Sembra un racconto surreale, una favola Disney in versione Horror, ma il progetto Burj Al Babas è tutt’altro che finzione cinematografica, e si sviluppa nella provincia settentrionale di Bolu, in Turchia. Iniziato nel 2014 dal gruppo Sarot, l’enorme villaggio con delle ville in stile castello di Disneyland è rimasto fermo a un avanzato stadio di completamento, senza i fondi per proseguire la sua costruzione.

Gli investitori di Sarot sono stati recentemente bloccati da una sentenza fallimentare ordinata dai tribunali turchi per un debito di 27 milioni di Dollari maturato durante la costruzione del Burj Al Babas.

L’investimento prevedeva la realizzazione di 732 ville in stile castello, piscine, bagni turchi, centri benessere e bellezza, un centro commerciale e una moschea. E anche se i clienti provenienti da Qatar, Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno acquistato circa 350 delle 587 ville già costruite, l’afflusso di denaro non ha consentito di evitare la bancarotta.

Il presidente del Gruppo Sarot, Mehmet Emin Yerdelen, sostiene la propria compagnia, assedendo che mancano all’appello 7,5 milioni di dollari di mancati pagamenti dai paesi del Golfo. Secondo Yerdelen, la sentenza del tribunale è sbagliata, e il gruppo si appellerà alla giustizia turca.

La corte ha anche ordinato al gruppo di interrompere immediatamente tutti i lavori, ma Yerdelen rimane fiducioso. “Il progetto ha un valore di 200 milioni di dollari. Abbiamo solo bisogno di vendere 100 ville per estinguere il nostro debito. Credo che possiamo superare questa crisi, e tra quattro o cinque mesi procedere all’inaugurazione del resort“.

Il sito web del resort, ancora attivo, non aggiunge altri particolari a quanto trapelato dai giornali, e la conclusione positiva della vicenda è tutt’altro che scontata.

Burj al Babas#6:

Burj al Babas#7:

Burj al Babas#8:

Burj al Babas#9:

Burj al Babas#10:

Burj al Babas#11:

Burj al Babas#12:

Burj al Babas#13:

Burj al Babas#14:

Burj al Babas#15:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...