Sono giovani, ricchi, aristocratici e sopratutto inquieti, sempre ad inseguire un ideale di giustizia e libertà, sempre alla ricerca di versi da comporre per descrivere quei sentimenti che sembrano far esplodere la testa e l’anima, tanto sono forti. Loro sono Percy Shelley e George Byron, i due poeti (insieme a John Keats) più conosciuti del romanticismo inglese, che si incontrano un giorno in Svizzera per faccende di donne. Eh sì, perché l’amore è l’altro sentimento che riempie vita e cuore dei due scrittori.

George Byron

Percy Shelley è figlio di aristocratici, che da subito dimostra di non aver nulla a che fare con quella nobiltà terriera a cui appartiene. Gli anni del college, a Eton, gli valgono il soprannome di Mad Shelley (il folle), e quelli dell’università, a Oxford, sono un inferno. E’ troppo diverso dagli altri studenti, con quelle sue idee di anarchia, amore libero e negazione della religione. E’ proprio un opuscolo sull’argomento religione, La necessità dell’ateismo, che lo fa espellere da Oxford.

Percy Shelley

Il padre è furibondo e si rifiuta di continuare ad avere rapporti con quel figlio così eccentrico. Per tutta risposta lui, che ha 19 anni, se ne scappa in Scozia con una ragazza, Harriet Westbrook, che poi sposerà. Intanto chiede al caro amico Hogg se vuole dividere con lui casa e moglie, ma Harriet non ci sta, e frena la sua voglia di amore libero.

Poi lui se ne va in Irlanda, a sostenere le ribellioni dei lavoratori di Dublino, che vivono in una condizione di miseria insostenibile. Già allora è dipendente dal laudano, che usa per controllare delle crisi di nevrosi, ma che gli provoca anche allucinazioni.

Percy Shelley

Quando torna in Inghilterra, più che con la moglie, ama trascorrere il suo tempo con il filosofo William Godwin, un anarchico sempre alle prese con problemi di soldi, padre di Mary, la donna che poi diventerà sua moglie. Percy non è solo un idealista, vuole mettere in pratica quel suo progetto di “giustizia politica”, che lo porta ad usare le risorse economiche della famiglia, quella aristocratica, per aiutare le persone in difficoltà, Godwin compreso. Ma il padre non ci sta, e cerca in ogni modo di impedirgli l’accesso al patrimonio.

Godwin è deluso dal mancato aiuto economico, Harriet (che nel frattempo ha messo al mondo due figli) diventa sempre meno importante, Mary e Percy si innamorano – disapprovati dal padre di lei che pure nei suoi scritti propugna l’amore libero – e decidono di fuggire in Francia, accompagnati dalla sorellastra di Mary, Claire.

Mary Shelley

Quel viaggio di sei settimane, dall’Inghilterra alla Francia fino in Svizzera, è un avventura che sembra un romanzo, con loro che si spostano a cavallo di muli o asini, a bordo di qualche carretto, mentre leggono le loro opere preferite e scrivono pagine di diario e versi. Poi i soldi finiscono e i tre decidono di tornare in Inghilterra. Mary e Percy prendono casa a Londra (insieme a Claire), ma la realtà non è proprio rose e fiori: Godwin non vuole vederli (anche se accetta soldi dal poeta), Mary è incinta, Percy deve spesso scappare dalla città per sfuggire ai creditori.

Poi Mary perde la bambina che aspetta, cade in depressione, ma intanto Percy eredita qualcosa dal nonno.

Nel 1816 Percy, Mary e Claire decidono di tornare in Svizzera, sul lago di Ginevra. Claire, che ha avuto una relazione con George Byron ed è incinta, vede l’occasione per un riavvicinamento col poeta, invitandolo con la scusa di fargli conoscere Percy e Mary, e soprattutto per definire in che modo regolarsi con quel figlio che dove nascere.

E’ quel famoso anno senza estate, che costringe la comitiva a stare in casa, a leggere, a parlare, e a sfidarsi a scrivere la più bella storia gotica (nasce così Frankenstein di Mary Shelley). Quando Percy e le due donne tornano a Londra, si susseguono le disgrazie: si suicida una sorella di Mary, e poco dopo Harriet, la moglie di Shelley.

Intanto la coppia ha altri due figli, Claire dà alla luce Alba, e ricominciano a mancare i soldi. Nel 1818 il poeta, stremato dai problemi economici e di salute, decide di partire per l’Italia, insieme a Mary, i loro due figli (quelli avuti da Harriet non gli vengono affidati), Claire e la piccola Alba. Per prima cosa vanno a Venezia, dove c’è Byron.

George Byron a Venezia


George Byron, nobile anche se non troppo ricco, è un’altra anima inquieta. Anche lui si fa notare negli anni dell’università per il suo carattere poco accomodante e per i suoi versi un po’ spinti.

Nel 1809 parte per il Gran Tour, visita Spagna, Portogallo, Costantinopoli e si ferma a lungo in Grecia, dove vive un amore intensissimo con Nicolo Giraud, un ragazzo di appena 15 anni. Nel 1811 torna in Inghilterra, scrive dei suoi viaggi con romantiche e a tratti licenziose descrizione di quell’oriente, così vicino eppure così esotico, da affascinare tutte le dame dell’alta società londinese.

George Byron in costume albanese

Posa un po’ da dandy, un po’ da uomo misterioso e vive relazioni pericolose (una addirittura con una sorellastra per parte di padre) con donne e con uomini. Qualcuno più tardi dirà che Byron era “di temperamento più o meno omosessuale: era un idealistico romantico ed ellenico, greco nella sua natura intellettuale ed erotica, inglese per nascita ma ateniese nel cuore.” (Xavier Mayne, The Intersexes-1908)

Per fosse quanto affascinante, alla fine gli inglesi si stancano di lui e di quegli amori scandalosi, del suo disprezzo nei confronti dell’aristocrazia. Byron, ormai evitato da tutti, decide di abbandonare per sempre l’Inghilterra. Nel 1816 è in Svizzera con gli Shelley, poi va in Italia, a Milano e nel 1819 a Venezia. E lì, nella città più romantica del mondo, conosce Teresa Gamba, che ha solo 18 anni ma è già sposata con il conte Alessandro Guiccioli, un uomo che ha oltrepassato la sessantina, gran libertino, probabilmente violento, con alle spalle due matrimoni e molti figli.

Teresa Gamba Guiccioli

Tra George e Teresa scatta immediato il colpo di fulmine, i due presto diventano amanti, e lui la segue a Ravenna, la città dove risiedono i Guiccioli. Lui le chiede di fuggire insieme, lei sogna qualcosa di più romantico, tipo un finto suicidio sulle orme di Giulietta. Alla fine i due se ne vanno a Venezia, ma il conte non ci sta e riporta la moglie a casa, anche se dopo poco si separano. Byron e la Gamba si rifugiano a Pisa, a casa del padre di lei.

Intanto gli Shelley avevano incontrato Byron a Venezia, dove lui accetta di prendersi cura della figlia Alba di cinque anni, che ribattezza con il nome di Allegra. La fa educare in un convento di suore a Bagnacavallo (in provincia di Ravenna), ma la bambina muore di tifo nell’aprile del 1822.

In quegli anni gli Shelley girovagano per tutta Italia, da Venezia a Firenze, da Livorno a Pisa, da Roma a Napoli, e spesso si incontrano con Byron. Proprio a Roma Percy scrive la sua opera più significativa, Il Prometeo Liberato, un manifesto di ribellione contro la tirannia, con la quale non si può venire a patti, ma che può solo essere rovesciata.

Percy Shelley scrive Il Prometeo Liberato alle Terme di Caracalla a Roma

Nell’estate del 1822 Percy e Mary, con Claire, affittano una casa in Liguria, a Lerici, mentre Byron se ne va a Genova.

Il 1° giugno 1822, Percy Shelley, insieme all’amico Edward Williams e al capitano Daniel Roberts partono con una goletta verso Livorno, per incontrarsi proprio con Byron e un’altra persona per impostare la pubblicazione di una rivista.

L’8 giugno 1822 Shelley, Williams e un marinaio ripartono per Lerici, dove non arriveranno mai. I loro corpi saranno ritrovati dieci giorni dopo nei pressi di Viareggio. Ed è lì, su quella spiaggia d’Italia, che viene cremato il corpo di Shelley, morto a 30 anni, con Mary che sparge sulla pira incenso, profumi e oli portati da Byron, come fosse un antico eroe greco. Il suo cuore però no, non brucia, e Mary lo conserverà fino alla sua morte. Nel 1851 sarà sepolta in un cimitero inglese, insieme a quel doloroso ricordo di un uomo troppo inquieto per vivere a lungo.

Il funerale di Percy Shelley

Intanto Byron torna a sognare la Grecia, vuole combattere per la sua indipendenza dal dominio ottomano. Nel 1823, dopo un drammatico addio con Teresa, che vorrebbe seguirlo nell’avventura, salpa per quel paese tanto amato, dove forse può liberamente essere se stesso. Arriva a Cefalonia ad agosto del 1823, e di nuovo si innamora follemente di un ragazzo di 15 anni, che però non lo corrisponde. Partecipa attivamente alle lotte dei greci, e nel 1824 va a Missolungi, dove muore di una febbre reumatica. E’ il 19 aprile del 1824 e Byron ha solo 36 anni.

George Byron a Missolungi

Byron e Shelley, morti giovani come chi è caro agli dei – dirà anni dopo un altro personaggio inquieto, non riferendosi a loro – saranno visti come due poeti, e più ancora due uomini, che hanno saputo vivere la loro vita senza farsi condizionare dalle regole, pagando a caro prezzo, in vita e in morte, la loro ansia di libertà e giustizia.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.