Il nome di Charles Savage incarna il potere dell’Uomo Bianco. Dell’Arma da Fuoco. Della Tecnologia. Diversamente da Cortès e Pizarro, che abbatterono imperi grazie a cavalli, corazze e armi bianche, Savage, riuscì a ottenere spettacolari vittorie solo grazie alla “magia” della Polvere da Sparo.

Scritti ottocenteschi lo resero un’icona della ferocia dei primi colonizzatori bianchi dell’Oceano Pacifico. In questo caso simili ai conquistadores spagnoli, erano mossi da un’insaziabile avidità e ambizione che li conduceva a straordinari successi o rovinose sconfitte.

Bau Spirit House ‘Bure Kalou’ circa 1849:

Savage, forse di origine svedese, lavorava in Australia come marinaio. Nel 1807 s’imbarcò col brigantino Eliza e fece naufragio nell’arcipelago delle isole Fiji. Qui inizia una storia romanzesca.

Salvatosi per un pelo, si ritrovò in un’area non mappata dalle carte e abitata da feroci tribù di cannibali. Tuttavia, riuscì a rapportarsi senza venir ucciso e mangiato, anzi, ebbe modo di entrare addirittura nelle simpatie del vunivalu “Grande Capo” di Bau, uno dei più potenti stati delle Fiji (lo aiutò anche il parlare un po’ il figiano).

Sfoderò così il suo segreto:

il Moschetto

Una diabolica canna di ferro che rombava come tuono e uccideva come fulmine. Basti per un attimo mettersi nei panni di un primitivo e immaginare il terrore che un mezzo del genere poteva provocare. L’arma bianca toglie la vita materialmente ed è ben visibile la sua azione, l’arma da fuoco invece opera secondo un meccanismo non evidente. Inoltre, nessuno gli avrebbe mai rubato il moschetto dal momento che per i figiani, sembra, fosse qualcosa di taboo “proibito”.

Kai Colo, guerriero Fijiano:

Intuendo i poteri di Savage, il vunivalu pensò di utilizzarlo per estendere il suo regno. La prima campagna militare fu diretta contro Kasavu. Savage, imbracciando la sua arma, scivolò nel fiume con una canoa e incominciò a bersagliare il villaggio alla distanza. Si favoleggia che per la strage molti dovettero ripararsi sotto le cataste di morti e il fiume si tinse di rosso. Non sarà stato così perché Savage non aveva una mitragliatrice ma, senza dubbio, l’uomo risultò decisivo per la vittoria, anche solo a livello di timore generato nel nemico. Proprio il caso di dire “un uomo, un esercito”. In seguito Savage costituì una legione straniera di naufraghi bianchi che, in combattimento, si dimostrarono superiori ai guerrieri figiani. Dopo Kasavu, altri villaggi vennero investiti dal “castigo divino” di Savage.

Per sottomettere il nemico, elaborò una modalità infallibile che lo metteva fuori portata dalle offese e in posizione dominante. Creò una struttura in legno a prova di freccia e lancia, una sorta di primitivo e impenetrabile “carro armato senza ruote”, da sistemarsi in posizione sopraelevata rispetto alle palizzate difensive, dalla quale poteva fare fuoco nella più totale impunità. I difensori non potevano che alzare le mani e arrendersi all’infernale tecnologia dell’uomo bianco.

Bau, antica capitale delle Fiji:

Grazie ai sensazionali trionfi Savage fu colmato di onori. Venne elevato allo status di guerriero e nobile, gli venne concesso un harem di donne di alto rango (circa 30) e una moltitudine di servi. Sembra che gli mancassero, per una vera felicità, alcol e tabacco. Vizi del vecchio mondo difficili da dimenticare. Si è anche ipotizzato che, per una completa “indigenizzazione”, abbia compiuto atti di cannibalismo, ma invece pare che si sia opposto a questa pratica (a suon di fucilate).

La sua figura suscitava un misto di rispetto e paura e il suo potere crebbe esponenzialmente, in particolare, per l’aver avuto figli con altolocate donne di svariate tribù. Alla sua morte, il suo sangue rischiava di impossessarsi di tutto l’arcipelago delle Fiji (in questo assimilabile a Gengis Khan che sembra abbia avuto 20.000 tra figli e nipoti e che, ancora oggi, il suo DNA sia presente su 1 uomo su 200). Questa dinamica, si suppone, sia stata la causa della sua rovina.

Una druas Fijiana:

Nel 1813, Savage e altri europei, stavano aiutando la nave da commercio Hunter. A un tratto, subirono un’imboscata dell’ostile tribù dei Wailea. In notevole inferiorità numerica, riuscirono fortunosamente a fuggire e, senza fiato, si asserragliarono su una piatta collinetta che, avendo uno stretto passaggio, risultava difendibile. I moschetti dall’alto tenevano a bada gli inferociti indigeni. Dopo un po’ l’assedio fu interrotto da una tregua.

Savage e un certo Dillon proposero così uno scambio: loro se ne sarebbero andati indisturbati e in cambio i Wailea avrebbero riavuto otto dei loro compagni prigionieri sulla Hunter. A scambio non ancora avvenuto, i Wailea chiesero di fare la pace, invitando gli assediati a scendere. Savage accondiscese, diversamente da Dillon, e disarmato. Un atto di grande coraggio o forse di spavalda temerarietà. In ogni modo parlamentò col capo Wailea e cercò poi di convincere Dillon a unirsi a loro. All’improvviso, l’indigeno esasperato per l’empasse, attaccò a tradimento Savage e, ficcandogli la testa in uno stagno, lo soffocò a morte.

La Morte di Chales Savage:

Si racconta che Savage finì mangiato e che con le sue ossa vennero fatti aghi da marina. La sua prodigiosa e picaresca avventura si concluse così in combattimento dopo 5, lunghi, anni in quelle remote isole del Pacifico.

Riccardo Dal Monte
Riccardo Dal Monte

Sono un docente di storia e filosofia di liceo e ho scritto per la hobby&work “la via del coraggio. Dal guerriero antico al soldato moderno, la vittoria dell'uomo sulla paura”. Sono il fondatore di “riccardo dal monte tour” che organizza tour notturni nelle città d'italia all'insegna della storia, dei misteri e dei grandi personaggi. Amo molto viaggiare e fare reportage, in particolare (storia recente bosnia-kosovo, storia contemporanea normandia-verdun-gibilterra, storia antica peloponneso-etruria) e natural-leggendari (transilvania, highlands scozzesi, cimmeria-crimea, isola cimbrico-germanica di asiago).