Candy Cigarette, traducibile in “Sigaretta-Caramella”, di Sally Mann, è una delle fotografie più famose del XX secolo. Il soggetto è una giovane ragazza in età pre-adolescenziale, che osserva con sguardo di sfida la fotocamera. Attraverso uno splendido uso del soggetto e dello sfondo, Mann racconta la storia di una bambina che vuole esser donna, cresciuta allontanandosi dalla retta via.

Candy Cigarette, fa parte della pubblicazione “Immediate Family” del 1992, uno dei lavori più famosi dell’artista. Scattata nel 1989, l’immagine raffigura la figlia della Mann, Jessie, che si atteggia a donna con una caramella (probabilmente gomma da masticare) a forma di sigaretta. Mentre i suoi fratelli non guardano la macchina fotografica, e quindi lo spettatore, perché assorti dal gioco, Jessie si rivolge all’obiettivo, con il braccio appoggiato al ventre e la mano che sostiene la sigaretta.

E’ una bambina innocente, ma il suo sguardo è già quello di una donna

Lo spettatore percepisce il fatto che non si tratta solo di una bambina ma di una ragazza, in procinto di diventare donna. Nonostante il titolo dell’immagine chiarisca che la sigaretta è una semplice riproduzione, la naturalezza con cui Jessie imita un comportamento adulto è sconcertante. Il suo sguardo non solo sfida lo spettatore, ma trasmette sensualità e mondanità, quasi portasse con sé la consapevolezza delle difficoltà della vita.

La sigaretta/caramella è un simbolo di ribellione, che completa un’immagine perfetta. Jessie si volta nella direzione della madre fotografa, mentre i fratelli creano sullo sfondo una scena fanciullesca. La bambina esemplifica la tragedia agrodolce dei bambini che crescono, a volte maturando troppo velocemente rispetto alla propria età. Un tema che, per i nati negli anni ’80, era di quotidiana attualità.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...