Ancora negli anni ’50 del 19° secolo, il West degli Stati Uniti era un luogo selvaggio (almeno per i coloni che volevano stabilirsi in quell’ultima frontiera, e non certo per i nativi che lo abitavano da sempre) che attirava ogni genere di avventurieri, un mondo formato prevalentemente da uomini. Le donne o assolvevano al loro ruolo di mogli e madri in quelle difficili condizioni di frontiera, oppure erano ballerine e prostitute che alleviavano la solitudine di cow-boy, pionieri, cercatori d’oro e delinquenti.

Calamity Jane – 1901

In quel mondo denso di testosterone, una donna riuscì a conquistare una fama da avventuriera, una delle poche che poteva cavalcare, sparare, giocare a poker, e soprattutto bere come il più rozzo e duro dei cow-boy:

Martha Jane Canary, più nota come Calamity Jane

Anno 1880 circa

Su di lei si raccontano molte storie, la maggioranza delle quali è probabilmente inventata, oppure largamente esagerata: è difficile distinguere il vero dal falso nell’autobiografia che la donna pubblicò nel 1896, per promuovere se stessa quando, pur di guadagnare qualcosa, aveva accettato di esibirsi nei Musei Dime, dove si tenevano spettacoli economici, destinati a un pubblico popolare.

Anno 1895


Martha Jane, nata forse nel 1852, ma più probabilmente nel 1856, imparò molto presto a cavalcare laggiù nel Missouri, dove il padre faceva il contadino, mentre la madre metteva al mondo, dopo di lei, altri cinque figli.

I genitori di Martha Jane erano irrequieti: lui aveva un passato da giocatore d’azzardo e lei, prima di sposarsi, aveva sbarcato il lunario facendo la prostituta. I due decisero di tentare la fortuna in Montana, cercando l’oro, ma andarono incontro a un destino avverso: la madre morì, forse di polmonite, durante il viaggio, e il padre poco dopo aver portato i sei figli a Salt Lake City, nello Utah, dove aveva ripreso a fare il contadino. Era il 1867, e Martha dovette farsi carico dei fratelli e delle sorelle più piccoli ma, dopo circa un anno, di loro non c’era più traccia nella sua vita. Arrivò in Wyoming, dove si arrangiava come meglio poteva: faceva la cuoca, la lavapiatti, la ballerina e probabilmente la prostituta nello storico Fort Laramie Three-Mile Hog Ranch, una sorta di hotel di passaggio per le diligenze, vicino a Fort Laramie, dove viaggiatori e militari potevano bere, giocare d’azzardo e trovare compagnia femminile in un unico luogo (per inciso, il Ranch ha funzionato come bordello per soldati fino al 1974).

Come fece Martha Jane, da orfana costretta a fare la prostituta, a diventare una delle donne più conosciute del selvaggio West?

Fu certamente d’aiuto il fatto che sapesse cavalcare e sparare, ma ciò che la distingueva dalle altre donne erano abitudini scandalose per l’epoca, come quelle di vestirsi da uomo, masticare tabacco e soprattutto bere molto, fino a diventare un’alcolizzata.

Nella sua autobiografia Martha Jane sosteneva di aver trovato lavoro, nel 1874, come scout a Fort Russell, e di aver partecipato a diverse spedizioni contro i nativi americani. Proprio durante una di queste avrebbe salvato un certo Capitano Egan, che avrebbe coniato il suo soprannome:

Ti chiamerò Calamity Jane, l’eroina delle pianure

Tuttavia, secondo un articolo apparso nel 1904 su un giornale del Montana, in realtà Calamity Jane “Non vide mai un linciaggio e non fu mai coinvolta in una lotta indiana. Era semplicemente un famigerato personaggio, dissoluto e diabolico, ma possedeva una vena generosa che la rendeva popolare”.

Forse la storia raccontata da Martha era esagerata, o forse del tutto falsa. Secondo quanto si diceva all’epoca, il suo soprannome era dovuto agli avvertimenti che lei dava agli uomini: offenderla era come

Corteggiare una calamità


Comunque siano andate le cose, la donna era sicuramente conosciuta con quel soprannome dal 1876, quando venne citata su un giornale di Deadwood (South Dakota), una piccola cittadina che si animò, per alcuni anni, quando venne scoperto l’oro nelle Black Hills. Arrivarono lì alcuni personaggi famosi, come Wyatt Earp, Wild Bill Hickok, e Calamity Jane appunto, una delle prime donne bianche ad avventurarsi in quel territorio.

Wild Bill Hickok

Hickock, altro avventuriero che esagerò molto le sue gesta e finì ammazzato durante una mano di poker in un saloon di Deadwood, incrociò la sua vita, per il breve arco di sei settimane, con quella di Calamity Jane.

Sempre nella sua autobiografia, Martha raccontò di aver rischiato la vita, nel 1875, per consegnare importanti messaggi militari, cavalcando al freddo per 140 chilometri, completamente bagnata. Per riprendersi dalla conseguente malattia andò a trascorrere alcune settimane a Fort Laramie. Pare però che in realtà fosse nello storico Forte in prigione… La seconda parte della storia invece, è vera: nel luglio del 1876 era sicuramente a Fort Laramie, e si unì a una carovana diretta a Deadwood. Fu così che incontrò Wild Bill Hickok, ma probabilmente i due non furono mai amanti, anche se lei affermò, nel 1902, di averlo addirittura sposato.

Calamity Jane sulla tomba di Wild Bill Hickok

Nel 1941 saltò fuori anche una donna, Jean McCormick, che sostenne di essere la figlia, data in adozione, dei due ormai leggendari personaggi. Portò come prova delle lettere della presunta madre (ma Calamity Jane era quasi certamente analfabeta) e un certificato di matrimonio falso. Ed è stata proprio tutta la falsa documentazione fornita dalla McCormick ad alimentare il mito romantico di Calamity Jane, insieme alla sua autobiografia, che era pura propaganda.

E così Calamity Jane diventò un’eroina da romanzo di frontiera, anche se in realtà la sua vita fu più un susseguirsi di lavori umili e malpagati, e sbronze memorabili

Alla fine divenne un’attrazione del Wild West Show di Buffalo Bill e dei Musei Dime, ma  anche se le sue avventure sono solo frutto della fantasia e del racconto del tutto false, rimane il fatto che visse fuori dagli schemi in un mondo di uomini, scandalosamente diversa dalle altre donne. Eppure, probabilmente, la sua leggenda non sarebbe durata così a lungo se non fosse stata legata nella memoria collettiva ad un uomo, Wild Bill Hickock, divenuto uno dei simboli più noti del Vecchio West.

Martha Jane, oltre il mito, viene raccontata sì come un’alcolizzata cronica e “del tutto priva di qualsiasi concezione di moralità”, ma anche come una donna che si prendeva cura dei minatori malati di vaiolo a Deadwood, quando nessun altra voleva farlo, “generosa, indulgente, di buon cuore”.

Alla fine viene fuori il ritratto di una donna anticonformista, uno spirito libero che visse in fretta e morì giovane (nel 1903, a 47 anni, per un’infiammazione delle viscere, ovvero per abuso di alcolici), indipendente e vulnerabile come una moderna icona pop.

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.