Charlotte Salomon, artista ebrea Berlinese, è stata una delle pittrici femminili più originali e pionieristiche del ‘900. La sua opera “Vita? o Teatro?” condensa la sua intera vicenda artistica: circa ottocento composizioni che ripercorrono la vita della pittrice; uno stile innovativo che potremmo paragonare alla graphic novel contemporanea in cui pittura, fumetto, cinema e teatro si uniscono e si mescolano, trasmettendo con immediatezza e lievità attimi di toccante drammaticità storica e personale.

Chi era Charlotte?

Charlotte nasce nel 1917 a Berlino da genitori entrambi ebrei: suo padre Albert chirurgo e professore universitario e sua mamma Franziska Grunwald infermiera.

La madre si tolse la vita quando Charlotte aveva nove anni, lanciandosi dalla finestra; ma le venne detto che essa morì per una grave malattia. Venne anche taciuto che questo era stato solo l’ultimo di una serie di suicidi tra le donne della famiglia.

Nel 1933 con le leggi razziali i nonni materni emigrarono in Francia a Villefranche-sur-mer, ma il padre, con la nuova moglie Paula Lindberg e Charlotte, resistette ancora qualche tempo potendo esercitare la sua professione. In questi anni grazie a Paula, soprano di fama, Charlotte si avvicinò al mondo della musica e dell’arte, tant’è che nel 1935 venne accettata, benché “unica giudea al cento per cento”, alla Scuola Nazionale dell’Accademia di Belle Arti di Berlino; qui apprese le tecniche artistiche tradizionali, lasciandosi al contempo ampiamente influenzare dalle opere d’arte moderne della cosiddetta “arte degenerata”, che segna in modo indelebile il suo stile.

Charlotte con i nonni:

Con il tempo la sua vita divenne inevitabilmente sempre più segnata dalle discriminazioni e limitazioni razziali, finché non precipitò con la Notte dei Cristalli il 9 novembre 1938, che implicò l’abbandono di Berlino da parte di Charlotte, che raggiunse i nonni in Francia,  mentre  il padre con la moglie si rifugiò in Olanda.

Sotto, “La notte dei Cristalli”, dipinto di Charlotte Salomon:

Una notte del settembre del 1939 Charlotte sventò il suicidio della nonna, caduta in depressione a causa degli eventi, e in questa circostanza la pittrice venne a conoscenza della lunga storia di depressione familiare. Un episodio che stravolse l’artista, la catapultò in attimi di ansia e di disperazione e la indusse a vedere l’arte come via salvifica, iniziando a dipingere con energia instancabile quella che in due anni, 1940-1942, sarà la sua grande opera “Vita? o Teatro?”.

Gouache:

Le tavole rilegate sono 800 che aggiunte ai disegni preparatori e agli schizzi divengono più di 1300

L’opera d’arte si può definire totale e coincidente con la vita stessa dell’artista che narra il suo esilio in Francia, la sua vita quotidiana compreso il suo primo innamoramento, in un’impostazione che si può definire una proto-graphic novel.

Gli episodi sono divisi in atti come in un Singspiel (genere teatrale musicale austriaco-tedesco) e danno vita ad un romanzo musicale di esuberante potenza espressiva, in cui ogni tavola fa storia a sé e chiede allo stesso tempo una lettura a strati e concatenata.

Una serie di tempere con didascalie sinuose, parole ritmiche, onomatopeiche e torrenziali, che creano un gioco duale tra suono e colore risucchiando lo spettatore e trascinandolo in un mondo in cui spazio e tempo si fondono e si alternano.

Il lessico espressionista è spumeggiante, dettagliato e con colori ricchi e caldi che richiamano Matisse, particolari della dimensione onirica che richiamano Chagall, scene di forte esasperazione tipica della pittura di Munch.

Autoritratto:

Charlotte delinea ogni avvenimento con una delicatezza tipica femminile, in cui il linguaggio, all’epoca assolutamente inedito, varia a seconda del soggetto trattato. La continua metamorfosi stilistica è testimoniata da centinaia di fogli che toccano in modo diretto o metaforico le esperienze salienti della formazione affettiva e culturale della pittrice: fotografia,  negativo storpiato, fermo immagine, illustrazione deformata.

Ora sono documento, ora ironia, ora metafisica onirica, ora poesia filosofica

La memoria messa in scena non è immediata, è l’osceno privato e pubblico del novecento trattato ed elaborato in parole, immagini e musica, con personaggi, dialoghi, fratture, cambi di prospettive, cambi temporali e spaziali: un opera che ibrida codici e linguaggi diversi.

Charlotte narra l’intrico tra la sua storia personale e la storia collettiva ed in entrambi i flussi si sviluppano trame drammatiche, creando una simmetria perfetta tra la serie catastrofica delle circostanze esteriori e le tragedie interiori della sua vita personale, sviluppando una tendenza compositiva che racconta gli avvenimenti attraverso il trauma: il dolore viene elaborato e non rimosso.

Un’alternanza di vita reale e messinscena shakespeariana, in cui Charlotte ricompone la rottura interiore data della presenza inesorabile della morte nella sua storia familiare e contemporaneamente nella storia europea. Attraverso la presenza delle maschere replicate all’infinito o variate nella forma riesce a spezzare la catena fatale dei suicidi, mettendo in figura Tutta la Storia:

Quando la misura di vita è colma, occorre ripartire dal teatro

Il tempo trascorre, ma sull’Europa soffia il terrificante vento delle persecuzioni razziali. Nel 1943 è costretta a consegnare tutte le sue opere ad un amico, e nel mese di settembre sposa Alexander Nagler, anch’egli rifugiato tedesco.

La coppia viene incarcerata

Dopo l’incarcerazione le notizie riguardo la sua vita diventano frammentarie. Muore a 26 anni, incinta di qualche mese, dopo aver raggiunto Auschwitz, forse il giorno stesso del suo arrivo in seguito al terribile viaggio in treno verso il campo di concentramento.

Pietra d’inciampo, Wielandstr 15 Berlino. Fotografia di Paul Baden condivisa con licenza Crative Commons via Wikipedia:

La pittrice viene dimenticata per lungo tempo, forse per essere troppo all’avanguardia, finché Willem Sandberg non organizza allo Stedelijk di Amsterdam una prima mostra retrospettiva alla quale seguono importanti tappe internazionali e non ultima la scelta di Carolyn Christov-Bakargiev che la inserisce nel 2012 nell’esposizione Documenta di Kassel sancendo, come ricorda Joel Cahen (direttrice del Jewish Historical Museum di Amsterdam), “la sua entrata definitiva nel mondo dell’arte moderna”.

L’opera di Charlotte Salomon trova invece per la prima volta una veste italiana con la  pubblicazione e traduzione integrale del suo “Vita? O teatro?”, il volume illustrato con cofanetto edito da Castelvecchi Editore, che oggi resta un monumento artistico e letterario, quasi un’opera d’arte totale di una forza sconvolgente, un’opera che si collega intensamente al mondo odierno, alle modalità di comunicazione e relazioni, basate su immagini, suoni e messaggi intuitivi.

Forse il più grande libro del Ventesimo secolo.
Come opera d’arte visiva, è un trionfo.
Come romanzo, è un trionfo

Jonathan Safran Foer

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.