Colonia Dignidad: la Città-Lager nel Cile di Pinochet

11 settembre 1973: il Palacio de la Moneda di Santiago del Cile, sede della residenza del Presidente della Repubblica, era sotto assalto dai colpi di arma da fuoco dei golpisti. Al suo interno il premier Salvador Allende veniva ucciso, anche se la causa di morte ufficiale resta quella del suicidio.

Salvador Allende

Il nuovo capo dello Stato diventò Augusto Pinochet: prima, come capo supremo della nazione dall’11 settembre 1973 al 17 dicembre 1974 e poi, ufficialmente, il 30° Presidente del Cile da quella data fino alla caduta nel 1990. Il golpe cileno dell’11 settembre è un simbolo della Guerra fredda per il rovesciamento del primo governo comunista in occidente ufficialmente eletto, quello di Allende, e per le ingerenze, a lungo dibattute, degli Stati Uniti in Sudamerica in chiave anticomunista.

Il governo di Augusto Pinochet, conservatore e reazionario, corporativo e fortemente liberista, fu affiancato economicamente da un gruppo di ministri ed economisti cileni che studiarono a Chicago, i cosiddetti Chicago Boys, e che promuovevano, tra i vari punti, la privatizzazione dei settori fondamentali dello Stato. A livello sociale, assunse invece i peggiori assunti della dittatura militare contemporanea. L’epurazione, nei confronti dei dissidenti e presunti tali, divenne la cruda realtà quotidiana e lo stadio Nazionale di Santiago si trasformò in una macelleria a cielo aperto: torture, stupri e sparizioni erano all’ordine del giorno.

Augusto Pinochet

Tra le strutture simbolo in Cile dei feroci anni della dittatura, spicca anche la città-lager di Colonia Dignidad.

Edificio di quello che oggi è l’Hotel Villa Baviera, Fotografia di Xarucoponce via Wikipedia CC BY-SA 3.0

Situata a 800 chilometri a sud di Santiago, in una valle ai piedi delle Ande nella regione del Maule, Colonia Dignidad, oggi chiamata Villa Baviera, nacque nel 1961 da un gruppo di immigrati tedeschi: il suo fondatore, Paul Schäfer, era un ex membro della Gioventù Hitleriana. Schäfer non poteva combattere la seconda guerra mondiale in quanto fisicamente non idoneo, e lavorò come infermiere tra i soldati della Wehrmacht durante la Campagna di Francia.

Paul Schäfer

Nato a Bonn il 4 dicembre 1921, crebbe in un contesto familiare caratterizzato dall’instabilità economica derivata dalla forte crisi subita dalla Germania dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale. A causa della precoce separazione dei genitori, il rendimento scolastico di Paul era ben sotto le aspettative: turbato dai problemi familiari, la sua ira era incontrollabile ed erano frequenti gli episodi di autolesionismo. Questo fattore gli causò, persino, la perdita di un occhio con le forbici e in età adulta diverrà noto, negli ambienti nazisti, con il soprannome di “Occhio di vetro”.

Terminata la guerra, Paul Schäfer seguì la via spirituale in qualità di predicatore della Chiesa Luterana e organizzò alcuni ritiri spirituali per gli orfani di guerra tedeschi. Il volto, spietato, della sua personalità lo portò alle prime, criminose azioni: i bambini presenti, già martoriati dalle perdite dei propri familiari in guerra, caddero presto vittima di abusi sessuali. Fu, per questo, allontanato dalla Chiesa di Gartow, in Bassa Sassonia nel 1951, e dalla comunità parrocchiale di Hedinheim an der Brenz, Baden-Württemberg, nel 1953.

Nel 1959, senza mai pagare per le sue azioni, riuscì a fondare una setta religiosa, la Missione Sociale Privata, presentandola ufficialmente come un’attività caritativa e assistenziale verso i poveri. I soprusi all’interno delle comunità, continuavano indisturbati e finì, per questo, indagato.

Trovò, in seguito, accoglienza in Cile, probabilmente grazie all’aiuto di ODESSA, la rete nata alla fine della Seconda guerra mondiale che permetteva, agli ex gerarchi nazisti, di fuggire sotto protezione in Sudamerica, forse anche con l’aiuto dei servizi segreti tedeschi. L’obiettivo dell’organizzazione ODESSA era, innanzitutto, messianico: l’intento era quello di diffondere, come prosieguo alla disfatta del 1945, la “religione” nazionalsocialista in America Latina. Stando alle ipotesi degli storici, i soldi dei finanziamenti alla rete provenivano dall’oro confiscato agli ebrei e dai saccheggi dei beni compiuti dai nazisti che occupavano i territori extra tedeschi. Anche Colonia Dignidad sarebbe nata, quindi, attraverso l’utilizzo di questi fondi.

Punto di riferimento che segna l’ingresso al settore di Villa Baviera (e che un tempo era l’ingresso alla tenuta della scomparsa Colonia Dignidad). Fotografia di Xarucoponce via Wikipedia CC BY-SA 3.0

Paul Schäfer giunse in Cile nel 1961 con la complicità di un ex pilota della Luftwaffe, Hermann Schmidt. La nazione latino-americana era allora governata da Jorge Alessandri Rodríguez del partito Liberal-conservatore. Con l’acquisto di un terreno Paul riuscì a fondare la Sociedad Benefactora y Educacional Dignidad, diventando, più semplicemente, Colonia Dignidad. Lontana dai centri abitati più estesi, fu costruita in un punto, in prossimità delle Ande, paesaggisticamente simile alla Baviera, e i suoi abitanti indossavano i tipici abiti della Germania meridionale.

Paul Schäfer, con la nascita della nuova comunità, volle offrire al piccolo villaggio un’armoniosa immagine di vita: ricalcava l’idea di società egualitaria, come nel romanzo inglese Utopia di Thomas More, ma la realtà, presto, fu ben diversa.

Colonia Dignidad si dotò subito di una scuola, di un ospedale, di un ristorante, di una centrale elettrica e di due piste d’atterraggio. L’agricoltura era la principale fonte di sostentamento e si lavorava anche fino a 15 ore al giorno. Il villaggio, un’enclave convertitosi in un vero e proprio “Stato nello Stato”, assunse i caratteri di un tipico sistema autoritario, attraverso un esperimento sociale da Grande Fratello orwelliano: era circondato da una colonna di reti elettrificate, e le torri di controllo si elevavano in ogni angolo dello spazio, osservando gli spostamenti della popolazione.

Ingresso della Scuola di Villa Baviera. Fotografia di Xarucoponce via Wikipedia CC BY-SA 3.0

Erano vietate le TV, le radio e i giornali e il calendario non esisteva. Le famiglie vivevano separatamente: i dogmi della setta comunitaria fondata dal “profeta” non permettevano alcuna relazione sessuale, i bambini erano separati dai genitori e i coniugi divisi. Per chi trasgrediva le regole interveniva il tribunale popolare.

La pena andava dalla privazione del cibo alla somministrazione di psicofarmaci. Nei casi peggiori, prevedeva la morte

I suoi abitanti, col tempo, divennero automi al servizio del “Messia”. Tra i circa 300 coloni, però, qualcuno riuscì ad evadere: il primo, nel 1966, fu Wolfgang Müller. La sua fuga permise di raccontare, in Germania Ovest, i soprusi di Colonia Dignidad: ottenne in seguito la cittadinanza tedesca e si adoperò per portare avanti l’attivismo contro la città-lager.

Wolfgang ebbe un maggiore rinforzo, l’anno dopo, grazie alla seconda evasione, quella di Heinz Kuhn: fu una testimonianza in più dei soprusi e della condizione brutale di detenzione dei coloni. Il risultato però, in un primo momento, fu per loro deludente: regnava l’omertà, specie negli ambienti politici tedeschi. Nel 1977 fu Amnesty International, in un contesto in cui l’attenzione internazionale verso i diritti umani si rafforzò, a riportare al mondo l’esistenza di Colonia Dignidad.

Il villaggio, con l’arrivo al potere di Augusto Pinochet, si trasformò in un centro detentivo per oppositori politici inviati dalla DINA, la polizia segreta cilena. Nei sanguinosi anni della dittatura di Pinochet si respirava morte ovunque: fu il caso, per esempio, del cantautore Victor Jara, brutalmente ucciso nello stadio Nazionale nei giorni del golpe a cui furono, letteralmente, strappate le unghie, e numerosissimi furono i desaparecidos gettati in acqua dalla polizia e trasportati esanimi verso il Pacifico dalle correnti dei fiumi.

Anche Colonia Dignidad era, dunque, uno dei luoghi di detenzione per prigionieri politici più spietati del Cile: nacquero, all’interno, nuovi bunker, lunghi tunnel sotterranei e laboratori molto simili a quelli di Auschwitz. Nella struttura, stando alle più recenti documentazioni, trovò ospitalità anche il noto medico nazista Josef Mengele.

Joseph Mengele

Sui detenuti si testavano droghe psichedeliche e la pratica dell’elettroshock era frequente. Nei sotterranei segreti del lager, inoltre, fu anche esaminato l’effetto del gas sarin. Chi moriva si aggiungeva al lungo elenco dei desaparecidos e finiva nelle fosse comuni.

Negli anni della dittatura di Pinochet, inoltre, a Colonia Dignidad furono deportati anche i bambini cileni: chi, provenienti dai contesti più poveri sotto la falsa convinzione di “una migliore formazione scolastica per un migliore futuro in Germania” e chi, invece, strappato ai genitori dissidenti al regime. Quelli trasferiti in tenera età, crescendo, imparavano il tedesco e disimparavano la madrelingua spagnola. L’educazione, strettamente religiosa, vietava la lettura della Bibbia: era narrata dall’insegnante “a modo proprio”, secondo i dogmi e i dettami della dottrina della comune. Una volta adulti, tornavano nella società natia da stranieri e dovevano, quindi, ricominciare una nuova vita.

Nel 1976, finì nella città-lager anche il 27enne Juan Maino Canales, studente di ingegneria e fotografo italo-cileno di origine vicentina: fu sequestrato, a Santiago, assieme ai coniugi Antonio Elizondo Ormaechea (29 anni) ed Elizabeth Rekas (27), incinta di quattro mesi. Appartenevano al MAPU (Movimiento de Acción Popular Unitaria), partito studentesco e contadino, dissidente al regime di Pinochet.

Torturati nella struttura di Villa Grimaldi a Santiago e deportati nella Colonia, di loro non si seppe più nulla: il responsabile del rapimento, Reinhard Falkenberg, fuggì dal Cile per evitare il processo nel 2005, tornando in Germania, a Gronau. Nel settembre 2021 è stato arrestato mentre si trovava in vacanza a Forte dei Marmi (Lucca): 75enne, era in Toscana con una comitiva di pensionati tedeschi. Dalla lista cilena dell’Interpol, il suo era tra i 10 nomi più ricercati del paese e la registrazione in hotel ne ha permesso l’arresto. Lo scorso novembre, la Corte di appello di Firenze ha autorizzato il rilascio e Falkenberg è tornato in Germania.

Colonia Dignidad, nel frattempo, era diventato uno dei centri di svago per la famiglia Pinochet nei fine settimana e le relazioni tra il dittatore cileno e Paul Schäffer erano strette: nel 1977, gli regalò un elicottero da guerra e un giacimento di titanio, aggiungendo di fatto nuovi capitali ad un patrimonio già ricco di suo, aumentato notevolmente dal 1961 con il commercio dei beni prodotti dagli abitanti di Colonia Dignidad.

Un fatto misterioso avvenne tra il 4 e il 5 gennaio 1985: Boris Weisfeiler, matematico e docente universitario della Pennsylvania State University di origine sovietica, scomparve misteriosamente nei dintorni di Colonia Dignidad. Di famiglia ebraica, fuggì perseguitato dall’URSS nel 1975 per accuse di “cospirazione contro lo Stato”, trovando rifugio e accoglienza negli USA e acquisendo la cittadinanza statunitense nel 1981. Giunto in Cile nel Natale 1984 con un visto turistico, dopo capodanno scomparve: il suo zaino fu ritrovato nelle vicinanze di un fiume ma la sua fine resta ancora, però, avvolta nel mistero.

Annegamento o rapimento come presunta spia sovietica in Cile?

Nel 2006, dopo anni di battaglie e numerose petizioni, dagli USA la sorella Olga ottenne l’attenzione del Congresso di Washington, il quale sollecitò all’apertura di nuove indagini l’allora presidentessa cilena, Michelle Bachelet.

Il caso venne ufficialmente riaperto nel 2012 e furono arrestate 8 persone, ex poliziotti ed ex ufficiali militari, con l’accusa, secondo gli atti giudiziari, di “rapimento aggravato” e “complicità”: le prove erano però insufficienti per stabilire, con certezza, cosa accadde a Weisfeiler dopo il possibile rapimento. Il caso fu archiviato nel 2016.

Poco dopo la dittatura di Pinochet cadde: nel 1988 fu indetto un referendum per chiedere la proroga di un ulteriore mandato di 8 anni, autorizzato dalla Costituzione cilena.

A sorpresa vinse il no con il 55,99% contro il 44,01% dei sì

Nel novembre 1989 furono indette nuove elezioni e Pinochet lasciò, dopo 17 anni di presidenza, il posto al successore di origini irlandesi Patricio Aylwin, del Partito Democratico Cristiano, restando all’opposizione e cercando di contrastare la transizione democratica. Rimase, dal 1990 al 1998, Comandante in capo delle Forze Armate del Cile, riuscendo a conservare un parziale controllo su alcuni settori politici ed economici.

Dopo il 1998, Pinochet godette dell’immunità parlamentare: fu eletto Senatore a vita. Venne arrestato a Londra, sempre nel ‘98, su mandato della corte spagnola per crimini contro l’umanità, con l’accusa di 94 torture ai danni di cittadini spagnoli spariti. Finì agli arresti domiciliari e dopo un lungo tira e molla tra la camera dei Lord e il governo cileno, contrario all’arresto, nel 2002 fu estradato, su autorizzazione dell’allora ministro degli esteri britannico Jack Straw, in Cile e lì, nuovamente, arrestato ma subito liberato. Pinochet, ormai anziano, giocò a suo favore due carte: la sua immunità da una parte e le precarie condizioni di salute dall’altra. Morì, senza alcuna condanna, a Santiago del Cile il 10 dicembre 2006 all’età di 91 anni.

Che ne fu, invece, di Paul Schäfer?

Fuggì dal Cile nel maggio 1997 dopo 26 denunce a suo carico, diventando di fatto latitante: solo nel 2004 gli fu rivolta l’accusa di abuso sui minori. Il 10 marzo 2005 fu la trasmissione televisiva cilena Contacto a localizzarlo: si trovava in aperta campagna a Las Acacias, a circa 40 chilometri da Buenos Aires, protetto dalle guardie del corpo.

In questa fossa sono stati seppelliti ed esumati i corpi dei detenuti scomparsi assassinati a Colonia Dignidad. Commemorazione tenuta nel settembre 2015 dai parenti delle vittime. Fotografia di Zazil-Ha Troncoso 2 via Wikipedia CC BY-SA 4.0

Arrestato dopo due giorni di resistenza ai pubblici ufficiali presenti, la Germania tentò di convincere l’Argentina per la consegna ma alla fine fu estradato in Cile. Il 24 maggio 2006 arrivò la sentenza definitiva: 20 anni per abusi sessuali sui minori commessi tra il 1993 e il 1997. Risarcimento di 770 milioni di Peso a 11 minori. Il 28 agosto, si aggiunsero 7 anni di reclusione per “violazione della legge sul controllo degli armamenti”, dopo il ritrovamento nella Colonia di un vero e proprio arsenale bellico dal peso totale, si calcola, di innumerevoli tonnellate: mitragliatrici, lanciarazzi, fucili e persino un carro armato sotterrato. Morì a Santiago il 24 aprile 2010.

Colonia Dignidad porse invece le sue scuse, a nome della comunità, nell’aprile 2006 e oggi Villa Baviera accoglie solo i turisti. Negli ultimi anni il governo tedesco ha avviato un risarcimento ai sopravvissuti del lager pari a 3,5 milioni di euro.

Hotel Villa Baviera. Fotografia di Xarucoponce via Wikipedia CC BY-SA 3.0

Nel 2015 è stato realizzato, in Germania, il film Colonia, con Emma Watson e Daniel Brühl: la trama della storia, pur diversificandosi, inizia ispirandosi proprio alla vita del fotografo Juan Maino Canales.


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