Uomo di Grauballe è il nome dato a un corpo umano mummificato trovato in Danimarca in una palude da un cercatore di Torba. Il ritrovamento fu del tutto casuale, ma consentì di scoprire la mummia di palude meglio conservata al mondo. Quando il cercatore scoprì il corpo pensò immediatamente a un morto di qualche tempo prima, magari anche della Seconda Guerra Mondiale, ma le analisi sui resti consentirono di datare la mummia al 290 a.C., oltre 2.300 anni fa.

La scoperta della Mummia

Il 26 aprile 1952 un gruppo di cercatori di torba era al lavoro nella palude di Nebelgaard, nello Jutland centrale, in Danimarca, quando uno di loro incappò in un corpo immerso nella torba. Tage Busk Sørensen, infilò la sua pala in qualcosa di più consistente rispetto al residuo vegetale, e grazie all’aiuto dei compagni riuscì a liberare il corpo di una mummia.

La mummia al momento della scoperta:

I cercatori avvisarono quindi il medico locale, il quale sospettò si trattasse di un altro cercatore, tale Red Christian, scomparso nella palude molti decenni prima, nel 1887. Il dottore contattò Peter Glob del museo della preistoria di Aarhus per dare un’occhiata al corpo. Poiché la palude si trova vicino al villaggio di Grauballe, il corpo venne soprannominato “Uomo di Grauballe”.

Il volto dell’uomo di Grauballe al Museo Mosegaard. Fotografia di Malene condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Le condizioni del corpo

Accanto all’uomo di Grauballe non vennero trovati vestiti, monili o altri oggetti. I suoi capelli erano rossi, ma la colorazione non era quella naturale al momento della morte, quanto piuttosto il risultato dell’immersione nella palude. Gli esami autoptici determinarono che l’uomo morì a 30 anni circa, era alto 1 metro e 75 e le sue mani non mostravano i segni di lavoro manuale.

Lo studio dei denti e delle mascelle indica che aveva sofferto di periodi di inedia o di uno stato di salute scadente durante la prima infanzia. Lo scheletro dell’uomo mostrava segni di una significativa carenza di calcio, e la sua spina dorsale soffriva anche delle prime fasi spondilosi deformante, una malattia dell’invecchiamento seguente alla degenerazione dei dischi intervertebrali.

Una mano della mummia, talmente ben preservata da poterne leggere le impronte digitali. Fotografia di Sven Rosborn via Wikipedia:

Oltre all’analisi visiva della mummia, le analisi scientifiche svelarono con precisione l’epoca della morte, databile durante il III secolo a.C.. All’interno dello stomaco si trovava un porridge fatto di semi di erbe ma anche residui di un fungo velenoso chiamato ergot (la famosa Claviceps purpurea).

Cosa uccide l’Uomo Grauballe?

Il fungo fu ingerito probabilmente in modo casuale dall’uomo, che si ammalò rapidamente. La malattia lo rese incapace di lavorare e causandogli sintomi dolorosi fra cui convulsioni, allucinazioni e un forte bruciore alla bocca, ai piedi e alle mani.

E’ possibile che gli abitanti del suo villaggio lo considerassero posseduto da uno spirito maligno

L’uomo di Grauballe morì per un profondo taglio alla gola, ma presenta anche fratture al cranio e a una gamba, forse provocate durante la sua esecuzione oppure dalla pressione della torba.

Il volto dell’uomo di Grauballe ricostruito:

L’uomo fu certamente ucciso dai suoi compagni con un taglio alla gola che va da orecchio a orecchio. Il motivo potrebbe essere riconducibile alla punizione di un reato, ma anche alla sua condizione di malato grave, una situazione cronica che lo faceva apparire diverso sin dall’infanzia.

Purtroppo non sapremo mai se venne ucciso per superstizione o in conseguenza delle sue azioni

Oggi la mummia è conservata presso il Museo Moesgaard ad Aarhus, di cui è una delle principali attrazioni. Esposto in una stanza protetta dalla luce e ai cambiamenti di temperatura, il suo stato di conservazione viene mantenuto in modo da non far deperire il corpo.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...