Molte delle poesie e delle filastrocche che i bambini imparano e recitano sembrano talvolta prive di ogni senso logico, e nonostante la maggior parte delle persone conosca e sappia ripetere a memoria tutte le nenie più famose, quasi nessuno è in grado di dire da dove esse provengano o quale sia la storia dietro le rime che le compongono.

A primo impatto, anche una vecchia e breve filastrocca irlandese appare priva di senso:

Sei una strega?

Sei una fata?

Sei la moglie di Michael Cleary?

Nel 1790, l’ex sceriffo di Londra, Sir Benjamin Hammett, riuscì a far passare al Parlamento inglese una legge per l’abolizione della morte sul rogo. L’esecuzione di questa condanna era stata praticata per più di cinquecento anni e soprattutto ai danni di donne accusate di eresia o stregoneria.

Molte donne nel corso dei secoli vennero accusate di essere streghe, e alcune di esse furono condannate a morte: le esecuzioni maggiormente praticate erano l’impiccagione o il venire bruciate vive su un rogo pubblico.

I roghi furono a più riprese abbastanza comuni in Europa fino alla fine del XVII secolo (anche se l’ultima, Anna Goldi, fu giustiziata nel 1782), dopo il quale scomparvero progressivamente insieme all’accusa di stregoneria – tanto che già nell’epoca vittoriana ben pochi ancora credevano nelle streghe o in altre superstizioni.

Esecuzione di Anna Goldi:

Tuttavia, esistevano luoghi lontani dalla società altolocata e perbenista nei quali il folklore e le leggende erano talmente radicati nella memoria e nella vita quotidiana delle persone, che essi diventavano quasi realtà agli occhi di chi credeva che fate e streghe dimorassero intorno a noi.

La filastrocca irlandese nasce da una storia che ha per protagoniste queste superstizioni e le ripercussioni che esse ebbero su Bridget Cleary, che, sebbene non fu mai accusata di stregoneria né condannata al rogo da un tribunale, divenne nota come l’ultima strega bruciata viva in Irlanda.

Il forte delle fate

Nel 1895, Ballyvadlea era una cittadina come lo sono molte altre nell’Irlanda centrale, lontana dai tumulti politico-religiosi e dalla frenesia di città come Cork e Dublino, ma come tutta l’Irlanda era stata investita dalla carestia, dalla povertà e dalle correnti migratorie che in un secolo avevano modificato e dato forma all’intera isola.

Ventisei anni prima, a Ballyvadlea, Patrick Boland e sua moglie Mary avevano accolto la nascita dell’ultima figlia, Bridget. I Boland non erano benestanti: la famiglia abitava tutta insieme in un cottage di un’unica stanza, e viveva esclusivamente del lavoro di Patrick e del suo magro stipendio di bracciante agricolo.

Bridget era la quarta figlia dei Boland, e l’unica femmina; aveva infatti tre fratelli maggiori – Michael, William ed Edmund –, che morirono molto giovani. La perdita dei tre figli maschi spinse i genitori di Bridget a riversare tutto l’affetto, ma anche tutte le aspettative, sull’unica figlia rimasta, e a investire tutto il denaro a disposizione nella sua educazione.

Bridget aveva un rapporto molto stretto con i suoi genitori, in particolar modo con la madre; tuttavia, non era priva di ambizioni.

Bridget veniva descritta come una ragazza molto bella, di media statura, con lineamenti regolari, capelli castani e occhi azzurri; tutti coloro che la conoscevano affermavano inoltre che Bridget avesse iniziato a sviluppare fin da bambina una particolare passione per gli abiti e gli accessori: i mezzi ristretti e la lontananza dai centri nevralgici dell’isola le impedivano di seguire la moda dell’epoca, ma amava acconciarsi i capelli, truccarsi e vestirsi in maniera elegante, con tessuti colorati e i pochi gioielli che riusciva a comprare.

Seguendo la sua passione per i vestiti e la moda, a diciassette anni Bridget decise di lasciare Ballyvadlea e la casa dei genitori alla volta di Clonmel, la città più grande della regione, per studiare e lavorare come apprendista sarta.

A Clonmel, Bridget incontrò il suo futuro marito, Michael Cleary.

Michael il Bottaio

Michael lavorava come bottaio, aveva nove anni in più ed era un uomo estremamente diffidente e superstizioso. L’Irlanda è da sempre una terra ricca di storie e leggende; Bridget era cresciuta ascoltando i racconti di fate, leprechaun, folletti e magia che la madre Mary le narrava, e aveva imparato a non avere timore delle creature che popolavano i boschi e le valli irlandesi.

 

Michael, al contrario, non solo credeva fermamente nell’esistenza degli esseri magici protagonisti dalle leggende, ma ne aveva un sacro timore, e per questo tendeva a evitare ogni potenziale “luogo fatato” e ogni occasione che avrebbe potuto portare all’incontro con creature magiche e spiritelli.

Nonostante le differenze d’età e di temperamento, Bridget e Michael si sposarono, ma poco dopo le nozze delle urgenti questioni familiari richiamarono la ragazza a Ballyvadlea.

Bridget lasciò Clonmel per tornare a casa dei genitori e poter così accudire meglio la madre malata e il padre anziano; Michael rimase in città e continuò a lavorare come bottaio, facendo visita alla moglie nel fine settimana.

Nonostante le numerose voci su presunte relazioni extraconiugali da parte di entrambi, il matrimonio di Bridget e Michael non venne intaccato dalla lontananza per i successivi nove anni, durante i quali molte cose cambiarono in casa Boland. Bridget non aveva abbandonato i suoi studi da sarta, e aveva iniziato a vendere ai vicini di casa le uova deposte dalle galline allevate da suo padre. Il commercio delle uova si rivelò tanto redditizio che Bridget decise a sua volta di comprare e allevare altre galline, allargando le vendite e aumentando i guadagni; ciò le permise di comprarsi una macchina da cucire di marca Singer – un vero lusso per l’epoca e il luogo – e di avviare la sua attività da sarta.

Nel frattempo, però, un altro lutto aveva colpito la famiglia Boland:

La madre di Bridget, Mary, era morta a seguito di una malattia

A seguito della dipartita di Mary Boland, Michael lasciò Clonmel e il suo lavoro da bottaio per raggiungere la moglie a Ballyvadlea. Il padre di Bridget decise di acquistare una casa dove la coppia potesse trasferirsi, comprando una cottage su cui la ragazza aveva messo gli occhi da tempo, ma che gli abitanti di Ballyvadlea sconsigliavano fortemente.

Il cottage sorgeva infatti nelle vicinanze delle rovine di un’antica costruzione preistorica in pietra o – come veniva chiamato nel folklore irlandese – un forte delle fate. Secondo la leggenda, i forti delle fate sarebbero dei luoghi sacri costruiti dagli spiriti e dalle creature fatate, su cui vige la proibizione assoluta di costruire edifici, di spostare le pietre o di provare a distruggere il forte stesso. I forti delle fate erano considerati dei passaggi magici che mettevano in comunicazione il mondo umano con il mondo fatato, e si diceva che il cottage acquistato dai Cleary fosse infestato da presenze soprannaturali, tanto che altre famiglie prima di loro lo avevano abbandonato.

Nonostante le dicerie e le proteste del marito, Bridget volle trasferirsi nella nuova casa, e Michael, in segno di ringraziamento, invitò il suocero ormai anziano ad abitare con loro.

La malattia di Bridget

Nel marzo 1895, Michael e Bridget Cleary vivevano felicemente nel cottage nei pressi del forte delle fate, insieme a Patrick, il padre della donna. Michael aveva continuato a lavorare come bottaio, mentre Bridget proseguiva nella sua attività di sarta e nella vendita di uova.

Proprio il commercio delle uova portava Bridget ad attraversare tutta Ballyvadlea più volte al mese, fino a raggiungere i confini di Kylenagranagh Hill, dove sorgeva un altro forte delle fate.

L’abitudine di frequentare così spesso luoghi apparentemente pullulanti di creature forse maligne era causa di discussione fra Bridget e il marito: Michael, sempre superstizioso, temeva che qualche fata malevola potesse fare del male alla moglie, o che Bridget attirasse accidentalmente qualche maledizione sulla loro casa.

Bridget, comunque, si ostinava a liquidare le proteste di Michael come sciocche credenze, e proseguiva nella sua attività. Il mese di marzo del 1895 si rivelò piuttosto freddo e piovoso, nonostante la stagione primaverile, e durante una di quelle fredde mattine Bridget uscì come al solito per consegnare le uova, dirigendosi proprio a Kylenagranagh Hill a casa di un cliente, nonché lontano cugino, Jack Dunne.

Dunne abitava a sua volta nei pressi di un forte delle fate, e di professione era uno seanchaí, ovvero uno storico o narratore – in particolare, Jack era considerato un esperto di rapimenti da parte di creature fatate e dei rimedi per scacciarle.

Quel giorno, Bridget non trovò Jacke Dunne in casa, così decise di attenderlo. Le ore passarono e scoppiò un forte acquazzone, e nel tragitto verso casa Bridget si bagnò da capo a piedi: quando finalmente raggiunse il cottage, aveva il raffreddore e la febbre alta.

Michael Cleary disse alla moglie di mettersi a letto e per qualche giorno si occupò di lei in attesa che il raffreddore passasse. Durante questo periodo, Jack Dunne arrivò al cottage per visitare l’ammalata, e ai piedi del letto dove giaceva la moglie, Michael Cleary lo sentì sussurrare:

Questa non è Bridget

Non è chiaro che cosa avesse spinto Jack Dunne a pronunciare quella frase né quale fosse il suo vero significato, ma essa ebbe un effetto devastante sulla psiche di Michael Cleary: l’uomo non smise infatti di accudire la moglie, ma iniziò a diventare sospettoso, freddo, distaccato e a tratti aggressivo.

La frase di Jack Dunne aveva insinuato nella sua mente il dubbio che Bridget fosse stata in realtà rapita dalle fate, le quali avevano mandato al suo posto un changeling. Secondo il folklore irlandese, un changeling è una creatura magica che prende il posto di un essere umano rapito dalle fate – nella mente di Michael Cleary, sua moglie Bridget era stata trasportata oltre un portale nel forte delle fate, e colei che giaceva febbricitante nel letto altro non era che una fata maligna che aveva preso il posto della donna che amava.

Cinque giorni dopo, le condizioni di Bridget sembrarono essere peggiorate e la febbre si era alzata, con grande preoccupazione dei familiari: Bridget Cleary era infatti una donna dalla costituzione robusta che aveva sempre goduto di ottima salute. Alcune fonti postume hanno ipotizzato che il raffreddore si fosse evoluto in una polmonite, o che Bridget si fosse ammalata di tubercolosi.

Una zia di Bridget, Mary Kennedy, giunse al cottage insieme a sua figlia Johanna Burke per aiutare a prendersi cura dell’ammalata, mentre Patrick e Michael Cleary chiamarono il medico di Ballyvadlea. Il dottore visitò Bridget e le prescrisse dei medicinali; venne comunque chiamato anche un prete affinché le amministrasse gli ultimi sacramenti.

Quella scena mandò in frantumi la lucidità mentale di Michael Cleary:

L’uomo si era convinto che Jack Dunne avesse ragione, che sua moglie Bridget fosse stata rapita dalle fate e che quel changeling ritornato al suo posto stesse morendo di pari passo con la “vera” Bridget nel regno delle fate

Michael Cleary andò da Jack Dunne, il quale confermò la sua teoria secondo cui un changeling aveva preso il posto della vera Bridget. La tradizione voleva che, per riportare indietro una persona rapita dalle fate, si avessero a disposizione solo nove giorni, entro i quali era necessario smascherare il changeling e ucciderlo.

La tortura al changeling

Ormai convinto che un changeling con le sembianze di sua moglie avesse preso il suo posto in casa, Michael Cleary era determinato a salvare la vera Bridget. Jack Dunne lo indirizzò da un cosiddetto “dottore delle fate”, un certo Denis Ganey, il quale consegnò a Michael una pozione composta da una mistura di erbe, fra cui il digitale velenoso, e lo istruì su come far sì che il changeling rivelasse la sua vera natura.

Il rituale prevedeva che il changeling bevesse la pozione di erbe mischiata a del latte fresco, e che venisse costantemente interrogato sulla sua vera identità. Se questo non avesse funzionato e il changeling avesse persistito nel fingersi la persona rapita, allora avrebbe dovuto essere minacciato con il fuoco.

Michael Cleary riuscì a convincere anche altri vicini di casa e parenti di Bridget, fra cui anche suo padre Patrick, della sua teoria, e chiese il loro aiuto per salvare la moglie e sbarazzarsi del changeling.

Patrick Boland e Michael Cleary, aiutati da Jack Dunne, iniziarono a porre insistentemente la medesima domanda alla donna:

Sei Bridget Boland, moglie di Michael Cleary, in nome di Dio?

Ad ogni risposta disperata di Bridget, Michael e Jack la colpivano ripetutamente, e arrivarono a legarla al letto per impedirle di scappare.

Michael Cleary chiamò in aiuto la zia di Bridget, Mary Kennedy, e i suoi due figli James e William; nei giorni successivi, Mary Kennedy assistette mentre James e William tenevano Bridget immobile a letto e Michael la costringeva a bere ripetutamente l’intruglio di latte ed erbe e la sottoponeva a un interrogatorio serrato.

Bridget continuò a dichiarare strenuamente di non essere un changeling, implorò il marito di non farle bere quella pozione amara e chiese aiuto alla zia, la quale però non fece nulla. Di fronte alla resistenza di Bridget, gli uomini iniziarono a lanciarle addosso la propria urina – quest’ultima considerata un altro rimedio per scacciare le fate.

Dopo che Bridget dichiarò per l’ennesima volta la propria identità, Michael ordinò a James e William di sollevarla dal letto, e insieme a Jack Dunne iniziarono a picchiarla; dopodiché, accesero il fuoco nel camino e le fecero sporgere la testa su di esso, continuando a insistere perché ammettesse la propria natura di changeling e arrivando a procurarle delle ustioni con un attizzatoio rovente.

Il 15 marzo, Johanna Burke si recò al cottage dei Cleary per far visita alla cugina e sincerarsi delle sue condizioni di salute. Johanna trovò una situazione molto tesa, e quando Michael si rifiutò di farla entrare in camera di Bridget, i due ebbero un’accesa discussione.

Michael, allora, costrinse Bridget ad alzarsi dal letto e a vestirsi, spingendola nella cucina dove Johanna stava aspettando.

Vedendo lo stato in cui era ridotta la cugina, Johanna le chiese cosa stesse succedendo. Bridget rispose disperata che suo marito la credeva una fata, il che causò un accesso d’ira in Michael: l’uomo le intimò di tenere la bocca chiusa, quindi iniziò a strapparle i vestiti e a colpirla con violenza urlandole di rivelare la sua vera identità.

Johanna e gli altri presenti sulla scena si spaventarono, ma quando alcuni di loro tentarono di fuggire, Michael Cleary chiuse a chiave la porta del cottage, dicendo loro:

Non preoccupatevi, è un changeling. Presto lo vedrete scappare su per il camino

Spaventati, Johanna, la sua famiglia, Jack Dunne e il padre di Bridget si rifugiarono in camera da letto. Michael Cleary continuò a colpire sua moglie, fino a che Bridget non cadde e sbatté la testa contro il pavimento.

A quel punto, Michael Cleary diede fuoco alla sottoveste della moglie.

Bridget bruciò viva nella sua stessa casa, mentre Michael la osservava morire seduto su una poltrona

La difesa delle fate

Bridget Cleary venne ufficialmente dichiarata scomparsa, e nei primi giorni nessuno dei presenti al suo omicidio osò confessare quanto accaduto. Poco dopo, però, il prete di Ballyvadlea venne a sapere ogni cosa durante una confessione, e riportò il tutto alla polizia.

Il corpo di Bridget venne ritrovato in una piccola zona paludosa nei pressi del forte delle fate: il suo cadavere era bruciato, e degli abiti che indossava rimanevano solo alcuni brandelli della sua sottoveste e le sue calze nere.

Michael Cleary era seduto accanto al corpo della moglie. Quando la polizia gli chiese se l’avesse uccisa, egli negò fermamente, dichiarando di non aver dato fuoco a Bridget, bensì al changeling che ne aveva preso il posto; aggiunse inoltre che la vera Bridget sarebbe apparsa oltre la collina del forte delle fate, in sella a un cavallo bianco, e che lui la stesse aspettando per poterla finalmente riportare a casa.

Michael Cleary e i suoi complici vennero arrestati e sottoposti a processo. Tutti i complici vennero condannati a una pena lieve, poiché considerati colpevoli esclusivamente di percosse e ferimento. Per l’intera durata del processo, Michael Cleary continuò a sostenere di aver solo ucciso un changeling, e che sua moglie Bridget sarebbe presto tornata da lui.

La difesa delle fate, come venne chiamata la giustificazione di Michael Cleary, non fu presa seriamente, e l’uomo venne condannato a quindici anni di carcere; scontata la sua pena, si trasferì a Liverpool e dopo poco emigrò a Montréal, in Canada, facendo perdere le sue tracce.

La difesa delle fate non resse in tribunale non solo per la sua improbabilità, ma anche perché la dinamica dell’omicidio di Bridget Cleary lasciava molte questioni in sospeso. Anche se non era impossibile che Michael avesse persuaso i presenti della sua teoria, risultava comunque molto bizzarro che un uomo come lui, con un buon lavoro, in grado di leggere e scrivere e che aveva vissuto per anni in una città come Clonmel, si fosse lasciato suggestionare a tal punto da autoconvincersi che la moglie fosse stata rapita dalle fate.

Ad oggi, vi sono numerose ipotesi che cercano di spiegare l’omicidio di Bridget Cleary. Molte di esse sostengono che Michael Cleary avesse solo imbastito la difesa delle fate nella speranza di essere giudicato mentalmente instabile e quindi di evitare la condanna, ma che l’assassinio di sua moglie fosse stato invece lucidamente deliberato.

Alcune voci che iniziarono a circolare all’epoca del processo sostenevano che Bridget avesse una relazione extraconiugale e che la sua morte fosse stata il risultato di un delitto passionale o d’onore, ma non vi furono mai conferme certe; altre fonti ritengono invece che Michael Cleary si fosse sentito minacciato da quella moglie così indipendente e che guadagnava molto più di lui, e che avesse cercato una scusa per liberarsene.

Tuttavia, la dinamica dell’omicidio, avvenuto di fronte a circa una decina di persone, fa presumere che Michael non temesse di uccidere Bridget, o che non avesse paura che qualcuno potesse accusarlo del crimine. D’altra parte, non esistono prove a supporto del fatto che Michael Cleary fosse un uomo geloso o invidioso della moglie, né che si fosse mai dimostrato violento nei suoi confronti.

Recentemente, è stata avanzata un’altra ipotesi che offrirebbe come spiegazione la malattia mentale. Sebbene non esistano prove che confermino o smentiscano che Michael Cleary soffrisse di disturbi psichici, due ricercatori del Centro per la Salute Mentale di Limerick hanno proposto la teoria secondo cui il marito di Bridget sarebbe stato vittima di un raro caso di disturbo psicotico breve.

Dopo essere stata colta dall’acquazzone, Bridget Cleary tornò a casa solo per stramazzare sulla soglia della porta, e il decorso della sua malattia fu molto preoccupante, costellato da febbre molto alta e da continui collassi. È possibile che Michael Cleary – forse da sempre abituato a contare sul supporto deciso e sul carattere indipendente della moglie – abbia trovato estremamente difficoltoso e stressante occuparsi di lei, anche a causa del fatto che il medico non arrivò se non dopo molti giorni e continui solleciti e che a prestargli aiuto ci fosse solo l’anziano e fragile suocero.

Questo, secondo i ricercatori, avrebbe agito come fattore di stress e avrebbe determinato l’insorgenza del disturbo psicotico breve, manifestatosi in Michael Cleary sottoforma della sindrome di Capgras – un disturbo psichiatrico che porterebbe chi ne soffre a convincersi che una o più persone a lui vicine siano state sostituite da degli impostori.

Chi soffre della sindrome di Capgras può infatti spesso arrivare a pensare che un genitore, un fratello, un coniuge, o anche un caro amico, siano stati sostituiti da qualcuno o qualcosa identico a loro, come androidi o alieni – o fate.

 

Andrea Vittoria Apostolo
Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata