Claretta Petacci: il destino dell’amante di Benito Mussolini

Non servirebbe aggiungere nulla al nome, neppure il cognome, e si comprende subito di chi si stia parlando. Claretta, già. Qualcuno oggi la dipinge come una calcolatrice, fanatica antisemita, nazista e addirittura spia dei tedeschi che passava loro le copie delle lettere di Mussolini, intrigante e avida. Se così fosse sarebbe fuggita in Spagna, una via che invece rifiutò, e perfino Pertini, che la condannò a morte insieme a Benito Mussolini, dopo la guerra dichiarò : “Claretta era innocente”. Non il personaggio più simpatico della storia, non un’eroina, ma neppure colpevole, forse solo una donna che amava troppo.

Clarice, conosciuta come Clara o Claretta, era nata il 28 febbraio 1912, figlia di Francesco Saverio Petacci, medico accreditato in Vaticano, e di Giuseppina Persichetti, terziaria dell’ordine delle Clarisse. Aveva un fratello maggiore, Marcello, ed una sorella minore, Maria, con velleità d’attrice con il nome d’arte Miryam di San Servolo, nome altisonante che fece sghignazzare i veneziani alla Mostra del Cinema, dato che San Servolo era il manicomio di Venezia nell’omonima isola.

Maria, sorella di Claretta Petacci

Claretta aveva solo 14 anni quando scrisse la sua prima lettera a Benito Mussolini dopo l’attentato compiuto da Violet Gibson, un colpo di pistola che avrebbe potuto cambiare la storia e che invece scalfì il naso di Mussolini. Per lui aveva un’ammirazione totale, gli scrisse decine di lettere che finirono, neppure lette, nel mucchio giornaliero, ma lei continuò imperterrita sperando di poterlo incontrare.

Giovanissima si era fidanzata con Riccardo Federici, un sottotenente dell’Aeronautica, ma la sua dedizione a Mussolini continuava, anche se avrebbe probabilmente condotto una vita normale se non ci fosse stato l’incontro fortuito del 24 aprile 1932.

Claretta con la madre, la sorella e il fidanzato stavano andando a Ostia. La loro auto venne superata dall’Alfa Romeo di Benito Mussolini e lui si fermò per salutare i passeggeri delle auto che, avendolo riconosciuto, si era sbracciati in saluti frenetici e acclamazioni.

Claretta era bella e giovane, aveva 20 anni contro i quasi 50 di Mussolini. Si mise in mostra scambiando qualche parola col Duce che, da grande ammiratore di bellezze femminili, fiutò subito la preda e la chiamò pochi giorni dopo dandole appuntamento a Palazzo Venezia per conoscerla meglio. Non si sa quando i due divennero amanti, si sa però che Claretta andava spesso dal Duce e la cosa venne notata.

Eppure nel 1933 Claretta scriveva a Mussolini chiedendogli di intercedere per far trasferire il fidanzato da Brindisi a Roma e in seguito gli chiese una deroga per poterlo sposare anche se non aveva ancora compiuto i 30 anni, come da regolamento militare.
Chi la conobbe la descrive come bella anche se truccata troppo pesantemente, ma lamentosa di carattere, ipocondriaca e soggetta a furie improvvise quando contraddetta.
Il 27 giugno 1934 Claretta sposò Federici, ma questo non mise fine agli incontri di Palazzo Venezia.

Il matrimonio di Claretta Petacci con Riccardo Federici il 27 giugno 1934

Nel 1936 Claretta si separò dal marito e pare sia stato Federici a questo punto a scrivere al Duce per ottenere il trasferimento all’estero, e l’uomo venne spedito a Tokyo. Nel 1941 Claretta e il marito ottennero l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota, o meglio il riconoscimento di nullità col quale, abbastanza ipocritamente, il matrimonio veniva considerato come mai avvenuto.

Claretta era innamorata di Mussolini?

Sicuramente sì, così come di sicuro Mussolini aveva perso la testa per lei. Era fascista ? Sicuramente sì, del resto lo era tutta la sua famiglia. La famiglia Petacci, lungi dal contrastare la relazione con un uomo sposato, pare quasi che l’abbia buttata fra le braccia del Duce.

Claretta Petacci legge “Storia di un anno” di Benito Mussolini

La famiglia chiedeva a Claretta, Claretta chiedeva al suo Ben, come lo chiamava lei, e Mussolini dava. L’importanza della “Banda Petacciana”, come la chiamava Galeazzo Ciano, cresceva. Il fratello di Claretta, Marcello Petacci, si vantava di una stretta amicizia con Mussolini e di consigliarlo spesso, ma queste erano tutte fantasie, perché in verità era antipatico a tutti.

Il padre di Claretta con quella che in alcune didascalie viene identificata con Claretta ma in altre con sua madre. In effetti sembra troppo anziana per essere Claretta.

I Diari di Ciano riportano le richieste di aiuti economici dei Petacci e non solo. Marcello venne aiutato anche ad uscire indenne da traffici poco puliti di oro e valuta, su pressioni di Claretta e di suo padre che rinfacciò a Mussolini la sua dedizione al fascismo fin dalla prima ora. Anche la carriera cinematografica della sorella Maria ebbe un’impennata, pur essendo secondo i pareri più diffusi, un’attrice di ben poco valore.

Marcello Petacci

Dal 1938 al 1939 la famiglia Petacci si fece costruire una villa sontuosa alla Camilluccia a Monte Mario. L’edificio aveva un rifugio antiaereo, tutti i comfort, più di 30 stanze, piscina, campi da tennis e perfino una nuova strada più comoda per raggiungerla, autorizzata in brevissimo tempo dal Comune. La casa era sempre presidiata dalle guardie ed era di stile modernissimo dell’epoca, disegnata degli architetti Luccichenti e Monaco. Mussolini la trovava orribile, anche se è molto probabile che abbia notevolmente contribuito finanziariamente alla costruzione.

Nella villa Claretta e Ben, come lo chiamava, avevano la loro stanza, discretamente lontana dagli altri ambienti e vicina al rifugio antiaereo, così come avevano un appartamento a Palazzo Venezia, dove Claretta aspettava il Duce mentre lavorava o riceveva. Claretta si interessò sempre del lavoro di Mussolini, dando consigli, parlando e sparlando di questo e di quello. Bisogna riconoscerle comunque il merito di non aver mai coinvolto la famiglia di lui o contrastato Donna Rachele, che pur gelosa e odiando Claretta continuava la sua vita semplice crescendo i figli.

La relazione non era ben vista dai gerarchi, che temevano un’eccessiva influenza di Claretta su Mussolini e lo esponevano a critiche sulla moralità della doppia vita fra moglie e figlie e amante. Tutto cambiò il 25 luglio 1943. Mussolini fu arrestato, imprigionato sul Gran Sasso, liberato dai tedeschi e portato a Monaco, dove si riunì con la sua famiglia compreso Galeazzo Ciano.

I Petacci scapparono da Roma rifugiandosi a Meina (NO) nella villa del marito di Maria, Armando Boggiano. La stampa, ora senza censure, poteva parlare liberamente della storia di Claretta e dei traffici dei Petacci, che ora erano in pericolo. La villa alla Camilluccia venne confiscata con l’accusa (infondata) di essere stata acquistata con fondi statali, e dopo la guerra venne restituita ai Petacci. In seguito fu venduta, abbandonata e definitivamente demolita nel 1975.

Il 12 agosto 1943 i Petacci furono arrestati con pretesto di un mancato pagamento di tappeti e vennero liberati solo il 18 settembre, Mussolini rientrò in Italia il 23 settembre.
I Petacci si trasferirono a Villa Fiordaliso a Gardone mentre Mussolini risiedeva a Villa Feltrinelli a Gargnano con Donna Rachele e i figli. Claretta e Mussolini erano in costante contatto epistolare e telefonico, con Claretta che continuava a dare consigli e a tener su il morale di un Mussolini ormai ombra di se stesso, ma Rachele, che aveva ascoltato una telefonata, non rendeva la vita facile al marito.

Il 1944 fu un anno terribile, iniziato con l’esecuzione di Ciano quando Claretta fu l’unica, insieme a Edda, a cercare di convincere Mussolini a salvarlo dalla fucilazione, con una Repubblica Sociale in pratica governata dai tedeschi e una guerra irrimediabilmente persa. Il 22 aprile 1945 i Petacci riuscirono a partire per Barcellona in aereo. In Italia restarono solo Marcello e Claretta che si rifiutò nel modo più assoluto di lasciare Mussolini, nonostante le forti insistenze di lui.

Il resto è noto, il 26 aprile Mussolini, Claretta, Marcello con moglie e figli, personalità e ministri della RSI con le famiglie partirono da Como cercando di raggiungere la Svizzera. Il 27 furono fermati a Dongo, uccisi il 28 aprile e il 29 appesi a Piazzale Loreto.

Marcello fu condannato a morte, ma i gerarchi non lo vollero con loro per l’esecuzione, si tuffò nel lago e venne ucciso con i mitra in acqua. La moglie Zita Ritossa e i due figli vennero trattenuti dai partigiani, in custodia di Luigi Longo, per 5 giorni e poi rilasciati il 2 maggio. Zita confessò ai figli adulti di essere stata ripetutamente abusata dai partigiani durante la detenzione.

Claretta fu sepolta il 30 aprile nel campo 16 del Cimitero Maggiore di Milano in una fossa senza nome. Il 2 maggio la salma fu trasferita nel campo 10 e solo nel 1956 il governo italiano permise alla famiglia di trasferire i resti nella tomba di famiglia al Verano, insieme a quelli di Marcello.

Dopo la guerra Maria Petacci, come da istruzioni della sorella nella sua ultima lettera, cercò di recuperare da villa Fiordaliso le decine di valigie e soprattutto le 318 lettere di Mussolini e documenti lasciati da Claretta in deposito ai Conti Cervis, proprietari della villa, ma questi sostennero che Claretta aveva donato loro tutto a compenso dell’ospitalità gratuita della famiglia.

Andarono a processo e nel 1952 i Cervis furono condannati per appropriazione indebita, ma amnistiati come da legge Togliatti del 1946. Tutti documenti furono comunque trattenuti dall’Archivio di Stato.

 


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