Colorare i capelli: una storia antica

Scuri, chiari, rossi o blu, le case produttrici creano in continuazione nuove tonalità per dare colore alla propria chioma, e i parrucchieri più famosi propongono nuovi trend per ogni stagione. Sul mercato si trovano prodotti vegani, senza ammoniaca, naturali e molto altro, ma quando è iniziata questa tendenza? Quali sono stati i primi materiali utilizzati per colorare i capelli?

Già nell’antico Egitto si racconta che Cleopatra si tingesse i capelli. Il suo colore preferito? La tinta nera. Inoltre, sono state trovate delle mummie i cui capelli erano stati trattati con l’henné per ottenere l’effetto rosso.

I Greci avevano scoperto che potevano cambiare tonalità ai loro capelli con gli stessi pigmenti utilizzati per tingere i tessuti, ad esempio lo zafferano e la curcuma erano i preferiti per chi aveva chiome bionde. Un’altra tecnica consisteva nel mescolare la cenere di faggio con grasso animale per contrastare l’invecchiamento e scurire i capelli bianchi.

Ma nell’antichità, come oggi, colorare i capelli non era prerogativa delle sole donne, anzi si racconta che un condottiero valoroso come Alessandro Magno, amasse dare alla sua testa una colorazione color miele utilizzando una miscela a base di fiori di zafferano e acqua di potassio.

Fotografia di pubblico dominio via Unsplash

In Epoca Romana le testimonianze raccontano che le donne avessero imparato a tingersi i capelli con colori diversi, compreso l’azzurro, che era considerato di tendenza. Purtroppo oltre a sostanze naturali, come i fiori di camomilla o i tuorli delle uova, che ravvivavano il biondo e offrivano un effetto dorato, usavano anche antimonio nero e piombo per creare l’effetto scuro, due elementi dannosi per la salute. 

La moda del rinascimento? I famosi capelli rosso Tiziano. L’artista veneziano scelse questa particolare tinta per conferire alle figure femminili dei suoi quadri un aspetto sensuale. Tra i dipinti più conosciuti in cui troviamo il rosso Tiziano vi è la ‘Venere di Urbino’ e la ‘Donna allo specchio’. Le donne dell’epoca si innamorarono subito di questa idea e provarono ad imitare la tonalità del pittore utilizzando una soluzione contenente idrossido di potassio.

Durante l’Età Vittoriana, tra il 1837 e il 1901, invece tingersi i capelli divenne un vezzo riservato alle dame appartenenti alle classi sociali più nobili, che in questo modo volevano prendere le distanze dalle persone comuni. Inoltre, la loro regina, esempio di raffinatezza ed eleganza, aveva affermato che i capelli erano la corona di una donna.

Ma la rivoluzione avvenne nel 1907, quando Eugène Schueller, un farmacista francese, realizzò la prima colorazione per capelli con materiali sintetici, a cui diede il nome di Oreale. Pochi anni dopo fondò l’azienda L’Oreal che iniziò a fornire i suoi prodotti ai migliori parrucchieri di Parigi.

Oggi le tinte per capelli si trovano un po’ ovunque, non solo in punti vendita dedicati ai professionisti del settore, ma anche in farmacia, nei supermercati o in negozi come Tigotà,  che distribuiscono articoli per la cura della persona e della casa. Per conoscere quali tipi di prodotti per colorare i capelli si possono trovare nelle catene dedicate alla bellezza è possibile consultare il volantino tigotà.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità più del 60% delle donne utilizza una tinta per capelli, cambiando o ravvivando il proprio colore almeno 6-8 volte all’anno.

A differenza dei tempi antichi i prodotti che noi usiamo devono essere certificati e l’elenco degli ingredienti viene valutato da un Comitato Scientifico per la Sicurezza del Consumatore, il quale dichiara che non sono presenti all’interno composti potenzialmente dannosi per la salute.

Ma perché ci tingiamo i capelli? La ragione attuale è la stessa dei tempi antichi, lo facciamo per sentirci più belle ed avere un aspetto più giovane ed attraente. Le sedute dal parrucchiere inoltre, migliorano anche il benessere mentale della persona, che si sente più sicura e pronta a relazionarsi con gli altri.


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