Charles Dickens (1812-1870), grandissimo scrittore e giornalista britannico narrò nei suoi libri le miserevoli condizioni di vita dei bambini poveri dell’epoca vittoriana. Un uomo dall’animo sensibile a cui fece orrore, ad esempio, il modo nel quale venivano trattati gli schiavi negli Stati Uniti.

Charles Dickens

Dickens è stato molto amato dai suoi contemporanei, che lo consideravano l’incarnazione di quelle virtù domestiche così celebrate in epoca vittoriana. Eppure, l’uomo capace di scrivere uno dei testi più poetici e struggenti dell’800 inglese, Canto di Natale, aveva un suo lato oscuro, oltre a essere imperfetto e infedele come un uomo qualsiasi.

Catherine Hogarth Dickens – 1838

Nel bel mezzo di una separazione parecchio contrastata, dopo 22 anni di matrimonio, Dickens tentò di far passare per pazza la moglie Catherine, in modo da liberarsi di lei in maniera quasi definitiva.

Che la vita matrimoniale dei Dickens – genitori di ben dieci figli – fosse infelice, era cosa nota già all’epoca, grazie a numerose dichiarazioni dallo scrittore. Nel 1858 Charles addirittura ne fece pubblicare una su alcuni giornali, di carattere straordinariamente personale:

“La signora Dickens e io abbiamo vissuto infelicemente insieme per molti anni. Quasi nessuno che ci abbia conosciuto intimamente può non aver saputo che siamo, sotto tutti gli aspetti di carattere e temperamento, meravigliosamente inadatti l’uno all’altro”.

Una presa di coscienza di incompatibilità caratteriale non era ovviamente sufficiente per giustificare l’insolita (per l’epoca) decisione di separarsi, e Dickens accennò a uno squilibrio mentale della moglie che, a suo dire, non era nemmeno in grado di occuparsi dei figli. I giornali americani, non così benevoli con Dickens come quelli britannici, insinuarono che forse si trattava piuttosto della “tendenza alla corpulenza” di Catherine a disgustare “un uomo di gusti eleganti” come Dickens.

Catherine Hogarth Dickens nel 1852

Innegabilmente Dickens si era, nel corso del tempo, affezionato prima alla sorella minore di Catherine, Mary, che andò a vivere con la coppia dopo il matrimonio, e morì giovanissima tra le sue braccia nel 1837; in seguito anche a un’altra sorella nubile di Catherine, Georgina, che si era trasferita a casa Dickens quando aveva 15 anni.

Georgina Hogarth con una delle figlie di Dickens

Ma non solo, Georgina Hogarth rimase a vivere con il cognato e tutti i bambini, tranne il maggiore, nella casa di famiglia, dopo la separazione della coppia. Rifiutò addirittura due proposte di matrimonio (inutile ricordare quanto fosse importante per una donna sposarsi a quell’epoca) per fare la governante di Dickens, mentre Catherine e il giovane Charles Junior si trasferirono altrove.

Lo scrittore smentì ostinatamente ogni insinuazione su una possibile relazione con la cognata, che secondo la legislazione dell’epoca sarebbe stata considerata incestuosa e quindi penalmente perseguibile, così come smentì quelle sulla sua liaison con l’attrice Ellen Ternan. Lei aveva 18 anni quando incontrò lo scrittore, lui quarantacinque.

Ellen Ternan – 1858

Per molti decenni l’opinione comune sia tra i lettori sia tra gli storici, era che tra i due ci fosse una sorta di relazione platonica (d’altronde Ellen aveva la stessa età della figlia minore di Charles), ma oggi è certo che l’attrice fosse l’amante di Dickens, dal quale ebbe anche un figlio, morto ancora bambino.

 
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Di come abbia vissuto Catherine le esternazioni del marito sulla sua persona non si è mai saputo molto. La sua opinione non è mai stata presa in considerazione, ma oggi finalmente qualcuno dà voce alla “sua” storia. Grazie a 98 lettere analizzate di recente dal professor John Bowen dell’Università di York, conservate alla Harvard University, ma mai studiate fino ad ora.

Fonte immagine: Harvard University

Le lettere sono di un amico di famiglia e vicino di casa dei Dickens, il giornalista Edward Dutton Cook, che scrive a un collega le confidenza raccolte da Catherine su quella dolorosa separazione. La donna raccontò all’amico, nel 1879 (poco prima di morire) di vicende avvenute venti anni prima, quando lo scrittore aveva iniziato una relazione con la giovanissima Ellen Ternan, mentre la moglie, forse ormai da molto tempo, “aveva perso molte delle sue attrattive”.

Cook scrive ancora che Charles “provò perfino a farla rinchiudere in un manicomio, poverina!” , e continua nella stessa lettera “Per quanto la legge sulla prova della follia sia cattiva, (Charles) non è riuscito a raggiungere il suo scopo”.

D’altronde, anche una zia di Catherine, Helen Thomson, aveva già raccontato di come lo scrittore avesse tentato di convincere un medico vicino alla famiglia a dichiarare la moglie mentalmente instabile. Per lungo tempo nessuno credette alla Thomson, ma oggi sembra certo che dicesse la verità. Il professor Bowen pensa addirittura di aver individuato il medico che si rifiutò di mandare la donna in manicomio: potrebbe essere Thomas Harrington Tuke, un amico di Dickens, che anni dopo si vendicò del rifiuto definendolo un “medico asino” e “un essere miserabile”. 

Tutto questo getta un’ombra infamante su un gigante della letteratura che viene ricordato anche per il suo sostegno alle riforme sociali, e per i suoi articoli sui trattamenti riservati ai pazienti dei manicomi nella “camera degli orrori”.

Com’è possibile che Charles Dickens abbia tenuto un comportamento del genere?

Secondo Bowen, la storia di Catherine è paragonabile ai tanti abusi, sessuali e non, ai quali sono sottoposte le donne ancora oggi, quando “uomini d’élite” esercitano il loro potere per costringerle ad atti non voluti.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.