all’epoca sede papale, chiusero i cardinali nella sala grande del palazzo Papale per fare in modo che venisse deciso, finalmente, il nuovo pontefice, dopo 1006 giorni di votazioni inconcludenti, quasi 3 anni in cui la Chiesa Cattolica era rimasta senza Papa.
Benedetto XVI ha modificato in un punto la costituzione apostolica precedente determinando che se tutti i cardinali elettori sono presenti in Vaticano i lavori di elezione possono iniziare prima del termine dei 15 giorni.
Chi elegge il Papa?
I votanti all’assemblea sono esclusivamente Cardinali, non vescovi, come dice il Codice di diritto canonico: «I cardinali di santa romana Chiesa costituiscono un collegio peculiare cui spetta provvedere all’elezione del romano pontefice, a norma del diritto peculiare». Chi sono i Cardinali e chi i vescovi? Il cardinale viene insignito dal Papa per meriti personali (o almeno dovrebbe essere così, poi si sa che la pratica è stata trattata diversamente nel corso della storia) ed è fra i massimi responsabili della Chiesa Cattolica. I Cardinali aiutano il papa nella gestione della chiesa e soprattutto, rispetto ai vescovi, non sono confinati alla singola diocesi ma la loro missione è rivolta alla chiesa più in genere, anche se sono ovviamente più concentrati sul proprio territorio.
Il numero di cardinali nel mondo è cospicuo, sono 252, di cui il 45% è europeo, nonostante l’impegno di Papa Francesco nel nominare tanti cardinali in zone tradizionalmente poco legate alla chiesa cattolica. Non tutti i cardinali però possono votare il nuovo papa: c’è un limite di età massimo, e questo è stabilito in 80 anni da quando era Papa Paolo VI, in carica dal 1963 al 1968. Non possono votare ma possono partecipare in modo indiretto all’elezione, e spiega sia il limite sia la concessione proprio Giovanni Paolo II: «La ragione di tale disposizione è da cercare nella volontà di non aggiungere al peso di così veneranda età l’ulteriore gravame costituito dalla responsabilità della scelta di colui che dovrà guidare il gregge di Cristo in modo adeguato alle esigenze dei tempi. Ciò, tuttavia, non impedisce che i padri cardinali ultraottantenni abbiano parte alle riunioni preparatorie del Conclave».
Giovanni Paolo II parla di non gravare, ma nelle sue parole si capisce benissimo un’altra cosa: una persona over 80 difficilmente potrebbe scegliere un papa adatto ai tempi moderni. Gli ultraottentenni continuano a essere cardinali ma fanno altro, con funzioni più consultive che operative.
Oggi il numero di cardinali elettori, quindi più giovani di 80 anni, dai 252 di partenza si riducono a 135, quasi la metà. Di questi cardinali elettori moltissimi sono stati nominati da Papa Francesco, 108, 22 sono stati nominati da Benedetto XVI e 5 da Giovanni Paolo II. L’Europa, in questo paniere di elettori, gioca la parte del leone perché esprime 53 cardinali, mentre l’Asia ne conta 23 e l’Africa 18. Il più giovane ad eleggere il nuovo papa sarà Mykola Bychok, cardinale ucraino, che ha 45 anni, mentre ci saranno ben 10 cardinali nati nel 1945, quindi come millesimo all’ottantesimo anno di vita, ma che non avranno ancora compiuto gli anni agli inizi di Maggio.
I 135 elettori dovranno quindi raggiungere Roma entro il 6 Maggio, convocati dal cardinale decano, dove verranno alloggiati presso la Residenza di Santa Marta, un edificio alberghiero che Giovanni Paolo II inserisce proprio nella Universi dominici gregis come deputato ad ospitare i cardinali elettori. Prima della Constitutio di Giovanni Paolo II i cardinali erravano per la città in edifici poco adatti, spesso in condizioni di alloggio del tutto inadeguate e dispari fra loro. Dal 2005 sono tutti ospitati alla Residenza di Santa Marta, dalla quale partono per raggiungere il Conclave. Le uniche ragioni per non presentarsi, o addirittura per lasciare il conclave, sono cause straordinarie come infermità o impedimenti riconosciuti come inderogabili dal collegio degli altri cardinali.
La votazione
Una volta raggiunta Città del Vaticano e preso alloggio presso la struttura dedicata i Cardinali si riuniscono nella Basilica di San Pietro, celebrano la Missa pro eligendo Romano Pontifice e si avviano alla Cappella Paolina, dalla quale poi raggiungono in processione la Cappella Sistina. In questi giorni si sta costruendo un pavimento sopraelevato di legno per rialzare i cardinali, che secondo la tradizione non dovrebbero avere contatti con il mondo fisico.
Tutto l’ambiente è stato isolato dal mondo esterno, liberato di qualsivoglia strumento in grado di comunicare, riprendere o trasmettere fuori da quella sala. Insomma niente cellulari dentro la Cappella Sistina.
I Cardinali giurano di seguire le leggi della Romana Chiesa, di non violare il segreto e di non subire condizionamenti esterni. Il conclave dovrebbe essere un consiglio in cui fisicamente i cardinali non vengono minimamente influenzati da fattori esterni. Gli unici elementi che possono influenzare i cardinali sono le condizioni di salute, e gli unici accompagnatori presenti sono gli infermieri che potrebbero esser necessari al singolo cardinale.
Per tutta la durata dell’elezione i cardinali non possono leggere i giornali, guardare la TV e ovviamente utilizzare il cellulare, rimanendo quindi totalmente isolati dal mondo.
L’elezione vera e propria avviene poi per scrutinio, quindi tramite votazione segreta. Prima della Universi Dominici Gregis si poteva eleggere il papa mediante l’ispirazione dello spirito santo, per acclamationem seu inspirationem, oppure anche per compromissum, un gruppo ristretto scelto da tutti i cardinali. Dal 2005 l’unico sistema ammesso è quello dello scrutinio, per il quale sono richiesti due terzi delle preferenze sul totale affinché si raggiunga l’elezione del cardinale che diventerà pontefice. Nel caso specifico di Maggio sarà necessario che il candidato raggiunga 90 voti su un totale di 135 votanti.
Tutta la votazione è articolata in tre fasi: pre-scrutinio, scrutinio e post-scrutinio. Il pre-scrutinio prevede che ai cardinali vengano distribuite le schede e si sorteggino 9 persone addette alle operazioni di voto. Tre cardinali scrutatori, tre cardinali che raccolgono i voti dei cardinali che non sono potuti andare alla cappella Sistina per motivi di salute, tre revisori che certificheranno la correttezza delle fasi di voto.
Il primo giorno del Conclave si vota soltanto una volta, mentre dal secondo giorno in poi si vota due volte al mattino e due al pomeriggio. Il cardinale che vota non lo fa come noi quando andiamo al seggio dentro la scuola di quartiere, ma raggiunge l’altare della Cappella Sistina, di fronte al giudizio Universale di Michelangelo, e pronuncia il giuramento: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto».
Quindi, almeno in teoria e per i credenti, il cardinale non agisce per volontà propria ma ispirato da Dio stesso, che ispira il braccio del Cardinale.
Le schede totali vengono contate e, se il numero non corrisponde al totale dei cardinali elettori, vengono subito bruciate. Le schede scrutinate vengono forate, unite insieme da un filo che viene chiuso al termine dello scrutinio, quando vengono contati i voti
Il primo scrutatore legge in silenzio il nome scritto sulla scheda e lo riporta su un registro, il secondo fa esattamente la stessa cosa mentre il terzo lo proclama a tutti gli altri, riportandolo su un registro specifico.
Se non si raggiungono i due terzi dei voti per singolo candidato l’elezione è nulla e si procede a una nuova votazione, durante la quale non si ripete il giuramento e si procede in modo più spedito rispetto alla prima votazione del primissimo giorno di conclave.
Le schede usate per la singola votazione e gli appunti degli scrutatori vengono bruciati nella stufa della cappella, dando origine alla celebre “Fumata Nera” che significa che non è stato eletto alcun papa.
Se la soglia viene raggiunta il candidato è eletto, ma deve prima accettare l’incarico. Il decano dei cardinali chiede: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?», il candidato risponde, poi gli viene chiesto: «Come vuoi essere chiamato?», e il futuro papa pronuncia il nome scelto.
A quel punto si procede a bruciare le schede dell’elezione, ma in quell’unico caso oltre alla carta nella stufa si inserisce della paglia umida, che dà origine alla celebre Fumata Bianca, a simboleggiare il nuovo vescovo della Chiesa di Roma, il Papa di tutti i Cattolici.
Esiste però la possibilità che non ci sia accordo sul nome di un singolo candidato, e che questi non riesca a ottenere i due terzi dei voti. Proprio la costituzione di Giovanni Paolo II e le modifiche di Benedetto XVI hanno normato questa eventualità, stabilendo un numero massimo di fumate nere pari a 34, dopo le quali si procede al ballottaggio dei due nomi che nell’ultimo scrutinio hanno ottenuto più voti. Nel caso, remotissimo, in cui durante questa elezione del 2025, non si raggiunga un Papa dopo 34 elezioni, all’ultima votazione sarà necessario il numero di 68 cardinali votanti per eleggere il nuovo pontefice. Bisogna considerare però che questa eventualità è assolutamente improbabile, addirittura nel 2005 si arrivò a elezione di Benedetto già al quarto scrutinio e nel 2013 al quinto. Anche prima di queste norme il conclave del 1922, il più lungo degli ultimi secoli, aveva previsto soltanto 14 scrutini per eleggere Pio XI. Difficile ipotizzare che nel 2025 sarà necessario arrivare a 34.
Tutte queste operazioni avvengono nel completo e totale segreto, e l’elezione deve essere priva di condizionamenti da e per il futuro papa. E’ vietato imporre condizioni al Papa una volta eletto, così come lui non può prendere impegni nel realizzare questa o quell’altra azione. La pena, nel caso di tentativi di condizionamento, è la scomunica, che significa finire esclusi dalla comunità cattolica a vita.
Una volta ottenuta la maggioranza dei voti, chiuso il conclave con l’accettazione del candidato e il giuramento di fedeltà da parte dei cardinali, si procede alla proclamazione pubblica del Papa.
Uno dei cardinali dal balcone della Basilica di San Pietro annuncia l’elezione del Papa, pronunciando la formula latina “Habemus Papam”, letteralmente Abbiamo il Papa, al quale segue la benedizione del nuovo Papa Urbi et Orbi alla città di Roma e a tutto il mondo.
Seguono poi diverse altre procedure burocratiche, ma il papa diventa tale al momento della sua accettazione durante l’elezione del conclave. I requisiti per diventare papa sono pochissimi: qualunque “uomo battezzato” può essere eletto papa, ma dal 1378 vengono selezionati solo cardinali.
Ma chissà, forse dopo quasi 700 anni la Chiesa di Roma è in vena di rinnovamento.
