Charles Frederick Worth: il commesso che inventò l’Alta Moda

Charles Frederick Worth è considerato il padre indiscusso dell’alta moda. Con lui si inaugura la stagione di quella generazione di creativi che oggi chiamiamo “stilisti” e “fashion designer”.

Fautore di un nuovo modo di concepire il lusso come fenomeno di diffusione di massa, è colui che spalanca per primo le porte dorate della haute-couture al mondo, in un’epoca in cui influencer e Social Media sono ben lungi dall’esistere.

Charles Frederick Worth in un ritratto di Nadar degli anni ottanta dell’ottocento (fonte Wikipedia)

Prima della sua epoca, la figura del sarto era considerata subordinata a quella del cliente che, a suo piacimento, decideva in prima persona come e quando incontrarlo, a riprova di come il concetto di abbigliarsi secondo le mode del momento fosse solo ed unicamente ad appannaggio di pochissimi eletti.

Fino alla metà degli anni ottanta dell’Ottocento, la piramide produttiva era strutturata in questo modo: l’ideazione e l’adozione delle tendenze erano prerogativa degli abitanti delle corti, sempre attenti a proporre nuove fogge, adottare o respingere idee per allinearsi alle mode dettate dagli altri paesi europei.

Successivamente occorreva fabbricare il tessuto; il processo proseguiva quindi con la figura degli artigiani, che lo producevano materialmente, fino ad arrivare a quella dei mercanti che lo vendevano al dettaglio. Il tessuto raccontava tantissimo del suo proprietario che, più ricco era, più stoffe pregiate commissionava.

I restanti addetti ai lavori come sarti e ricamatori, erano considerati dei semplici esecutori a domicilio che venivano pagati+++++++ esclusivamente in base alle ore di lavoro impiegate nella manodopera.

Riconosciuti dalle corporazioni delle arti e dei mestieri nel 1675 col nome di couturiéres, da poco più di un secolo e mezzo erano entrati a far parte di un elenco di figure professionali, a cui era stato riconosciuto il diritto di vestire solo uomini, donne e bambini di alto rango.

Un sarto all’opera in un dipinto di Giovanni Battista Moroni, 1570ca. (fonte Wikipedia)

Con l’entrata in scena di Charles Worth nel mondo della moda, il processo creativo così com’era conosciuto fino a quel momento, subisce un forte scossone: la scelta di dettare un trend non compete più al committente ma al sarto/couturier, che si accolla il compito di ideare e realizzare i modelli più fantasiosi con i materiali più pregiati. E lo fa per chiunque possa permetterselo, a prescindere che siano cortigiani, nobili o borghesi.
Ma chi è quest’uomo così audace e geniale, vi starete chiedendo?

Charles Frederick Worth nasce a Boume, in Inghilterra, nel 1825. Quando la sua famiglia, di estrazione alto borghese, finisce per perdere tutto il suo patrimonio a causa dei problemi d’alcolismo che affliggono il capofamiglia, il giovane Charles ha necessità di rendersi indipendente e, appena dodicenne, si rimbocca le maniche, balzando da un emporio di tessuti a un altro, dove ha la possibilità di maneggiare e studiare da vicino la sua futura materia prima.

Dalle foto d’epoca che ci pervengono non sembrerebbe, ma è considerato da tutti un adolescente molto affascinante: non molto alto, non longilineo, peluria appena accennata sul volto, appare tuttavia molto sicuro di sé; possiede infatti il classico aspetto rassicurante da “lord inglese” che ti accoglie sull’uscio della porta con tanto di tazza di Grey Tea e vassoio di biscottini scones. “É semplicemente delizioso!” dicono di lui. E noi ci crediamo.

Sempre vestito di nero – intanto, dalla Rivoluzione Industriale in poi l’uomo borghese ha fatto scempio del colore, prediligendo tinte neutre a oltranza a mo’ di status symbol – con la camicia rigorosamente inamidata e l’immancabile jabot – il padre della cravatta moderna, accessorio fondamentale della moda maschile dell’epoca –  lavora con costanza e disciplina fino ai vent’anni, età in cui decide di raccogliere quanto guadagnato fino ad allora per trasferirsi definitivamente nella capitale francese.

La moda borghese dai toni neutri dei primi decenni dell’ottocento (archivio personale di Daria Cadalt)

Arriva a Parigi nel 1845, dove viene assunto come commesso presso i celebri “Magasin de Nouveautés Gagelin e Opigez” al 93 di Rue de Richelieu, diventando uno degli addetti alla vendita di accessori femminili.

Dagli anni trenta dell’Ottocento, a Parigi come in tutta Europa, erano iniziati a sorgere prepotenti i Grandi Magazzini, una serie di grandi locali commerciali il cui mantra era sempre lo stesso: ridurre i costi per vendere sempre di più. Suona quasi famigliare, vero?
Questo richiedeva, naturalmente, una produzione mirata ed efficace, capace di offrire costanti novità. Ogni reparto era specializzato in un genere merceologico e aveva un proprio responsabile da cui dipendeva ogni cosa. E per riuscire ad accattivarsi le buone signore della borghesia, si attuavano dei veri e propri escamotage scenografici, una serie di tecniche per l’abbellimento dei locali sia esterni che interni (le prime vetrine).

I cataloghi pubblicitari che sponsorizzavano gli ultimi prodotti in vendita venivano stampati ad ogni stagione e circolavano, copiose, le riviste dedicate, allo scopo di tenere sempre informate le signore sulle ultime novità – il tutto è descritto alla perfezione nel romanzo “Au bonheur des dames ” in italiano “Al Paradiso delle Signore di Emile Zola, pubblicato qualche decennio più avanti.

“Robes de la Maison Gagelin” rivista di moda dell’epoca (archivio personale di Daria Cadalt)

Le mansioni di Worth una volta assunto ai “Magasin de Nouveautés”, non si limitano però a quelle di un semplice commesso; ha infatti la libertà di poter assistere alle prove dei capi, interferire sulla vestibilità e proporre soluzioni alternative sull’effetto delle stoffe, talvolta servendosi di un modello in carne e ossa, una grande innovazione per i tempi.

La prima modella di Worth si chiama Marie Vernet. E’ anche lei una commessa, e presto diventa sua moglie. Marie ha quindi il diritto di essere considerata la prima modella della storia, e su questo non si discute.

Di li a poco, Charles inizia anche a disegnare abiti per conto dei proprietari dei magazzini, creazioni che, furbescamente, decide di far indossare all’attraente moglie per fare colpo non solo sui due uomini, ma anche sulle donne in visita al negozio. In cinque anni riesce ad aprire un reparto di confezione tutto suo e a diventarne responsabile.

Nel 1857 Worth decide di congedarsi dai suoi datori di lavori per tentare la fortuna in proprio. Con lui c’è un amico di origini svedesi, Otto Bobergh, che diventa tra i suoi più fidati collaboratori.

Gli inizi non sono proprio facili, anche perché gestisce diverse operaie a cui deve corrispondere una paga, e la richiesta di modelli non è proporzionata alla mole di lavoro. Ma presto arriva la prima commissione importante, quella di Pauline Von Metternich, moglie dell’ambasciatore prussiano alla corte dell’imperatore Napoleone III. La fascinazione per quei modelli tanto rivoluzionari è tale che la donna lo presenta immediatamente all’imperatrice, e qui avviene la svolta. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Pauline Von Metternich in un bellissimo dipinto di Franz Xaver Winterhalter del 1860 (fonte Wikipedia)

Il 1853 era stato l’anno delle nozze tra Napoleone III, nipote di Napoleone Bonaparte, e di Eugenia di Montijo. Il matrimonio aveva già contribuito a un momento molto importante della carriera del sarto; l’atelier Gagelin & Opigez era infatti stato incaricato di fornire il corredo per la futura imperatrice e quella era stata l’occasione per mettersi in mostra con un modello proprio: un mantello ispirato ai modelli dell’antichità classica, in un’epoca in cui le linee semplici e poco strutturate che avevano caratterizzato il periodo del Direttorio erano ancora molto in voga. Ancora per poco. Di lì a poco si sarebbero infatti insidiati nuovamente quei capi “complessi” tipici della fase pre-rivoluzionaria, come crinoline e busti steccati.

Con le nozze della coppia si era inaugurata l’epoca del cosiddetto “Secondo Impero” dove tutto ciò che avesse a che fare con l’universo della bellezza e della tendenza ruotava, ovviamente, attorno ai gusti e alle volontà dell’Imperatrice. In particolare, da qualche tempo Eugenia era andata in fissa per l’ultima fase “felice” dell’Antico Regime e per quella sfortunata regina finita ghigliottinata, Maria Antonietta d’Asburgo Lorena, nelle cui vesti si era anche fatta ritrarre dal celebre pittore tedesco Franz Xaver Winterhalter.

Worth a quel punto capisce benissimo dove e come collocarsi all’interno di questa nuova dimensione e, per fare colpo, inizia ad ispirarsi a quel gusto preciso, per adeguarsi a quei desideri di ostentazione e revival che percorrono non solo i sentimenti della sovrana, ma dell’intera società parigina.

Il sarto inglese fiuta e crea, riuscendo presto ad entrare nelle grazie dell’Imperatrice, della quale  diventa presto il couturier ufficiale.

L’imperatrice Eugenia “a la Marie Antoinette” dipinta da Franz Xaver Winterhalter, 1854 (fonte Wikipedia)

Dagli anni sessanta dell’Ottocento, Worth inizia anche un po’ a sperimentare: anzitutto inventa il pouf. Avete presente le sorellastre del film Disney Cenerentola? Quelle spocchiose che, camminando, danno le spalle alla piccola sguattera chinata sul pavimento lercio? Se sì, a parte il trauma da fratello minore schiavizzato, ricorderete anche quel loro buffo incedere a mo di Nonna Papera. Ebbene quella postura, quel volume eccessivamente “sporgente” del loro lato B – degno della più in forma tra le sorelle Kardashian – è opera del pouf,  o sellino, o cul de Paris. Trattasi, nello specifico, di una protuberanza – posticcia o creata col tessuto – a sostenere l’abito nella parte posteriore della gonna, in modo da ricreare un effetto cascante, abbastanza scenografico, di altra stoffa verso il basso.

Avendo spostato volume dalla parte anteriore del corpo a quella posteriore, il sarto regala alle donne maggiore facilità di movimento del busto e degli arti superiori. Una genialata in pratica, oltre che un vero sollievo per camminatrici!

Tournure, un’evoluzione del sellino. Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia.

Ciò che cerca di fare Worth in realtà – sempre osservando massimo rispetto per le volontà e i desideri dell’Imperatrice, sia ben chiaro – è cercare di semplificare il più possibile i volumi senza stravolgere le fogge. La sua lunghissima esperienza in materia di stoffe e tessuti – diventa uno dei massimi promotori delle preziosissime sete di Lione – diviene la base per alcuni dei suoi modelli più iconici, per cui il taglio costituisce una struttura precisa su cui applicare ogni sorta di decorazione romantica tipica dell’Ancient Regìme, senza intaccare la vestibilità del capo e le atmosfere tanto care alla sovrana.

Inoltre, Worth è il primo ad introdurre il concetto di marketing e di Personal Branding – cuciva egli stesso, ad una ad una, le etichette col suo marchio su ogni modello – il primo a pensare di fornire i suoi cartamodelli al mercato internazionale preferendo la diffusione piuttosto che la contraffazione, ed il primo a concepire un abbigliamento diviso per stagioni – autunno-inverno/primavera-estate – introducendo il concetto di collezione, non tenendo più conto del capriccio o della struttura fisica del cliente ma solo di quello che può fare più o meno tendenza, in un periodo piuttosto che in un altro. Diviene fornitore delle corti di Francia, Austria – è uno dei sarti di riferimento della principessa Elisabetta di Baviera – Italia, Svezia, Spagna e Russia. Lavora per le corti, per la borghesia e per lo spettacolo. Da cinquanta collaboratori iniziali l’azienda passa, nel 1870, a più di un migliaio di lavoranti.

“The House of Worth” l’atelier storico sito in Rue de la Paix n.7 a Parigi (fonte Wikipedia)

Negli anni ottanta Worth è costretto a chiudere momentaneamente la Maison storica a causa del conflitto franco-prussiano, ma Parigi continua ad essere il centro delle nuove tendenze europee e la borghesia continua a ricercare, nelle idee e nelle mani di quel grande sarto, tutte le novità in fatto di tendenze e revival storico.

Costumi teatrali realizzati da Charles Worth, 1880 ca. (Archivio personale di Daria Cadalt)

La riduzione del diametro delle sottostrutture a favore di volumi ricreati tramite drappeggi di tessuto, rappresenta il passaggio fondamentale dalla prima all’ultima fase della sua produzione. La stessa in cui introduce il concetto di abito intero, il celebre Princess, un pezzo unico che fascia anche le forme più “insidiose”, precursore di quello che sarebbe diventato l’abito per antonomasia indossato dalle nobildonne della Belle Epoque. Dall’idea di Princess deriva anche la nuova moda del busto-corazza, un corsetto steccato che si allunga sia sul davanti che sul di dietro, favorendo così una linea sempre più sottile e aderente.

Ecco che la silhouette cambia nuovamente e la struttura dall’aspetto “rinforzante” del bustino – come nei ritratti dei grandi signori del cinquecento – suggerisce una connotazione del tutto nuova della figura femminile, che diventa sempre più mascolina e contribuisce ad inserire Worth in un dibattito culturale che coinvolge sempre più scrittori, artisti ed intellettuali. Il tema è quello della Femme Fatal, suffragato dai miti di personaggi come Salomè e Medea – tra le più interpretate nelle piece teatrali dell’epoca – in contrapposizione con la visione romantica della donna “bambola” dedita solo alla casa e alla cura della famiglia. Non a caso risale proprio a questo periodo la nascita dei primi movimenti femministi.

La toeletta di Salomè in un’illustrazione di Aubrey Beardsley per l’edizione del dramma di Oscar Wilde, 1896 (fonte Wikipedia)

Gli anni novanta dell’Ottocento segnano una serie di cambiamenti definitivi nella Maison Worth. Il figlio maggiore Jean Phillipe, assume la maggior parte dei compiti creativi per via della salute precaria dell’anziano padre, contribuendo alla comparsa dei primi “giapponesismi” grazie all’utilizzo di stampe ed elementi ricamati, evidente suggestione del nascente movimento Art Nouveau, ma questa è un’altra storia.

Charles Frederick Worth muore a Parigi nel 1895, lasciando il proprio impero in eredità alla sua progenie che lo manterrà sino al 1954, anno in cui verrà acquistato dalla Maison Paquin. Le sue tecniche innovative e la capacità di considerare “l’arte di vestirsi” come un business hanno completamente rivoluzionato la storia della moda, gettando le basi per quella che, ad oggi, è l’impresa più longeva e proficua dell’economia mondiale: la haute couture.


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