All’alba del 19° secolo, una prostituta che lavorava in un bordello galleggiante nella città di Canton fu condotta da Cheng Ho, un temibile pirata che operava nel Mar Cinese Meridionale, durante la dinastia Qing. Nessuno sa come si chiamasse, il nome che oggi viene usato quando si parla di lei è Ching Shih, che significa semplicemente “la vedova di Cheng”, ma le sue gesta, dopo la morte del marito, superarono di gran lunga quelle del defunto pirata: quando gli succedette arrivò a comandare oltre 1.800 navi e più di 80.000 uomini.

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Volendo fare dei confronti, il famoso pirata Barbanera comandava quattro navi e 300 pirati, nello stesso secolo di Ching Shih, considerata a ragione la più potente dei pirati nella storia conosciuta.

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Suo marito, Cheng Ho, era riuscito ad unire molte organizzazioni di navi pirata cinesi, formando una temibile flotta, la Red Flag Fleet, di cui divenne il comandante assoluto. Sposò Ching Shih nel 1801, quando lei aveva circa 26 anni. Come esattamente andarono le cose non è noto: alcuni storici sostengono che Cheng Ho fece razziare dai suoi uomini il bordello dove lavorava la donna, ordinando anche che gli portassero la sua prostituta preferita, come parte del bottino. Altri sostengono che, semplicemente, il pirata le chiese di sposarlo, e lei accettò, alla condizione di prendere parte alla gestione dell’organizzazione, e anche ad una sostanziosa quota dei beni razziati.

Un dipinto raffigurante la città di Canton, nel 1880 circa

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Sei anni dopo il loro matrimonio, Cheng morì, all’età di 42 anni. Anche sulle cause del suo decesso ci sono pareri discordi: alcuni racconti dicono che morì in mare durante un tifone, mentre altri affermano che fu assassinato in Vietnam. Indipendentemente dalle circostanze, la sua morte lasciò Ching Shih in una posizione precaria.

Il ventunenne Cheung Po Tsai era il figlio adottivo, ed erede, del pirata, a cui passava di diritto il comando della Red Flag Fleet. Il ragazzo tuttavia, era più di un semplice figliastro: il giovane, quando aveva 15 anni, fu fatto prigioniero da Cheng, di cui divenne l’amante. Anche se un rapporto sessuale tra un figlio adottivo e suo padre può sembrare insolito, l’adozione in sé non era del tutto fuori luogo, perché veniva usata per stabilire un rapporto di parentela, in previsione di ulteriori interazioni, solitamente lavorative.

Giunche a Canton, 1880 circa

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Poche settimane dopo la morte di Cheng Ho, Ching Shih divenne l’amante di Cheung Po, ed in seguito i due si sposarono. La cosa più sorprendente è che la donna riuscì ad ottenere il comando della Red Flag Fleet; anche se non era inconsueto che le mogli dei pirati condividessero la vita avventurosa dei mariti (in Cina non esisteva la credenza che una donna a bordo portasse sfortuna), sicuramente non deve essere stato facile, per la pur esperta piratessa, controllare tanti fuorilegge.

Ching Shih, rispetto al marito, comandò una flotta molto più grande e numerosa, utilizzando, per governarla, un codice di leggi molto severe: qualsiasi pirata che disubbidiva ai suoi ordini o a quelli di un superiore doveva essere decapitato sul posto. Il codice era particolarmente insolito nelle leggi che riguardavano i prigionieri di sesso femminile: se un pirata violentava una prigioniera sarebbe stato messo a morte; se il sesso tra i due era consensuale, entrambi sarebbero stati messi a morte. La Red Flag Fleet, sotto il dominio di Ching Shih, non fu mai sconfitta, né dalla Marina Imperiale Cinese, né da quella portoghese, e nemmeno dalla Compagnia delle Indie Orientali, che cercarono più volte, anche alleandosi, di sgominarla.

Dopo tre anni di scorrerie in alto mare, Ching Shih finalmente si ritirò, nel 1810, all’età di 35 anni, accettando l’offerta di amnistia da parte del governo cinese che, non riuscendo a sconfiggerla, preferì patteggiare una onorevole (per lei) uscita di scena: non solo le concesse il diritto di mantenere le sue ricchezze, ma la insignì anche di un titolo nobiliare, e concesse al nuovo al marito il comando di 20 navi della Marina Imperiale. A differenza di molti altri pirati della storia, Ching Shih quindi non subì mai nessuna punizione per i suoi crimini, e visse fino a 69 anni, diventando poi un personaggio della cultura popolare cinese. La sua fama dura tutt’oggi e travalica i confini della Cina: nella serie cinematografica Pirati dei Caraibi, la potente Mistress Ching, uno dei Nove Lords dei pirati, è un personaggio che si ispira alla sua figura, ormai leggendaria.

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Di tutt’altro genere, legato al tema della pacificazione e del perdono, è il film del grande regista italiano Ermanno Olmi, Cantando dietro i paraventi, sempre ispirato alla vita di Ching Shih.

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Sotto, il trailer del film:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.