Bonifacio VIII: la drammatica Morte del Papa più Controverso

Anno Domini 1303 – Siamo in pieno Medioevo, ancora lontani dall’epoca Rinascimentale. Un piccolo esercito con le insegne del re di Francia sta marciando verso Anagni. In testa ai soldati ci sono Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna, che arrivano in città ed entrano senza colpo ferire. La borghesia locale ha deciso di tradire papa Bonifacio VIII e di consegnarlo agli emissari di Filippo il Bello, che cingono d’assedio il palazzo dove si è barricato l’odiato pontefice e si precipitano al suo cospetto.

Il Palazzo di Bonifacio VIII ad Anagni – Immagine di Marcello Nucciarelli condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Sono attimi che passeranno alla storia. La porta cede e, mentre grida, passi e tintinnii di spade e armature riecheggiano per le stanze, il Vescovo di Roma si accomoda sulla sedia papale e prende in mano un crocifisso.

L’arresto di Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Sciarra e Nogaret salgono le scale fino al primo piano. Quando lo trovano, impassibile e con la sua solita espressione arrogante, l’orologio della storia segna il 7 settembre. Da una parte c’è la guida spirituale del mondo cristiano, dall’altra ci sono un nobile francese che deve sbarazzarsi di una bolla papale e un aristocratico italiano in cerca di vendetta. L’episodio in questione è il celebre schiaffo di Anagni, il culmine di nove anni di lotte fra il potere temporale, Filippo il Bello, e il potere spirituale, Bonifacio VIII. Dopo lo schiaffo Bonifacio non si riprenderà più e morirà nel giro di breve, ma andiamo con ordine.

Lo Schiaffo di Anagni – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La carriera ecclesiastica e l’elezione a pontefice

Benedetto Caetani, il futuro Bonifacio VIII, nasce ad Anagni intorno al 1230, da Roffredo Caetani ed Emilia Patrasso di Guarcino. La sua è una delle famiglie più ricche e influenti dell’epoca e lo zio materno Leonardo Patrasso lo introduce nella comunità ecclesiastica da ragazzino, com’era usanza all’epoca.

Leonardo Patrasso, zio materno di Bonifacio VIII – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Nel 1254, inizia a studiare diritto canonico a Todi, dove è vescovo l’altro suo zio Pietro Caetani, e si laurea all’Università di Bologna. È ambizioso e intelligente. Scala le gerarchie della Curia romana, diventa il segretario di Simon de Brion, futuro papa Martino IV, e prende parte a delle importanti delegazioni pontificie in Francia e Inghilterra.

Secondo Martino IV, Benedetto è “un uomo di profondo giudizio, affidabile, di grande lungimiranza, solerzia e circospezione”; apprezzamenti che, nel 1281, gli valgono la nomina a cardinale.

papa Martino IV – Immagine di pubblico domino via Wikipedia

Il 5 luglio del 1294, viene eletto Celestino V, che, sotto il patrocinio di Carlo II d’Angiò, sposta la corte pontificia a Napoli. Celestino, però, ha accettato l’incarico controvoglia – è un umile monaco dedito al voto di povertà, senza alcuna esperienza politica – e manifesta fin da subito il desiderio di abdicare. Benedetto, che è un profondo conoscitore del diritto ecclesiastico, intravede la sua grande occasione di ascendere al Soglio di Pietro e trova una scappatoia legale per assecondare il papa.

Ritratto papale di Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Celestino rinuncia ufficialmente alla carica il 13 dicembre del 1294 e, dieci giorni dopo, il conclave si riunisce a Castel Nuovo per dare alla Chiesa una nuova guida spirituale. Dagli scrutini esce vincitore il cardinal Caetani, che sceglie il nome di Bonifacio VIII.

L’incoronazione di Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Come primo atto del suo pontificato, Benedetto ritrasferisce la corte papale a Roma, fa di Anagni il suo centro operativo e offre cariche ecclesiastiche ad amici e parenti, com’era uso all’epoca. La questione che più lo preoccupa, però, è come difendersi dai cardinali francesi che si sono opposti alla sua elezione e che potrebbero sfruttare Celestino V come antipapa.

L’unica soluzione è rinchiudere il suo predecessore e tenerlo sotto stretta sorveglianza

Sigillo pontificio di Bonifacio VIII – Immagine condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Gli emissari di Carlo II d’Angiò arrestano l’ex pontefice per conto di Bonifacio VIII e lo imprigionano nella rocca di Fumone, di proprietà della famiglia Caetani, dove muore il 19 maggio del 1296, per cause naturali, ma non senza il sospetto, col senno di poi smentito, che ci sia stato lo zampino del papa.

Papa Celestino V – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La questione siciliana e la tassazione del clero francese

Bonifacio è convinto che il pontefice, in quanto depositario della volontà divina, sia al di sopra di tutto, anche del potere temporale e degli stessi re, che, se battezzati, come ogni altro fedele, devono sottostare alla sua autorità. Nei nove anni del suo mandato ecclesiastico questa concezione teocratica del pontificato – già presente in passato, ma non così estremizzata – si traduce in delle interferenze nella politica europea. Il suo primo intervento è nella questione siciliana, con l’isola che, dopo i Vespri del 1282, è passata nelle mani degli Aragonesi. Gli Angioini di Napoli vorrebbero riappropriarsene e il papa decide di appoggiarli.

I Vespri Siciliani in un dipinto di Francesco Hayez – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 12 giugno del 1295, Giacomo II d’Aragona accontenta il Vaticano e rinuncia alla Sicilia in favore di Carlo II d’Angiò, ma la popolazione locale si ribella e Bonifacio è comunque costretto a incoronare un aragonese.

L’insuccesso diplomatico si ripeterà anche in Francia, dove deve vedersela con Filippo IV detto “il Bello”

Carlo II d’Angiò – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Fra il 1292 e il 1294, il soglio di Pietro era rimasto vacante e, in quei due anni, i sovrani di Francia e Inghilterra avevano finanziato le loro guerre tassando le rispettive chiese nazionali; una pratica che, senza un’espressa autorizzazione papale, era assolutamente vietata.

Il 24 febbraio del 1296, Bonifacio decide di ripristinare lo status quo emanando la bolla Clericis Laicos, in cui ribadisce che, pena la scomunica, i laici non possono esigere imposte dal clero.

Edoardo I d’Inghilterra – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Edoardo I Plantageneto accetta a malincuore, ma Filippo il Bello gioca d’astuzia e vieta l’esportazione di denaro all’infuori della Francia, che, in termini pratici, impedisce alle rendite della chiesa francese (fra l’altro la più ricca del tempo) di giungere nelle casse del Vaticano.

Bonifacio è con le spalle al muro e, in cambio della revoca del divieto, concede a Filippo di tassare il clero anche senza l’autorizzazione della Santa Sede

Filippo il Bello in una miniatura medievale – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La faida con i Colonna

Sul fronte interno, il papa ha questioni personali da risolvere, prima fra tutte la vendetta contro Pietro e Giacomo Colonna, due cardinali che hanno osteggiato la sua elezione. Fra i Colonna e i Caetani non corre buon sangue e Bonifacio cerca di indebolire l’influenza della famiglia rivale acquistando delle proprietà nella campagna romana, dove i Colonna sono i principali proprietari terrieri.

Questi si ritrovano accerchiati dai Caetani e reagiscono derubando una carrozza con circa 200.000 fiorini del papa, che minaccia di scomunica i colpevoli e ottiene la restituzione del tesoro.

Lo stemma di Casa Colonna in un affresco sul soffitto della Sala della Fontana di Palazzo Colonna di Roma – Immagine di Saliko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

I Colonna passano alle maniere forti e radunano sotto un’unica bandiera tutti i detrattori del papa. La maggior parte di loro sono membri della famiglia, ma ci sono anche tre francescani spirituali, incluso il poeta Jacopone da Todi, che, nel descrivere Bonifacio VIII, non usa mezzi termini e afferma:

Nell’occupare il seggio papale sei stato un novello Lucifero, riuscendo ad avvelenare il mondo, così che in esso non si trova più una sola cosa buona, ma solo bruttura di peccato, e delle cose di cui sei accusato, delle quali è vergogna anche solo dire i nomi”.

Jacopone da Todi – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il 10 maggio del 1297, il gruppo firma davanti a un notaio il Manifesto di Lunghezza, un documento in 12 punti che relega Bonifacio VIII al ruolo di usurpatore del Soglio di Pietro.

Noi non crediamo che voi siate il papa legittimo. Noi denunciamo questa illegittimità al Sacro Collegio e lo preghiamo di consultarsi e di porvi rimedio

Bonifacio VIII e i suoi cardinali – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

L’evento è un oltraggio, perché, oltre a insinuare che Benedetto Caetani abbia ingannato Celestino V per spingerlo all’abdicazione, il testo descrive il pontefice come uno degli uomini più abietti e dissoluti mai esistiti, come un blasfemo, un bestemmiatore, un adultero e un simoniaco (colui che effettua una compravendita delle cariche ecclesiastiche).

Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La replica di Bonifacio sono due bolle con cui toglie il cardinalato a Pietro e Giacomo, scomunica tutti i membri dei Colonna e ordina la confisca di ogni loro bene. La contesa verbale si trasforma in un conflitto armato e la fazione antipapale spera in un intervento di Filippo il Bello, ma il re ha appena concluso l’accordo sulla tassazione degli ecclesiastici e preferisce restarne fuori.

Giacomo Colonna – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Senza l’appoggio del re francese i Colonna fanno un passo indietro e aprono le trattative di pace. A settembre del 1298, Pietro e Giacomo si recano al cospetto di Bonifacio VIII, in abiti da penitenti e a piedi scalzi, si prostrano ai suoi piedi, lo riconoscono come legittimo pontefice e si sottomettono all’autorità papale.

Statua di Bonifacio VIII – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY 2.5 via Wikipedia

Bonifacio mostra clemenza: gli toglie la scomunica e li perdona in cambio del controllo sulla città di Palestrina, la roccaforte dove i Colonna hanno concentrato la maggior parte dei loro beni territoriali.

Pietro e Giacomo accettano e si illudono di aver risolto la questione, ma non sanno che l’ira del papa non si è affatto placata

Giacomo Colonna – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nella primavera del 1299, i soldati della Santa Sede si recano a Palestrina, trasferiscono la popolazione a valle, radono al suolo la città e cospargono il terreno di sale, affinché, come si legge in una lettera di Bonifacio, “non vi resti nulla, nemmeno la qualifica o il nome di città”.

I Colonna capiscono che è meglio cambiare aria e si rifugiano in Francia sotto la protezione di Filippo il Bello

Busto di Filippo il Bello – Immagine di PHGCOM condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il Giubileo e l’affaire fiorentino

Nel frattempo, il 1300 è vicino e quel numero tondo fa un certo effetto, come se i cristiani debbano aspettarsi qualcosa di straordinario. Bonifacio sfrutta questa suggestione e istituisce il primo anno giubilare, in cui le persone possono ottenere la remissione dei peccati recandosi in pellegrinaggio a Roma.

L’iniziativa attira circa 300.000 visitatori – addirittura, su Ponte Sant’Angelo si è costretti ad adottare il senso di marcia a destra – le finanze vaticane registrano incassi record e il pontefice riesce a consolidare il suo prestigio.

Bonifacio VIII indice il giubileo del 1300 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

All’inizio del nuovo secolo volge lo sguardo a Firenze, dove le due fazioni guelfe si stanno dando battaglia per il controllo della città, e manda Carlo di Valois a rovesciare il governo dei Bianchi in favore dei Neri.

Carlo di Valois – Immagine di Acoma condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Nel 1302, una delegazione Bianca si reca a Roma per parlare con lui e, fra gli ambasciatori, c’è anche Dante Alighieri, che, forse su ordine del papa, viene trattenuto in Vaticano con le scuse più assurde, mentre, in patria, il nuovo podestà di Firenze, ovviamente un Guelfo Nero, lo condanna a morte in contumacia e all’esilio a vita.

Dante Alighieri – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il Sommo Poeta matura un astio tanto grande nei confronti di Bonifacio VIII che gli fa l’onore di includerlo nella Divina Commedia – canto XIX dell’Inferno, girone dei Simoniaci – prima ancora che muoia.

La bolgia dei simoniaci, illustrazione di Gustave Doré – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

“Unam Sanctam”, la supremazia del papato

Nell’ottobre del 1301, ricominciano i contrasti con Filippo il Bello, che fa arrestare l’abate Bernard Saisset, un protetto di Bonifacio, e lo accusa di alto tradimento. Il papa reagisce con le bolle Salvador mundi e Asculta fili, in cui invalida gli accordi sulla tassazione del clero e invita il re e i vescovi francesi a partecipare a un sinodo per chiarire una volta per tutte il rapporto fra Santa Sede e Corona Francese.

Statua di papa Bonifacio VIII all’esterno della cattedrale di Anagni – Immagine di Livioandronico2013 condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Bonifacio vuole ribadire quanto già detto in precedenza – che i monarchi devono sottostare all’autorità papale – ma Filippo non è dello stesso avviso e vuole governare senza alcuna interferenza. Le due posizioni sono inconciliabili e si giunge a uno scontro aperto che, il 10 aprile del 1302, vede la convocazione dei primi Stati Generali della storia, dove i rappresentanti di clero, nobiltà e terzo stato francesi acconsentono ad opporsi alla presa di posizione di Bonifacio.

Filippo il Bello – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Per tutta risposta, il 18 novembre del 1302, il papa emana la più celebre delle sue bolle, la Unam Sanctam, in cui, per la prima volta dall’inizio del suo pontificato, chiarisce, senza mezzi termini e messaggi velati, che tutti i cristiani devono obbedire al papa, inclusi i re, perché, se battezzati, sono anche loro seguaci di Cristo.

La contesa può risolversi solo in due modi, con la scomunica o con la resa di Filippo, ma il sovrano si inventa una terza soluzione: la più difficile, la più oltraggiosa…

Mettere sotto processo Bonifacio VIII

Filippo il Bello – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il processo a Bonifacio VIII

Il 14 giugno del 1302, gli Stati Generali iniziano l’istruttoria del caso e si accende un tale fervore antipapale che salta fuori l’impossibile. Oltre a menzionare l’illegittimità della successione a Celestino V – accompagnata da un racconto grottesco in cui c’è l’allora cardinal Caetani che si finge la volontà divina e, di notte, sussurra a l’ex papa di abdicare – qualcuno dice che Bonifacio è un ingordo, che una volta ha aggredito un cuoco perché gli ha servito solo sei portate, che bestemmia di continuo, che non crede al giudizio divino e, quindi, non deve render conto dei suoi peccati a nessuno.

Scultura marmorea di Bonifacio VIII – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Finiscono agli atti le storie più assurde, come, ad esempio, quella in cui il papa vede un povero cappellano che implora l’aiuto di Cristo e gli risponde:

Idiota! Gesù era un uomo come noi e se non si è salvato come può salvare te?

Addirittura, si fa avanti un monaco benedettino, tale Giacomo da Palombara, che rilascia questa testimonianza: “Dichiarava di continuo che non è peccato se gli uomini conoscono carnalmente le donne, sposate o no, e neppure i maschi, ma che, invece, è lecita qualsiasi cosa piaccia all’uomo”.

Bonifacio VIII accoglie la delegazione fiorentina – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Bonifacio VIII non è certo uno stinco di santo, ma bisogna tenere presente che, dietro il processo intentato da Filippo il Bello, c’è comunque la mano dei Colonna, che già in passato hanno formulato delle accuse infamanti attraverso il Manifesto di Lunghezza.

Statua equestre di Filippo il Bello – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Lo Schiaffo di Anagni

Mentre a Parigi succede questo, a Roma il pontefice sta preparando una bolla di scomunica, la Super Petri solio, da pubblicare l’8 settembre del 1303. La scomunica in sé non è un problema, ma Filippo sa che legittimerebbe il popolo a rivoltarsi contro di lui, e decide di organizzare una spedizione punitiva capeggiata da Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret.

Guglielmo di Nogaret – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

I due emissari giungono ad Anagni il 7 settembre ed entrano nel palazzo dove Bonifacio VIII si è barricato. Seguono insulti e ingiurie, con Sciarra Colonna che vomita contro il pontefice tutto il suo odio, sia personale sia per i contrasti fra i Colonna e i Caetani. Leggenda narra che, stanco delle parole, il nobile tolga il guanto e faccia quello che nessuno ha mai fatto:

Schiaffeggia la più alta autorità del mondo cristiano

Sciarra Colonna – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Non sappiamo se si sia trattato di uno schiaffo simbolico, inteso come affronto al potere spirituale, o di un vero schiaffo, ma è certo che Bonifacio ne esce umiliato. Nogaret si mette a cercare la bolla di scomunica e la distrugge, poi torna dal papa e lo trova in balia di uno Sciarra intenzionato a ucciderlo. Il francese vuole che resti in vita per subire l’onta del processo e, in qualche modo, riesce a placare l’ira del compagno.

Rappresentazione di Sciarra Colonna che tenta di uccidere Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Dopo tre giorni di prigionia, la popolazione di Anagni insorge, caccia gli emissari del re con l’aiuto della famiglia Orsini e libera Bonifacio, che, fiaccato nello spirito e nel corpo, torna Roma e si spegne l’11 ottobre del 1303.

La morte di Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Morto il papa, i Colonna possono recuperare tutti i beni terreni e ripristinare la loro influenza in Italia, ma il vero vincitore è Filippo il Bello, che, negli anni successivi, controllerà la Chiesa con la Cattività Avignonese e metterà fine all’Ordine dei Templari, barattando il processo postumo a Bonifacio VIII con la condanna al rogo dei cavalieri.

L’esecuzione di Jacques de Molay, l’ultimo Granmaestro dei Templari – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Perché Bonifacio VIII è un papa controverso?

Da un punto di vista storico, Benedetto Caetani non ha fatto nulla di diverso dai suoi predecessori. Altri papi prima di lui avevano provato ad affermare la superiorità del potere spirituale su quello temporale e il suo unico errore – e questa è una delle ragioni per cui lo si ricorda come uno dei pontefici più controversi – è stato l’aver sfidato le persone sbagliate, con i modi sbagliati, nel periodo sbagliato.

La tomba di Bonifacio VIII nelle grotte vaticane – Immagine di Fallaner condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

A cavallo fra il XIII e il XIV secolo, l’affermazione delle monarchie nazionali da un lato e la pretesa dei sovrani di governare senza interferenze dall’altro, dimostrano che i tempi stavano cambiando, che il pontefice non poteva più esercitare la sua autorità guardando tutti dall’alto verso il basso. Bonifacio VIII è un caso emblematico perché si fa nemici potenti e pesta i piedi a Filippo il Bello e ai Colonna, due schieramenti che, uniti, danno vita allo spartiacque storico dello Schiaffo di Anagni. Da quel 7 settembre del 1303 il rapporto fra Stato e Chiesa non è più stato lo stesso.

Fonti:

Bonifacio VIII, il primo Giubileo – Alessandro Barbero a Superquark disponibile su RayPlay

Cronache dal Medioevo: Bonifacio: schiaffo al Papa – Documentario disponibile su RayPlay

Bonifacio VIII, el papa blasfemo – Historia National Geographic (spagnolo)

Bonifacio VIII – Enciclopedia Treccani

Boniface VIII – Enciclopedia Britannica

Papa Bonifacio VIII – Wikipedia italiano

Pope Boniface VIII – Wikipedia inglese


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