Alessandria, bocciolo di una civiltà millenaria, terra ricca e florida calpestata dai Faraoni che diedero vita ad un mito che dura nei secoli. La grande Alessandria. Per proteggerne la gloria Cleopatra VII era disposta a tutto, anche a morire.

Ma quale fu la vera storia di colei che visse la battaglia destinata a stabilire le sorti del Mediterraneo?

La storia a noi tramandata fu scritta, in realtà, da coloro che la sconfissero. Da quei romani che desideravano ardentemente cancellare la memoria di colei che, conquistando il cuore e la protezione dei grandi generali di Roma, aveva minato le fondamenta stesse dell’impero romano; consegnandoci l’immagine di una donna venefica, capace di stregare un uomo al solo suo sguardo, disonorando ogni valore e morale della neonata civiltà occidentale.

Sotto, ritratto in Marmo di Cleopatra del 40/30 a.C.:

Si è soliti pensarla come la reggente egiziana, ma Cleopatra era in realtà greca. Discendeva da una dinastia giunta in Egitto quasi 300 anni prima (fondata da Tolomeo, uno dei generali succeduti ad Alessandro Magno). Una dinastia che aveva saputo assimilare le tradizioni ed i costumi preesistenti, donando all’Egitto una fusione di culture dalla policromia ineguagliabile. Cleopatra, ultima regina di tale dinastia, cresciuta in un ambiente tenacemente multietnico che l’aveva formata alla grandezza, fu esponente di una cultura eccezionale, forgiata dall’incontro tra la civiltà egizia e greca.

Sotto, Antonio e Cleopatra, di Lawrence Alma-Tadema (1885):

Le riproduzioni del suo volto ci affidano una verità diversa dall’immaginario di cocente bellezza che la storia le ha attribuito. Ella possedeva un incanto che superava ogni mera apparenza; un fascino disarmante nutrito da un’istruzione impeccabile, da un intelletto brillante indirizzato verso ogni campo della cultura e della conoscenza. Come Plutarco ebbe a dire: “Cleopatra era un’intellettuale sofisticata, erudita, poliglotta all’estremo, dialogando in nove o dieci lingue”. Il suo interesse sconfinava le porte della grande Alessandria dirigendosi verso sogni di sterminata gloria e potere.

Cleopatra sulle Terrazze di Philae, di Frederick Arthur Bridgman (1896):

Nella sua grandiosità, l’Alessandria di Cleopatra divenne vittima della sua fama. Non solo essa era il primo centro culturale della storia, ma il Nilo inondava periodicamente la terra rendendo l’Egitto il granaio del Mediterraneo, e ben presto lo sguardo conquistatore dei romani si posò su quelle terre rigogliose, conducendo sulla scena l’abile condottiero che con il suo arrivo avrebbe cambiato le sorti del regno d’Egitto: Cesare.

Cesare giunse in Egitto nel momento in cui Tolomeo aveva cacciato la sorella Cleopatra dal trono di Alessandria, ponendo fine al breve periodo di reggenza condivisa. Cleopatra, costretta ad un soggiorno obbligato al di fuori di Alessandria, non acquietò la sua indole combattiva e, armata di ambizione, attese paziente la propria occasione di rivalsa. L’Egitto non era più la potenza del passato e le sorti dell’impero dipendevano ormai solo da una fattiva collaborazione con Roma, motivo per il quale Tolomeo aveva offerto a Cesare, in segno di alleanza, la testa del suo storico avversario Pompeo. Le cronache ci dicono che Cesare fu sdegnato dalla visione del suo grande avversario, Gneo Pompeo Magno, assassinato e decapitato da un manipolo di traditori di infimo livello in terra egizia.

Sotto, La morte di Pompeo, XVIII sec., pittore anonimo:

In quel momento Tolomeo possedeva il controllo sulla città, ma Cleopatra, abile stratega, era capace di apparire sulla scena come nessun altro avrebbe immaginato fare. Magistrale regista di ogni suo atto, ella non esitò oltre quando seppe che il grande Cesare si trovava nel palazzo di Alessandria. Conscia della fama di uomo seducibile e armata di astuzia felina, attese il crepuscolo per giungere in segreto a palazzo in cui egli si trovava. Qui, avvolta in un sacco di biancheria, venne furtivamente introdotta nelle stanze di Cesare. Fu questione di pochi istanti. Il lenzuolo cadde e la regina della scena apparve nel massimo della sua magnificenza.

Ogni cosa era compiuta, la sorte di Tolomeo ormai stabilita e Cleopatra, trionfale, fece il suo rientro all’ambito trono d’Alessandria

L’impavida tentatrice aveva vinto la prima delle sue battaglie. Ella aveva saputo dosare lo scettro del suo fascino affiancandosi con illuminata maestria e lucida fermezza al grande Cesare di Roma. I sogni di gloria sembravano realizzarsi. Cesare avrebbe protetto la sovranità di Cleopatra, in cambio ai romani sarebbero stati assicurati gli approvvigionamenti di grano e l’accesso all’Egitto. Nonostante l’unione tra Cesare e Cleopatra fosse nota a tutti, alla giovane regnante fu imposta un’altra delle tradizioni ereditate dai faraoni d’Egitto: il matrimonio con il fratello Tolomeo XIV, minore di lei di 10 anni. Si prediligeva fare tutto in famiglia, compresi incesti e assassini. Gli intrighi e gli omicidi si dipanavano a macchia d’olio su coloro che si trovavano al trono e Cleopatra si ritrovò ben presto “disgraziatamente” vedova.

Sotto, Cesare e Cleopatra nel quadro di Jean-Léon Gérôme:

Il senato di Roma leggeva nella vicinanza tra Cesare e Cleopatra e nella nascita di loro figlio, Cesarione, il monito di un’inarrestabile e pericolosa minaccia all’impero. Cesare sembrava agognare al titolo di Re o Imperatore. La Repubblica di Roma era in pericolo e, cosa ugualmente grave, Alessandria sarebbe potuta divenire la nuova capitale dell’impero.
Bisognava correre ai ripari, e così una congiura sancì il cesaricidio, compiuto alla Curia di Pompeo, oggi Largo Argentina.

Ma la storia non era ancora conclusa. Dalla guerra civile che seguì l’uccisione di Cesare, emersero due nuovi grandi protagonisti: Marco Antonio, carismatico generale romano dalle mirabili capacità militari (braccio destro di Cesare) ed il giovanissimo e ambizioso Ottaviano, figlio adottivo di Cesare. Inizialmente alleati, Ottaviano e Marco Antonio si divisero l’impero. Marco Antonio prese la parte sud dell’Impero, la più ricca, nutrendo in cuor proprio l’ambizioso progetto di conquistare l’indomabile Persia.

Rilievo di Cleopatra e Cesarione al tempio di Dendera:

Per l’incontro con Marco Antonio, Cleopatra elaborò un grande spettacolo di luci, colori, pietanze e soprattutto, studiò un’entrata in scena esemplare, degna del proprio nome. Gli si presentò innanzi vestita come la Dea Afrodite, la Dea dell’amore. Ci volle poco perché egli cadesse affascinato ed ammaliato innanzi al carisma della sovrana d’Egitto. Questa donna, ormai nefasta rivale dei romani, folgorò Marco Antonio con una vitalità disarmante, uno spirito raffinato ed un interesse per il sapere sconfinato. Ebbero due gemelli e nuovamente a Roma, per la seconda volta, si rese vivida l’inquietudine.

Cleopatra aveva colpito ancora, e Roma questa volta avrebbe fatto di tutto per sconfiggerla

Marco Antonio venne richiamato in patria, dove per ragioni politiche sposò la sorella più giovane di Ottaviano, Ottavia Turina minore. Per diversi anni la minaccia di Cleopatra sembrò solo un ricordo lontano e tutti i timori del Senato di Roma sembrarono dissolversi come un incubo ormai terminato. Eppure, i progetti d’imperio di Marco Antonio ardevano ancora. Il sogno di Persia si fece impellente e lo ricondusse nuovamente in Egitto, questa volta per sempre. Per farsi perdonare di aver oltraggiosamente abbandonato la regina d’Egitto, Antonio dovette cedere a Cleopatra diversi territori dell’impero romano. Questa volta la partita vedeva due protagonisti che assumevano un ruolo paritario e Cleopatra non versava più nella posizione di assoggettamento al conquistatore romano. Nel corso di un breve lasso di tempo l’unione fu rinsaldata, e monete con impressi i volti di Cleopatra e Antonio iniziarono a circolare per tutta la città.

Sotto, un ritratto di Ottavia Minore conservato al museo dell’Ara Pacis:

Per annientare Marco Antonio, Ottaviano fece leva sull’eccezionale cerimonia politica nella quale i figli dei due innamorati erano stati nominati nuovi regnanti di territori sui quali ancora non si aveva possesso o sui quali, cosa ancor più indegna, vigeva il dominio romano. Cleopatra divenne reggente dell’Egitto e di Cipro con Cesarione; Alessandro Helios fu incoronato sovrano dell’Armenia, Media e Partia, Cleopatra Selene fu nominata sovrana di Cirenaica e Libia, mentre Tolomeo Filadelfo fu incoronato sovrano di Fenicia, Siria e Cilicia. Quale gioia fu per lei quell’istante; non solo era riaffermata la sua sovranità sull’Egitto, ma innanzi ai suoi occhi, al fianco di Antonio, vedeva i figli riconosciuti come Re di terre ricchissime.

Sotto, moneta raffigurante Cleopatra e Antonio:

Questo momento segnava un cambiamento e disponeva che, da lì in avanti, ogni conquista sarebbe stata ottenuta sotto il nome di Cleopatra, Marco Antonio, e della dinastia cui essi stavano dando origine. Così, mentre la disastrosa campagna di Persia frantumava l’immagine di Marco Antonio agli occhi del mondo, Ottaviano, brillante interprete della propaganda di guerra, disseminava sapientemente il suo ruolo di unico ambasciatore di giustizia e moralità. Il castello di menzogne tatticamente elaborato da Ottaviano portò, tassello dopo tassello, alla distruzione dei sogni di gloria dei due innamorati. Alle accuse di alcolismo attribuite ad Antonio si aggiunse la scoperta del suo testamento, a detta di Ottaviano autentico, dal quale emergeva chiara la volontà del generale di essere sepolto in Egitto, al fianco della regina egiziana.

Per i romani l’amore era una malattia, e definire Antonio un “burattino innamorato” equivaleva a riconoscere in esso la perdita di ogni canone di integrità e buon costume, cara ad ogni valido cittadino romano. Inoltre, Antonio ripudiava incurante la moglie legittima, infiammando lo sdegno dei romani ed il desiderio di rivalsa di Ottaviano. La politica deliberatamente espansionistica attuata da Antonio e Cleopatra minacciava di dividere irrimediabilmente la Repubblica di Roma, e portò infine alla dichiarazione di guerra all’Egitto. Decisiva fu così la grande battaglia Navale di Azio, nella quale si sentenziarono le sorti di tutti i protagonisti.

Antonio, seppur in possesso dell’esercito più grande, fu battuto dalla strategia adottata dal generale di Ottaviano, Agrippa, dal desiderio di gloria di Cleopatra, ma anche dalla Malaria, che uccise molti uomini e abbatté il morale delle truppe. Agrippa e Cleopatra portarono lo scontro in mare: Cleopatra desiderava la gloria della vittoria legata alle proprie navi egizie, assai numerose, mentre Agrippa sapeva che la situazione sarebbe volta a proprio favore una volta in mare. La flotta romana annientò le enormi e goffe navi di Antonio e Cleopatra, ma i due sposi riuscirono a trovare un varco, con le proprie imbarcazioni, fra le navi che si scontravano. L’esercito di Antonio, rimasto a terra, resistette per qualche giorno agli attacchi romani, ma infine si arrese. Antonio, devastato dalla sconfitta, sapeva che era ormai solo questione di tempo per la vittoria definitiva di Ottaviano.

Antonio e Cleopatra in un quadro del Tiepolo:

Antonio e Cleopatra morirono entrambi suicidi, con Ottaviano ormai in città

Leggenda vuole che quando infine Ottaviano giunse in Egitto, Cleopatra, contornata dai suoi tesori, si rinchiuse nel suo mausoleo ma ad Antonio, per un fatale errore, giunse la notizia che la sua amata era ormai morta. Impugnata la sua spada, non esitò a darsi la morte. Nel giro di un attimo, mentre ancora il sangue copioso scendeva, egli vide Cleopatra, viva innanzi a sé. Secondo alcuni scritti le sue ultime parole furono: “non piangere per me, ricordati che sono un romano e da romano sono stato vinto valorosamente”.

Ma il dolore fu per Cleopatra talmente grande ed opprimente che ella si strappò le vesti, si graffiò il petto con le unghie e si cosparse il viso col sangue del suo amato. Sulla tomba di Antonio avrebbe detto: “vogliono strapparmi via da te. Da quando abbiamo vissuto insieme, niente ha potuto separarci. Nascondimi sotto la terra al tuo fianco, lascia che divida questa tomba con te. Degli innumerevoli mali che mi hanno finora colpito, il più grande, il più terribile per me è stato questo tempo che ho vissuto senza di te”.

Cleopatra non si sarebbe data ad Ottaviano per nulla al mondo; non gli avrebbe mai permesso di portarla per le strade di Roma incatenata come una schiava per la pubblica umiliazione. Così, onorando la grandezza che sempre l’aveva contraddistinta, diede luogo all’ultimo suo memorabile atto. Seduta innanzi a un favoloso banchetto si apprestò a consumare il suo ultimo pasto. Fu portato un piatto di fichi, e spostandone alcuni un’aspide fece la sua comparsa. Leggenda vuole che la morse al braccio (e non al seno), ponendo così onorevole fine alla grande regina d’Egitto. Diverse versioni arricchirono la scena. Molti dipinti la ritraggono nuda in questa sua ultima apparizione, ma secondo la versione più accreditata ella, vestita del suo abito più bello, avrebbe ingerito semplicemente del veleno, richiedendo ai suoi fedeli di diffondere in seguito la storia dell’aspide.

Sotto, dipinto del suicidio di Cleopatra di Domenico Brusasorci:

Con questo suo atto, l’ultima esponente della dinastia dei faraoni, rivendicò se stessa contro i romani, ottenendo ciò che più ella agognava: l’immortalità

Precisazione storica: Questa versione della morte di Antonio e Cleopatra, sintesi di tante leggende e storie, vede entrambi come “eroi”, la fine dell’epoca dei Faraoni annunciata dall’arrivo dell’Impero Romano ma, entrambi, furono semplicemente costretti al suicidio dal sopraggiungere del vittorioso Ottaviano.

Sotto, Antonio e Cleopatra in una versione moderna:

Ottaviano, ormai soddisfatto per la vittoria, acconsentì a seppellire Antonio e Cleopatra insieme. Uniti per l’eternità, la loro tomba non venne mai ritrovata. Non fu altrettanto clemente col figlio di Cesare e Cleopatra, Cesarione, che fece uccidere, divenendo infine re incontrastato di Roma. Tre anni dopo ricevette il titolo di Cesare Augusto, il salvatore di Roma che aveva debellato la minaccia dell’impero d’Oriente, dando così origine ad un dominio che durerà quasi 500 anni.

Sotto, l’Augusto di Prima Porta colorato dall’archeologo Vinzenz Brinkmann:

Con Cleopatra si concluse l’età dei grandi faraoni. I romani nutrirono il loro impero con le ricchezze d’Egitto distruggendo siti religiosi, imponendo il culto dell’imperatore, cercando di sbriciolare e diffamare la memoria di Cleopatra e dei Tolomei. Cleopatra ebbe un’occasione d’oro e avrebbe potuto farcela, sarebbe potuta divenire la dominatrice del mondo spostando, al fianco di Marco Antonio, l’asse dell’impero romano verso oriente. Possiamo solo immaginare quale volto avrebbe in tal caso avuto il mondo che oggi conosciamo. Nonostante ogni disfatta, Cleopatra ebbe la capacità di proteggere l’Egitto per decenni, e di lei ancora oggi resta una memoria viva e toccante, un’impronta indistruttibile nella storia del mondo che nessuno, nemmeno lo scorrere del tempo, potrà disintegrare.

Giada Costanzo
Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia, esprimo la mia creatività fra pittura, design e produzione di abiti. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.