L’Inghilterra sud-occidentale, quell’allungamento irregolare e scomposto che sembra volersi tuffare nell’Oceano Atlantico e scappare dal corpo principale dell’isola, è forse l’area più affascinante di quella che un tempo era la Britannia. Sono quattro le contee (Somerset, Dorset, Devon e Cornovaglia) dove la nostalgica Merry Old England, apparentemente, sopravvive all’inesorabile passare del tempo. Sarebbe l’utopica Inghilterra Rurale degli antichi villaggi anglo-sassoni, avvolta in un clima di trasognato torpore. Tanto che, in inglese, questi paesini vengono chiamati chocolate box “ultrasentimentali, da cartolina”. Sono un magico intreccio di verde abbagliante, fiori coloratissimi, stretti corsi d’acqua, sassi col muschio e inebrianti profumi.

Buckland-in-the-Moor (Devon), abitato da meno di 100 anime, è un perfetto esempio e lo visitai con un amico nell’estate del 2010.

Un’entrata si snoda su un lungo viale alberato, dove l’estesa ombra contrastando coi raggi del sole, crea un effetto molto scenico. Non esiste un vero e proprio centro ma ci sono soltanto alcuni “funghetti” in mezzo al verde, cioè cottage dal tetto di paglia che sembrano proprio le abitazioni a forma di fungo dei Puffi. Fortunato o meno, mentre ammiravo questo luogo fatato (l’aggettivo, credetemi, non è per enfatizzare), mi è passata a lato dell’auto una carrozza a un cavallo guidato dalla tipica Signora di mezza età inglese – stravista nei film britannici – che, con squisita cortesia e un sorriso appena abbozzato, mi ha salutato con un cenno della mano come a dire “Sono onorata di darvi il benvenuto nella Merry Old England, spero che il soggiorno sia di vostro gradimento, Sirs”.

Poi, guidando per le vie del villaggio, decisi di fermarmi su uno spiazzo della strada per fare due passi e godermi così più comodamente l’atmosfera. Dopo poco, mi risolsi a inoltrarmi nel bosco in estatica contemplazione. Un sorriso mi disegnava il volto. Non mi sarei stupito se da uno di quei cottage fosse uscito uno gnomo per andare a raccogliere legna – il villaggio è praticamente immerso nel bosco – o un elfo per recarsi a un’adunata in qualche antro della foresta..

In seguito, mi diressi alla chiesa di St Peter che, secondo tradizione, è costellata da antiche lapidi di roccia scolpite. La trovai chiusa ma, gentilmente, un signore che incrociava da quelle parti o il custode, ci aprì la piccola porta. All’interno non era niente di particolare, tuttavia dopo pochi passi, un uccello con un gran sbattere d’ali volò fuori da un pertugio in alto. Ciò mi fece sobbalzare per la sorpresa, dato che regnava un grave silenzio.

St. Peter vanta una particolarità, l’orologio non ha i numeri bensì le lettere della frase My Dear Mother “Mia Cara Madre”. Questa stravaganza fu per volere di Lord Buckland William Whitely, un eccentrico gentleman. Era per onorare la sua amatissima madre scomparsa nel 1931, una bizzarria ai limiti dell’idolatria, provenendo per di più da un uomo molto religioso. Non pago, inoltrò pure una petizione al Parlamento Britannico per chiedere nientemeno che la revisione del Book of Common Prayer della Chiesa Anglicana, con lo scopo di sostituire i Dieci Comandamenti con quelli nuovi di Gesù Cristo.

Vedendosi rigettata la proposta, a sue spese, su un rilievo vicino a Buckland, fece sistemare e incidere due grossi lastroni di pietra con i Dieci Comandamenti più la scritta “Un Nuovo Comandamento io vi do, Amatevi gli Uni con gli Altri”. Il mastro incisore prescelto era un certo W.A. Clement che, in virtù di questo lavoro, venne soprannominato Mosè. La creazione non fu affatto semplice, dato che per 5 lunghe settimane visse in una capanna, con un piccola candela per la notte, lavandosi con l’acqua da un ruscello che scorreva nelle vicinanze e ricevendo soltanto un pezzo di pane al giorno. In aggiunta, doveva scalpellare in ginocchio su un lato della montagna esposto a ogni tipo di intemperie (soprattutto infieriva l’aggressivo vento delle isole britanniche).

Più che un lavoro pareva una penitenza per lavare gravi peccati

La visita a Buckland-in-the-Moor non durò a lungo, fu più una toccata e fuga, ma l’atmosfera che respirai risultò decisamente unica.

Riccardo Dal Monte
Riccardo Dal Monte

Sono un docente di Filosofia e Storia di Liceo e ho scritto per la Hobby&Work "LA VIA DEL CORAGGIO. Dal Guerriero Antico al Soldato Moderno, la Vittoria dell'Uomo sulla Paura". Sono Presidente dell'Ass. Culturale "WANDERING STORYTELLERS" che organizza Tour Notturni in ambiente urbano e naturale all'insegna di Storia, Leggende, Strani Personaggi e Misteri. Amo molto viaggiare e fare reportage, in particolare in luoghi storici (storia recente Bosnia-Kosovo, storia contemporanea Normandia-Verdun-Gibilterra, storia antica Peloponneso-Etruria) e natural-leggendari (Transilvania, Highlands Scozzesi, Cimmeria-Crimea, Isola Cimbrico-germanica di Asiago).