Carlo Pedersoli AKA Bud Spencer: la vita e le passioni del gigante buono del cinema italiano

“Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo”. Con questa frase, Bud Spencer si descriveva nel film “Chi trova un amico trova un tesoro” del 1981. Sullo schermo era il gigante burbero ma gentile, sempre schierato tra i buoni. Ma chi era davvero Bud Spencer lontano dallo schermo?

Carlo Pedersoli nacque a Napoli il 31 ottobre 1929, da Rosa Facchetti, di Chiari, e da Alessandro Pedersoli, napoletano, ma originario di Brescia, nello stesso palazzo dove nacque anche Luciano de Crescenzo, di cui fu molto amico. Sin da piccolo si appassionò allo sport, soprattutto al nuoto, con il quale ebbe subito molto successo. Non si fermò però al nuoto: praticò anche il pugilato e il rugby a livello amatoriale: le cronache dell’epoca, anche se la squadra perdeva, nominava Pedersoli come miglior giocatore in campo, oggi diciamo Man of the Match. Nel 1940, a causa del lavoro del padre, la famiglia Pedersoli si trasferì a Roma, dove Carlo frequentò il liceo e si iscrisse alla facoltà di Chimica all’università “La Sapienza”, che però non completò perché la famiglia si trasferì nuovamente, questa volta in Sud America, nel 1947. Carlo lavorò per il consolato italiano di Recife in Brasile, e questo costituì un periodo molto felice della sua vita, anche se di breve durata.

Carlo Pedersoli con la maglia della nazionale italiana nel 1952

Tornò in Italia alla fine degli anni Quaranta, grazie soprattutto al tesseramento della S.S. Lazio Nuoto. Iniziò così la sua brillante carriera sportiva: partecipò ai campionati italiani, sia da solo sia nelle staffette miste; fu il primo italiano a stabilire il record dei 100 m sotto il minuto: accadde a Salsomaggiore, dove coprì due vasche da venticinque metri in 59”5, tempo ripetuto a Vienna pochi mesi dopo, e battuto dallo stesso Pedersoli l’anno dopo a Genova, abbassando il tempo a 58”9. Successivamente andò a Vienna insieme alla nazionale italiana di nuoto in occasione dei campionati europei, dove riuscì a mostrare le proprie capacità: arrivò quinto nei 100 m e quarto nella staffetta a quattro dei 200 m. nel 1951 fu la volta di Alessandria d’Egitto, questa volta per i Giochi del Mediterraneo: in questa occasione si classificò secondo sia individualmente, sia in squadra per la staffetta.

Carlo riprese anche gli studi universitari, ma la chimica lo aveva stancato e si laureò in Giurisprudenza. Nel 1952, rappresentò l’Italia alle Olimpiadi di Helsinki nei 100 m stile libero, arrivando nono. Tre anni dopo, venne convocato a Barcellona insieme alla nazionale di pallanuoto, vincendo finalmente la medaglia d’oro. Sempre nel 1955 con la Lazio vinse il campionato nazionale di pallanuoto. L’anno dopo partecipò alle Olimpiadi di Melbourne, ma nemmeno stavolta riuscì a qualificarsi alle finali. Le sue capacità sportive non passarono comunque inosservate: la Yale Univeristy, infatti, lo invitò a passare alcuni mesi negli Stati Uniti per allenarsi, insieme ad altri giovani atleti promettenti.

Carlo Pedersoli (in arte poi Bud Spencer) primatista italiano dei 50 metri a farfalla

La sua prestanza fisica non passò inosservata nemmeno fra i produttori cinematografici: partecipò, in ruoli secondari, a produzioni italiane come “Quel fantasma di mio marito” e produzioni hollywoodiane come Quo Vadis. Dopo le Olimpiadi di Melbourne, tuttavia, decise di cambiare: si trasferì in Sud America, a cui rimase sempre molto legato, lavorando per la Panamericana, nel tratto tra il Venezuela e la Colombia. Durante quell’esperienza, riuscì a “ritrovare sé stesso, nei limiti e nelle potenzialità”. Lavorò anche per l’Alfa Romeo di Caracas, per la quale corse la Caracas-Maracaibo, e nel frattempo militò nella nazionale venezuelana di pallanuoto. Nel 1960 tornò in Italia, dove a febbraio sposò Maria Amato, che conosceva già da quindici anni, e partecipò alle Olimpiadi di Roma. La moglie era la figlia di Giuseppe Amato, un produttore cinematografico, molto interessato al genero. Questo interesse al momento non era ricambiato da Carlo, che firmò invece un contratto con la casa discografica RCA, per la cui etichetta scrisse i testi di alcune canzoni di Ornella Vanoni e Nico Fidenco.

I primi anni Sessanta furono per Carlo croce e delizia: nel ’61 e nel ’62 nacquero i suoi primi due figli, Giuseppe e Cristiana, mentre nel ’64 morì il suocero e scadde il contratto con la RCA. Pedersoli cambiò nuovamente lavoro, diventando un produttore di documentari per la RAI. Nel 1967, il regista Giuseppe Colizzi pensò di includerlo in un suo film, ma tra l’atleta e il regista ci fu subito attrito. Un primo motivo di screzio fu il compenso: il regista offriva un milione per la parte, ma Carlo ne chiedeva due, per poter estinguere dei pagamenti effettuati con le cambiali. Inoltre, il regista chiedeva di farsi crescere la barba e di imparare ad andare a cavallo, condizioni che Carlo non voleva accettare. Così la cosa sfumò. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, il regista, che non riuscì a trovare nessuno con le stesse caratteristiche fisiche, si vide costretto a richiamare Pedersoli alle sue condizioni.

Bud Spencer in Pari e dispari (1978)

Il film era “Dio perdona… io no!” e tra i personaggi secondari c’era un attore che aveva già partecipato a molte produzioni cinematografiche, ma era sconosciuto al grande pubblico. Il suo nome era Mario Girotti. I due attori comparivano assieme sulla locandina, ma, trattandosi di un film western, Pedersoli e Girotti erano nomi troppi italiani, dunque poco appetibili per il mercato internazionale. Dovettero dunque scegliere dei nomi d’arte: Carlo decise di omaggiare uno dei suoi attori preferiti, usando il nome Spencer, in onore, appunto, di Spencer Tracy, e Bud, giocando con il nome della birra Budweiser, che in Italia veniva commercializzata con il nome Bud, e il significato del sostantivo Bud, cioè bocciolo in inglese, scherzando con le sue dimensioni fisiche. Mario, invece, poteva scegliere fra una lista di nomi d’arte e la decisione fu per Terence Hill.

Cominciò così il successo di una delle coppie più famose della storia del cinema, non solo italiano ma internazionale

La coppia girò insieme diciotto film, non disdegnando comunque anche ruoli individuali. Nel 1970, girarono, diretti da E.B. Clucher (pseudonimo di Enzo Carboni), lo spaghetti-western “Lo chiamavano Trinità…”, che diede loro il successo immediato, e l’anno seguente il sequel “…continuavano a chiamarlo Trinità”, che li consacrò definitivamente nell’olimpo cinematografico internazionale. Da questo momento, la storia della coppia è leggenda. Film come “… altrimenti ci arrabbiamo”, “…più forte ragazzi”, “Chi trova un amico trova un tesoro”, “Non c’è due senza quattro”, “Nati con la camicia” sono diventati veri e propri cult, che in tanti abbiamo rivisto chissà quante volte.

Bud, però, sentiva il bisogno di dare voce al suo estro creativo: scrisse delle canzoni per il suo film del 1977 “Lo chiamavano Bulldozer” assieme ai fratelli Guido e Maurizio de Angelis, meglio conosciuti con lo pseudonimo di Oliver Onions, canzoni che Bud stesso interpretò nel film; girò un film con Dario Argento “4 mosche di velluto grigio”, dedicandosi ad altri generi come il thriller o la denuncia sociale. Strinse amicizia con Steno, che lo diresse nella tetralogia di Piedone (“Piedone lo sbirro” del 1973, “Piedone a Hong Kong” del 1975, “Piedone l’africano” del 1978, “Piedone d’Egitto” del 1980), tratta da un’idea dello stesso Bud Spencer. Nel 1979 vinse il premio Jupiter come attore più popolare in Germania, tanto popolare che nel linguaggio colloquiale venne coniato il verbo “sich budspenceren”, che potrebbe essere tradotto in “picchiare come Bud Spencer”.

Dalla fine degli anni Ottanta Pedersoli lavorò maggiormente in televisione, apparendo solo come cameo in altri film. Del 1994 è l’ultimo film con Terence Hill, “Botte di Natale”, diretto dallo stesso Terence, che però fu un flop. Agli Oscar del 1999, il film “La vita è bella” di Roberto Benigni riportò all’attenzione internazionale il cinema italiano, tanto che la rivista TIME pubblicò una lista degli attori italiani più conosciuti al mondo, in cui Bud Spencer e Terence Hill figuravano rispettivamente primo e secondo. A proposito di questa classifica, Bud Spencer dichiarò: “in Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo ancora oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival”. A metà degli anni duemila, Bud Spencer si ritirò dalle scene.

Bud Spencer e Terence Hill in una scena del film Miami Supercops (I poliziotti dell’8ª strada) (1985)

La sua vita privata, a differenza di altre star, non fece mai scalpore: oltre i due figli grandi, nel 1972 nacque la terza figlia Diamante, che seguì le orme del padre come attrice. Carlo non fu solo un attore: nel 1975 conseguì la licenza di pilota di elicotteri per gli Stati Uniti, la Svizzera e l’Italia, oltre che di aeroplani, mezzi che guidò anche nei film, e che guidò fino alla morte, collezionando mille ore di volo con gli elicotteri e duemila con gli aeroplani. Fu anche un imprenditore: nel 1976 lanciò una linea di jeans, e nel 1981 fondò, insieme ad altri, la compagnia aerea Mistral Air, che venne poi acquistata da Poste Italiane. Negli anni duemila dieci pubblicò diverse autobiografie, in cui narrava la sua passione per il cibo e la filosofia. Si venne anche a conoscenza del fatto che Bud Spencer nei film fu quasi sempre doppiato, nonostante parlasse fluentemente italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese e tedesco. Fu sempre interessato alla politica e sostenne attivamente la destra italiana.

Bud Spencer nel 2015 – Immagine di Michel Buchmann via Wikipedia condivisa con licenza CC-BY 4.0

Morì il 27 giugno 2016, a causa di complicazioni in seguito a una caduta in casa. Gli omaggi non mancarono, sia dal mondo dello spettacolo, sia dalla gente comune, sia dalle autorità italiana e tedesche.

Statua di Bud Spencer a Budapest – Immagine di Elekes Andor via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 4.0

A Budapest venne eretta la prima statua di Bud Spencer al mondo, con sotto la frase tradotta in ungherese “Non abbiamo mai litigato”, pronunciata da Terence Hill durante il funerale. In Ungheria Bud Spencer è una vera e propria icona, simbolo di libertà durante un’epoca in cui vigeva la dittatura e i film statunitensi erano vietati. Anche se la critica italiana lo ha quasi sempre snobbato, nell’immaginario collettivo Carlo Pedersoli sarà sempre il gigante barbuto, di poche parole, che mette K.O. i nemici con un solo pugno ben piantato sulla testa, e potremmo descriverlo con le parole: “corazon gigante y alma soñante…”

Roberta Zuccarello

Laureata doppiamente in Lingue e Letterature straniere, in realtà ho studiato lingue più che altro per no dover dipendere dagli altri quando viaggio. Anche se ogni tanto dei topi e dei paperi mi vogliono a lavorare con loro, sto cercando ancora (di capire soprattutto) qual è il lavoro dei miei sogni. Affronto la vita con la saggezza siciliana, l'organizzazione mentale tedesca, la spericolatezza di una rockstar e l'eleganza di una ballerina classica. O almeno, ci provo.