Renato Bialetti, figlio del fondatore della famosa azienda che, nel 1933, regalò all’Italia e al mondo la Moka Express, si è spento l’11 febbraio scorso all’età di 93 anni ad Ascona (Canton Ticino – Svizzera).

Nel 1946, egli prese le redini della Alfonso Bialetti & C. Fonderia in Conchiglia fondata nel 1919 ad Omegna (Verbania); nata inizialmente come officina per la produzione di semilavorati in alluminio, essa si trasformò poi in laboratorio di progettazione e realizzazione di prodotti finiti.

Progetto-Moka-Bialetti

La Moka nacque grazie all’osservazione e allo sfruttamento del meccanismo della liscivieuse, uno strumento utilizzato dalle signore per lavare il bucato prima dell’invenzione della lavatrice: esso era costituito da un catino con fondo bucato al di sotto del quale, in un altro contenitore, vi erano cenere e sapone che, a contatto con l’acqua, producevano una schiuma che saliva nella parte superiore dove vi erano i panni.

Renato fu abile nello sfruttare la pubblicità per implementare le vendite di questa caffettiera, prima relegata solo ad un contesto locale e realizzata artigianalmente (fino al 1938 si contavano solo 70 mila pezzi venuti e la Bialetti aveva solo 6 o 7 operai), riuscendo ad arrivare a volumi da produzione industriale.

Istruzioni-per-il-caffe-Bialetti

Questo fu possibile innanzitutto grazie all’apparizione nella prima pubblicità trasmessa durante il Carosello (1953) dello stesso Renato Bialetti sotto forma di caricatura disegnata dalla mano del fumettista Paul Campani: l’omino con abito nero, papillon e baffi divenne subito l’immagine dell’azienda e marchio di qualità con il suo “sì, sì sì sembra facile ma non è; per fare un buon caffè ci vuole la vostra esperienza, la vostra cucina e… la Moka Express Bialetti”.

La Bialetti seppe sfruttare al meglio l’inizio della ripresa post-bellica e del boom economico anche con annunci sui giornali, alla radio e giganteschi cartelloni con cui venne tappezzata ad esempio Milano durante un’importante fiera nel 1956; indipendentemente dal mezzo utilizzato, l’intento era quello di persuadere il pubblico, che aveva ora un potere d’acquisto maggiore, ad acquistare il nuovo prodotto.

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In questo modo la Moka venne sostituita alla caffettiera napoletana e divenne un’icona del design e della produzione industriale italiana, tanto che attualmente fa parte delle collezioni permanenti della Triennale di Milano e del MoMA di New York.

Semplice da usare, economica e duratura nel tempo, quest’invenzione ha dato una svolta non solo al mondo del caffè, ma anche alla ritualità del bere il caffè espresso, prima possibile solo al bar. La preparazione della Moka è ormai diventata un’abitudine e una gestualità quotidiana entrata nelle case di tutti e resa possibile da questo semplice oggetto in alluminio e bakelite, immediatamente riconoscibile dalla sua forma ottogonale, brevettata e rimasta invariata nel tempo.

Carosello del 1958:

Cristina Bargna
Cristina Bargna

Junior industrial designer ossessionata dagli oggetti e dalla loro storia. Dopo anni da pendolare tra Como e il Politecnico di Milano sono partita per Venezia. Otto mesi per imparare come non perdermi tra le calli e vivere la mia passione per le arti visive. Riempio agende con parole o disegni per paura di dimenticare. Conservo dettagli, biglietti di treni, concerti, musei e faccio fotografie con la macchina usa e getta per non poter controllare il risultato. Uso la penna per scrivere immagini e per cercare di capire cosa voglio fare da grande. Adoro i colori primari, le poesie di Wislawa Szymborska e i film di Wes Anderson.