10 Aprile 1896, Atene. Il Greco Spiridon Louis, Σπυρίδων Λούης o più semplicemente Spiros – Σπύρος, per i greci, completa la prima maratona dei giochi olimpici moderni entrando per primo al Kallimarmaron Panathinaiko stadio, il magnifico stadio nel centro della capitale in marmo pentelico, una meraviglia del mondo antico restaurata nell’800 e splendente a tutt’oggi.

Tutta la nazione è in festa

Alla prima maratona hanno preso parte 17 corridori, di cui 13 sono greci. Spiros ha avuto la meglio sui propri connazionali, il favorito Kharilaos Vasilakos e Spiridon Belokas, quest’ultimo squalificato perché accusato di aver percorso una parte del tragitto su un carretto, in favore dell’ungherese Gyula Kellner.

Sotto, tre atleti durante la maratona, Kharilaos Vasilakos è al centro:

I greci hanno battuto la concorrenza dell’australiano Edwin Flack, del francese Albin Lermusiaux, dello statunitense Arthur Blake e del già citato Gyula Kellner, quest’ultimo l’unico ad aver già corso su distanze simili ai 40 chilometri della gara. Questa è la storia più nota della prima olimpiade, che rese un eroe nazionale Spiridon Louis, tanto celebre che, 40 anni dopo, sarà impegnato a portare un ramo d’olivo di Olimpia ad Hitler durante le Olimpiadi di Berlino del 1936.

Spiros alle Olimpiadi di Berlino del 1936:

La gara è inusuale per gli atleti delle altre nazioni, e l’unico concorrente che tiene testa a Spiros è l’australiano Flack, ancora leader della corsa a 5 chilometri dall’arrivo. Flack riesce a completare il percorso dopo parecchie ore arrivando al Kallimarmaron, dove viene rianimato con del brandy dal principe Nicola di Grecia. Si consola con altri due ori olimpici, negli 800 e nei 1500 metri, e del bronzo nel doppio di tennis.

Fra i 17 partecipanti alla prima maratona manca un nome importantissimo:

Carlo Airoldi

Airoldi è un ragazzo di 26 anni di Origgio, in provincia di Varese, figlio di contadini di modestissime condizioni economiche. La sua storia, unica nel mondo delle Olimpiadi moderne, è fatta di sudore e fatica, di passione e voglia di riscatto sociale ma, infine, bruciata da una cocente delusione.

Carlo è un atleta abituato a correre sulle lunghe distanze. Già nel 1892 vince la Lecco-Milano, e poi la Milano-Torino. Nel 1895 prende parte alla più celebre corsa della sua carriera, la Milano-Barcellona, una marcia massacrante attraverso 1.050 chilometri di percorso fra Italia, Francia e Spagna. Per tutta la gara si trova testa a testa con il francese Louis Ortègue, che si accascia, stremato, a pochi metri dal traguardo. Airoldi, che ha condiviso 12 giorni di tappe appaiato a Louis, non vuole vedere un tanto degno avversario umiliato dal non aver raggiunto il traguardo, e lo prende in spalla.

Al traguardo la scena è surreale:

Airoldi taglia il nastro con in braccio Ortègue

Ai commissari dice: “Io sono primo: l’avversario è con me, ed è secondo!“. Per la vittoria incassa un premio di duemila pesetas, che divide a metà con Ortègue e che serve ai due per pagarsi il viaggio di ritorno in treno. Il particolare del premio sembra irrilevante, ma è da tenere bene a mente.

 
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La forza e la generosità di Carlo lo rendono una celebrità nel mondo del podismo, e inizia a cercare dei finanziatori per partecipare alle Olimpiadi di Atene, che si svolgeranno l’anno seguente in Grecia. Per finanziarsi partecipa anche a numerosi incontri di lotta, e arriva a sfidare la leggenda del West Buffalo Bill in una corsa di 500 chilometri contro di lui a cavallo, sfida che lo statunitense rifiuta.

Partecipare alle Olimpiadi però è un sogno difficile, e la Grecia è lontanissima da Milano

Impossibilitato ad acquistare i biglietti delle navi per il costo eccessivo, Airoldi coinvolge l’editore de “La Bicicletta”, un quotidiano sportivo milanese molto noto all’epoca. Questi accetta di finanziare il viaggio a piedi di Carlo attraverso l’attuale Croazia, Albania, Montenegro e Grecia, una marcia stremante di circa 2.200 chilometri che Airoldi abbrevia di poco prendendo una nave da Ragusa a Corfù per sbarcare infine nell’assolata Patrasso.

Airoldi attraversa diverse peripezie durante il suo tragitto, fra cui un’aggressione a Spalato (dove aveva battuto in una corsa il campione locale) e la ferita a una mano poco prima di Ragusa, odierna Dubrovnik. Nella città del Regno di Dalmazia l’ambasciatore italiano gli sconsiglia di attraversare l’Albania, terra di briganti perdipiù funestata da strade strappalacrime, e gli paga il biglietto per arrivare a Patrasso. Giunto in Grecia si incammina verso Atene, percorrendo gli ultimi 220 chilometri seguendo i binari della linea ferroviaria, l’unica via che allora collegava le due città.

Il 31 Marzo del 1896, dopo oltre 2.000 chilometri di tragitto e 32 giorni di viaggio complessivi, raggiunge la capitale

L’impresa di Airoldi è completata, ha raggiunto la città dei giochi olimpici ed è pronto a iscriversi alla Maratona. Raggiunge il Palazzo Reale, sede del Comitato Olimpico, e racconta la sua impresa alla corte del principe Costantino I di Grecia, presidente del comitato olimpico. I greci rimangono affascinati dalla storia dell’italiano, e questi narra con sincerità le sue imprese sportive. Fra queste non può non menzionare anche la Milano-Barcellona, vinta l’anno prima, e le 2.000 pesetas vinte e divise con il suo avversario.

I Greci, spaventati da quell’uomo piccolo e robusto abituato a camminare per 70/80 chilometri al giorno, trovano l’appiglio per escluderlo:

Per il CIO dell’epoca Airoldi è un atleta professionista

Carlo, disperato, tenta in tutti i modi di spiegare che la sua condizione economica è modestissima, ben lungi da quella di un atleta professionista, e che sogna le olimpiadi di Atene da un anno. I greci non mollano la presa, e la squalifica ad Airoldi rimane esecutiva. Il 10 Aprile del 1896 si svolge la prima maratona, e Airoldi inizia testardamente la gara. L’atleta, il favorito di quelle olimpiadi, viene fermato dai commissari di gara, che lo fanno accompagnare in guardina.

Il sogno è finito

Scrive la Bicicletta:

La corsa Maratona-Atene, che costituiva il classico avvenimento dei giuochi olimpici, ebbe luogo oggi. Vi parteciparono dieci concorrenti fra i quali però nessun italiano, avendo il Comitato mantenuto l’esclusione del nostro Carlo Airoldi. Giunse primo il corridore greco Luis (sic), che coprì i 42 chilometri nel tempo davvero meraviglioso di ore 2,50. L’arrivo del corridore allo Stadio fu accolto dal maggior entusiasmo del popolo greco, che portò in trionfo il vincitore. Non si sa ancora se Luis accetterà la sfida lanciatagli dall’Airoldi.

Carlo Airoldi, che commentava per “La Bicicletta” la sua impresa, scrive:

Vedere arrivare il primo in mezzo a tanta festa ed io non poter correre per delle ragioni assurde fu il più grande dolore della mia vita. L’unica ragione, a quanto parve a molti, è che era desiderio di tutti che il primo fosse un greco e per questo basandosi sul regolamento venni escluso, perché io presi del denaro a Barcellona. Dunque non potevo darmi pace. Il premio d’altra parte era rispettabile: una coppa, una corona e 25.000 lire. Per un giovane che nulla possiede come me, all’infuori del coraggio e che ha quasi la certezza di arrivare primo è un bel dispiacere“.

Sotto, Spiridon Luois entra da vincitore al Kallimarmaron:

Passata l’incredibile delusione delle Olimpiadi, Carlo Airoldi torna in Italia, ovviamente a piedi, dove continua a gareggiare in modo saltuario. La sfida che lancia al vincitore della Maratona, Spiros Louis, rimane senza risposta, e l’atleta continua con la sua vita di sempre. La sua carriera finisce nel 1900 circa, quando vince la Friburgo-Berna, e Carlo prosegue la sua vita da operaio, ben lontano dai premi dei moderni sportivi professionisti del suo calibro.

All’inizio del ‘900 si trasferisce in Sudamerica in cerca di fortuna, dimenticando la Grecia, che aveva amato e di cui aveva scritto:

Dopo tutto mi consolo perché a piedi vidi l’Austria, l’Ungheria, la Croazia, l’Erzegovina, la Dalmazia e la Grecia, la bella Grecia che lasciò in me un ricordo indelebile“.

Nel 1902 torna a Milano, ha vissuto tante vite e compiuto tante imprese, e diviene infine un dirigente sportivo. Muore nel 1929 per complicanze del diabete, aveva 60 anni.

Nel 2004, la prima volta che le Olimpiadi moderne saranno ospitate dalla Grecia dopo il 1896, un altro atleta, questa volta italiano, entrerà al Kallimarmaron da vincitore. Il suo nome è Stefano Baldini e, 108 anni dopo il sogno sfumato di Carlo Airoldi, porta il tricolore sul primo gradino del podio nel leggendario percorso da Maratona ad Atene.

 
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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...