Nello stato americano del Kansas, a circa 60 km da Kansas City e vicino a un’ansa del fiume Missouri che separa il Kansas dallo stato del Missouri, c’è la base militare di Fort Leavenworth, che ospita la principale prigione militare di massima sicurezza statunitense, istituita nel 1874, che può custodire fino a 1.500 detenuti.

Al suo interno si trova anche un cimitero, che attualmente conta 298 tombe. 284 di queste appartengono a soldati americani le cui famiglie non hanno chiesto allo Stato le spoglie del congiunto deceduto per seppellirlo. 14 appartengono invece a soldati tedeschi presi prigionieri durante la Seconda Guerra Mondiale.

I tedeschi sono tutti morti impiccati, in tre diverse serie di esecuzioni, nell’estate del 1945.

Ma perché? Le esecuzioni di prigionieri non sono vietate dalle convenzioni belliche internazionali?

Dietro queste esecuzioni, in effetti, ci sono circostanze che esulano dalle vicende di guerra. Ci sono di mezzo, infatti, tre diversi delitti commessi nei campi di prigionia e delle storie che non sono state mai raccontate nei libri di Storia (o, meglio, alcune sì, ma in libri mai arrivati in Italia).

La prima è quella di un uomo finito al fronte senza troppa voglia perché parecchio più anziano della media dei soldati. Il suo nome è Johannes Kunze ed è nato nel 1904. Ha già 38 anni quando, nel 1942, gli americani lo prendono prigioniero in Nordafrica. Finisce a Camp Tonkawa, in Oklahoma, dove i prigionieri sono adibiti al lavoro forzato in agricoltura, un posto pieno di nazisti fanatici che organizzano continuamente fughe e rivolte. Kunze non è per nulla un fanatico, non è nemmeno un nazista, in guerra non voleva nemmeno andarci, e finisce per diventare un informatore degli americani, cui spiffera i nomi dei più violenti agitatori e i loro piani quando riesce ad ascoltare qualcosa.

I nazisti sospettano che ci sia qualche “canarino” tra loro, ma non sanno chi sia. Il fatto che Kunze vada spesso in infermeria è ritenuto normale, proprio perché lui è parecchio più anziano della media dei prigionieri. Ma poi qualcosa va storto. Kunze è abituato a fornire le sue rivelazioni passando un biglietto al medico mentre questi lo visita. Un giorno, al posto del solito dottore, c’è un altro medico, mai visto prima, che per ragioni inspiegabili si rivolge a Kunze in tedesco, facendo nascere dei sospetti in tutti gli altri presenti. Da quel momento in poi, i nazisti sorvegliano Kunze e, quando uno di loro trova tra i suoi effetti personali un altro biglietto pronto per essere consegnato, la sua sorte è segnata.

Un “tribunale segreto” di nazisti lo condanna a morte

La notte del 4 novembre 1943, mentre le guardie sorvegliano l’esterno delle baracche del campo, l’esecuzione si consuma all’interno di una di queste. Kunze è trascinato nei bagni e ucciso a forza di botte da altri 5 tedeschi: Walther Beyer, Berthold Seidel, Hans Demme, Hans Schomer e Willi Scholz.

Sotto, la tomba di Kunze:

Il magistrato che conduce l’inchiesta, Leon Jaworski, oltre 30 anni dopo, diventerà famoso come il procuratore speciale del caso Watergate che portò alle dimissioni del presidente Nixon. Ma in questo momento è solo un giovane giudice che si occupa di rognose questioni di giustizia sommaria tra i prigionieri. Nel 1944, gli tocca pure indagare sull’oscuro caso del campo di Fort Lawton, nello stato di Washington, in cui un prigioniero italiano, Guglielmo Olivotto, è stato impiccato a un albero dalle guardie. Jaworski si sforza di applicare la legge anche contro ogni giustificazione patriottica e, al termine di un difficile processo, ottiene la condanna di 43 soldati afroamericani, rei di maltrattare i prigionieri senza ragione. Ma, decenni dopo, nel 2005 (Jaworski è già morto da 23 anni), si scoprirà che tutti i testimoni gli hanno mentito e che, in realtà, Olivotto è stato ucciso da alcuni membri bianchi della Military Police come intimidazione agli altri prigionieri nel caso avessero pensato di ribellarsi.

Il processo ai 5 assassini tedeschi si svolge a Camp Gruber, in Oklahoma, e si conclude con la condanna a morte per tutti. Ma le esecuzioni sono momentaneamente rinviate per non rischiare di provocare rappresaglie sui prigionieri americani nelle mani dei nazisti. Intanto, Kunze viene seppellito a Fort Reno, in Oklahoma, in un cimitero che accoglie altri 64 prigionieri tedeschi e 6 italiani, morti per malattia o per cause accidentali.

La seconda storia è quella di Werner Drechsler, un giovane sommergibilista (ha solo 20 anni quando viene catturato) imbarcato sull’U-118, affondato al largo delle Azzorre nel 1943. Drechsler è figlio di un antinazista che è stato anche deportato in un campo di concentramento, e dunque non sorprende molto il fatto che si metta a collaborare con gli americani, ai quali forse è direttamente lui a rivolgersi. A Fort Meade, nel Maryland, stando in mezzo a sommergibilisti più esperti, apprende un sacco di importanti informazioni sulle tattiche e le tecnologie degli U-boote, e passa tutto agli americani, che faranno un uso molto proficuo di queste notizie.

La scheda di Dreschler:

Poiché a un certo punto gli americano pensano (a ragione) che Drechsler rischi di fare la stessa fine di Kunze, nel marzo del 1944 lo spostano a Papago Park, in Arizona, uno dei campi di prigionia più confortevoli e tranquilli, divenuto famoso per la fuga di 25 prigionieri nei giorni di Natale 1944: tutti vengono ripresi rapidamente, tranne due che, dopo diversi giorni, saranno scoperti in casa di un funzionario doganale che li ospita, ignaro di tutto, e che è convinto siano persone assolutamente perbene, dato che li ha conosciuti mentre giocavano tranquillamente a scacchi con un ragazzo ridotto sulla sedia a rotelle da una malattia.

A Papago Park non ci sono mai stati episodi violenti, ma purtroppo ci sono diversi sommergibilisti, alcuni dei quali appartengono proprio all’equipaggio dell’U-118 e lo riconoscono. Non si sa come, i tedeschi sospettano che Drechsler sia un traditore e lo sottopongono a un altro processo clandestino, in cui anch’egli finisce condannato a morte. La notte successiva al giorno del suo arrivo, il 12 marzo 1944, Drechsler viene prima brutalmente picchiato e poi impiccato a una doccia da 7 uomini: Helmut Fischer, Fritz Franke, Guenther Kuelsen, Henrich Ludwig, Bernard Reyach, Otto Stengel e Rolf Wizuy.

La tomba di Dreschler:

Anche questi finiscono a loro volta condannati a morte dagli americani, e anche le loro esecuzioni sono posticipate.

I sette assassini di Dreschler:

La terza storia è quella di Horst Gunther, un soldato dell’Afrika Korps nato nel 1920 e catturato in Tunisia nel 1943. Gunther è recluso a Camp Aiken, in South Carolina, quando il 6 aprile 1944 viene strangolato e poi impiccato a un albero, in una goffa simulazione di suicidio, da due commilitoni, Erich Gauss e Rudolf Straub, che lo consideravano, quasi sicuramente a torto, un informatore degli americani. Anche questi due assassini finiscono condannati a morte e le loro esecuzioni posticipate. Gli avvocati dei 14 tedeschi accolgono i rinvii con un certo ottimismo. Secondo loro, a freddo, è più facile ottenere la grazia, tanto più nell’entusiasmo di un’importante vittoria militare come quella statunitense in Europa.

Invece le cose vanno in un altro modo. L’invasione della Germania nazista svela l’orrore dei campi di concentramento e di sterminio. L’opinione pubblica americana è furiosa con i tedeschi, pretende il pugno di ferro contro di loro, nessuno escluso. Quando, nel giugno del 1945, le domande di grazia dei 14 arrivano sulla scrivania del presidente Truman, questi le respinge senza neanche leggerle. Nel vano montacarichi di un deposito abbandonato di Fort Leavenworth viene allestita una forca, e la prima volta che viene messa in funzione è il 10 luglio 1945: a essere impiccati, sono i 5 assassini di Johannes Kunze.

Sotto, il saggio di Wilma Parnell “The Killing of Corporal Kunze”:

Pochi giorni dopo, il 14 luglio, tocca ai 2 assassini di Horst Gunther.

Sulla terza serie di esecuzioni, la data è controversa: alcune fonti affermano che i 7 assassini di Werner Drechsler vennero impiccati il 28 luglio 1945, ma la maggior parte riporta come data dell’esecuzione il 25 agosto.

In Kansas, e particolarmente nella contea di Leavenworth in cui si trova il carcere militare, molti abitanti sono di origine tedesca, discendenti da immigrati del XIX secolo. Il neonazismo non fa molti proseliti, ma una forma di umana pietà, ora che sono passati tanti anni, fa sì che le tombe dei 14 impiccati siano tenute con molta cura e ricevano sempre visite.

Sotto, il libro di Vincent Green basato sulla vicenda di Kunze dal titolo “Extreme Justice”:

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 53 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.