Il primo gennaio del 1966 nella Repubblica Centrafricana il potere viene sovvertito a causa di un colpo di Stato. A subirlo è l’autocratico David Dacko, a metterlo in atto è suo cugino Jean-Bedel Bokassa (1921-1996), il quale diventa Presidente della Repubblica e capo dell’unico partito ammesso, il MESAN (Movimento per l’Evoluzione Sociale dell’Africa Nera). Soltanto pochi anni prima, nel 1960, la nazione era riuscita ad ottenere l’indipendenza dalla Francia.

Dopo tre giorni, Bokassa abolisce la Costituzione del 1959 e inizia a governare a suon di decreti

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Dopo un fallito colpo di stato ai suoi danni, nel 1972 Bokassa si autoproclama presidente a vita e nel 1976 scioglie il governo rimpiazzandolo con il Consiglio della Rivoluzione Centrafricana, inaugurando il passaggio da repubblica a monarchia con la nascita dell’Impero Centrafricano, del quale si autoproclama imperatore.

Bokassa è stato soldato nelle file della potenza coloniale francese e ha sviluppato una vera e propria ossessione per Napoleone, del quale cerca di imitare la forza militare e gli sfarzi

Sotto, Bokassa ai tempi del servizio nella Legione Straniera, nel 1939:

La sua incoronazione è l’occasione per mettere in scena la massima rappresentazione di questa sua ossessione. Fa importare duecentoquaranta tonnellate di cibi francesi per una cerimonia che dura una settimana. Veste tremila guardie, tra cui molte sono state preventivamente mandate in Francia per imparare a marciare, con costosissime divise. L’imperatore indossa un mantello di ermellino e velluto rosso lungo sei metri, una corona d’oro massiccio tempestata da cinquemila diamanti tra i quali sono incastonati rubini e smeraldi. Per raggiungere il suo trono a forma di aquila in bronzo dorato, dal peso di due tonnellate e impreziosito con 785.000 perle e un milione di cristalli, cammina su ventiseimila petali di fiori freschi recisi quella stessa mattina e fatti arrivare appositamente dalla Francia in aereo.

Numerosi leader stranieri sono stati invitati all’evento ma in molti hanno cortesemente declinato l’invito, compreso Papa Paolo VI dal quale avrebbe voluto essere incoronato. Per la cerimonia di incoronazione vengono spesi venti milioni di dollari, gettando sul lastrico uno Stato che già versa in pessime condizioni.

Francobollo emesso in occasione dell’incoronazione di Bokassa I:

Bokassa, il cui nome in lingua bantù significa “figlio del macellaio”, è stato per il suo popolo un vero e proprio incubo. Durante il suo regno chi viene sorpreso a rubare viene picchiato al suo cospetto con l’ausilio di martelli e catene. Pare che diversi presunti criminali siano stati dati in pasto a leoni e coccodrilli allevati nella sua tenuta di Villa Kolongo, e tra le tante accuse c’è anche quella di cannibalismo. Infatti il suo cuoco personale successivamente ha dichiarato davanti ai giudici che l’imperatore conservava carne umana nelle dispense della sua cucina per farla servire ai suoi ospiti a loro insaputa durante i banchetti.

Bokassa in compagnia del dittatore romeno Ceausescu:

Nonostante tutto, il governo francese definisce Bokassa “un amico e membro della nostra famiglia” e il Presidente Valéry Giscard d’Estaing supporta il regime con aiuti finanziari e militari, ricevendo in cambio uranio – vitale per il programma nucleare militare francese – diamanti, e safari a caccia di elefanti in compagnia dell’Imperatore Bokassa I.

Grazie alla potente amicizia europea, all’esportazione di diamanti e all’avorio illegale, Bokassa resta al potere per tredici anni

Nel 1979, a Banqui, una protesta di giovani studenti, che si oppongono all’obbligo di indossare costose uniformi imposte dal governo, viene repressa nel sangue. Un centinaio di ragazzi vengono uccisi, e circola la notizia che l’imperatore abbia personalmente preso parte al massacro con pietre e bastoni.

Di fronte a un simile scandalo, la Francia deve per forza di cose prendere le distanze, e organizza con successo la cosiddetta “Operazione Barracuda”, finalizzata a organizzare un colpo di Stato e riportare al potere l’ex presidente Dacko mentre Bokassa si trova in Libia.

Rifugiatosi in Costa d’Avorio per quattro anni, viene condannato a morte in contumacia da un tribunale nazionale nel dicembre del 1980. Nel 1985 si trasferisce in Francia, nel suo castello di Hardicourt, e nel 1986, informato dagli oppositori del governo di un nuovo imminente colpo di Stato nella Repubblica Centrafricana,  fa inaspettatamente ritorno nel suo Paese lanciandosi da un paracadute.

Il castello di Hardricourt, presso Parigi. Fotografia di Spedona condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Wikipedia:

L’operazione fallisce. Bokassa viene arrestato e processato per alto tradimento, assassinio, cannibalismo e appropriazione indebita. Pochi mesi dopo l’ex-dittatore viene scagionato dalle accuse di cannibalismo, ma comunque condannato a morte, senonché nel 1988 la pena è commutata in ergastolo e successivamente ridotta a venti anni.

Nel 1993, con il ritorno della democrazia, il Presidente Kolingba concede un’amnistia generale per tutti i condannati e Bokassa viene rilasciato. Vive i suoi ultimi anni alla periferia di Banqui da uomo libero, e muore d’infarto nel 1996. Aveva 75 anni.

Barbara Giannini
Barbara Giannini

Ho studiato Archeologia medievale a La Sapienza di Roma, dopodiché ho intrapreso la strada dell’editoria lavorando per una casa editrice romana come editor e correttrice di bozze. Sono stata co-fondatrice nel 2013 di un’agenzia letteraria per la quale ho continuato a lavorare come editor e talent scout, rappresentando autori emergenti in Italia e all’estero. Attualmente sono iscritta al secondo anno di Lingue e Letterature Straniere all’Università Roma Tre e nel frattempo mi occupo di politiche ambientali. Sono appassionata di letteratura, arte, storia, musica e culture straniere.