Ormai da alcuni anni la Zona di esclusione di Chernobyl è stata aperta ai visitatori, similmente a quanto accaduto con i campi di concentramento in Polonia o Germania, così sta accadendo per il luogo teatro dell’incidente nucleare più disastroso della storia dell’uomo. L’area è un museo a cielo aperto, un’immensa Pompei dei giorni nostri, scatenata non dalla furia di un vulcano ma direttamente dagli errori dell’uomo.

Il tempo si è fermato a quel 26 Aprile 1986

Da diverso tempo i turisti possono visitare la centrale e le città satellite che la facevano funzionare. Francesca Gorzanelli, autrice dell’articolo, da tempo propone viaggi alla scoperta di questa reliquia dell’Unione Sovietica, della quale si respira l’odore nelle pareti degli Hotel come in nessun altro luogo d’Europa.

La domanda che molti si pongono è “perché visitare questi luoghi”?

Il visitatore tipico è, differentemente da quanto si possa pensare, tutto tranne che un “dark tourist”, ma spesso una persona di ampia cultura, appassionata di storia e sensibile a temi dell’immediato passato. A Chernobyl, per esempio, si trova l’ultima statua di Lenin rimasta su suolo ucraino. L’Ucraina, come noto, sta attuando una politica di allontanamento deciso dalla Russia moderna, sperimentando una forte apertura all’Europa, e questo rende la zona di esclusione della centrale un vero e proprio museo di reliquie a cielo aperto.

Pripyat, la città satellite costruita per la centrale, impressiona per la sua architettura comunista anni ’70, nella quale è possibile osservare come la natura abbia ripreso a sé gli spazi abbandonati dall’uomo. Nei dintorni della città e in tutta la zona di esclusione si è sviluppato un habitat naturale unico in Europa, dove hanno trovato spazio numerosissime specie di animali. Ad esempio si è re-insediato anche il cavallo di Przewalski, una specie che qui si era estinta negli anni ’70 e che ora è tornata numerosa.

Il viaggio

Si inizia il tour con i permessi rilasciati dal governo ucraino per la Zona di alienazione, che è bene ricordare essere sotto stretto controllo militare e alla quale si accede con il passaporto passando attraverso diversi caselli. Il primo è quello di Dytyatky, raggiungibile soltanto mediante un van autorizzato dal governo, che fornirà anche una guida autorizzata, la quale si dovrà obbligatoriamente seguire perché è impedito girovagare liberamente nella zona.

Il coprifuoco, dalle 22 alle 8, è tassativo

Durante i diversi check-point si verrà perquisiti e si dovranno passare diversi controlli dosimetrici. All’interno dell’area di esclusione si pernotta nella cittadina in un hotel in perfetto stile ex-unione sovietica, un edificio antecedente all’incidente dell’86. Il pranzo dei 3/4 giorni di soggiorno viene servito alla mensa della centrale, frequentata dai lavoratori che oggi ne garantiscono la sicurezza. Un addetto alle pubbliche relazioni condurrà i visitatori attraverso i famosi Golden Corridors, per raggiungere la sala comandi del reattore 2 e 3, mentre quelle del reattore 1 e 4 non sono più visitabili.

In questa centrale, fra questi corridoi, nella sala comandi del reattore 4 le sorti del mondo sono cambiate in pochi istanti

Nella città di Pripyat il tour da accesso anche a siti non turistici come il reattore 5, mai completato, oppure il cimitero dei mezzi di Rossokha, l’appartamento del direttore dell’impianto, la cittadina di Pollesskoe, la gru del porto e molti altri. La visita alla città, forse più che alla centrale, rende bene il metro del disastro:

50.000 abitanti nel 1986 e 0 nel 1987, 16 anni vissuti come città modello e 32 come ghost town più famosa al mondo

Sotto, il Reattore 5:

Rischi per la salute

Entrare nell’area teatro del più disastroso incidente nucleare della storia dell’uomo potrebbe spaventare, ma in realtà i rischi sono (quasi) inesistenti. Le rotte del viaggio sono costantemente monitorate dalle autorità, e il visitatore non rischia nessun tipo di conseguenza. Durante l’incidente l’area fu contaminata a macchia di leopardo e oggi, a parte alcuni “hot-spot” (punti altamente contaminati), il percorso di visita è considerato totalmente sicuro.

Durante la visita si incontreranno anche i “Samosely” (auto-insedianti), persone che sono rientrate a vivere nelle proprie case nonostante i divieti governativi. Si tratta esclusivamente di persone anziane, che vivono da 32 anni isolate da tutto e da tutti, mangiando i prodotti dell’orto, e che non hanno voluto abbandonare le proprie radici nonostante l’incidente. A loro, durante il tour, vengono portati aiuti pratici come cibo non contaminato, medicinali e un po’ di compagnia, che in una vita fatta di estrema solitudine è un bene preziosissimo.

La zona attrae visitatori da tutto il mondo, moltissimi ovviamente dall’Est Europa, tanti dalla Nuova Zelanda e in genere molti dal resto del Mondo. L’area sta conoscendo una “fioritura” del turismo, con 20.000 accessi nel 2017 e ben 60.000 nel 2018, un incremento dovuto anche alla continua pubblicazione di articoli, come quello sul piede d’elefante del reattore 4, che raccolgono un enorme numero di lettori.

Francesca Gorzanelli, autrice del post originale e delle fotografie, ha all’attivo 36 giorni vissuti nell’area di alienazione, con 5 viaggi soltanto nell’ultimo anno. Per informazioni riguardo i Tour dell’area questa la Pagina Facebook di riferimento, mentre questo il sito web dell’autrice.

Chernobyl Tour#11:

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Tutte le fotografie sono di Francesca Gorzanelli.

Categorie: Viaggi

Francesca Gorzanelli

Fotografa, appassionata di luoghi dimenticati e dei percorsi geo-politici che portano tali luoghi all'abbandono. Da oltre tre anni Chernobyl è la mia seconda casa.