Superstizioni e antiche convinzioni pseudo scientifiche sono purtroppo ancora molto diffuse, difficili da estirpare, soprattutto quando costituiscono la fonte di reddito di organizzazioni criminali internazionali. Lucrosissimo e fiorente è il commercio del corno di rinoceronte, considerato nei paesi del sud-est asiatico, in particolare in Cina e Vietnam, un miracoloso rimedio (oltre che potente afrodisiaco) per ogni genere di malattia, dal cancro all’impotenza, passando per la cura di una semplice influenza.

Rinoceronti bianchi

Il corno di rinoceronte è in realtà composto di cheratina, la stessa sostanza delle unghie e dei capelli, che difficilmente vengono usati nelle cure mediche. Nonostante questa certezza scientifica, il corno di rinoceronte viene venduto al mercato nero a peso d’oro, anzi di più… e i bracconieri sono disposti a tutto pur di fare affari con le organizzazioni criminali che si occupano di contrabbandare i preziosi corni.

E’ in Sudafrica che vive all’incirca l’80% dei rinoceronti rimasti sul pianeta, visto che in Asia sono stati quasi completamente sterminati, così come nell’Africa settentrionale. Lo sterminato Greater Kruger National Park è ormai l’ultimo rifugio dei rinoceronti, e di conseguenza anche il maggior territorio di caccia dei bracconieri, che nel 2017 hanno ucciso 1028 esemplari. Un numero impressionante (tre animali al giorno), che tuttavia è in calo rispetto agli anni precedenti: nel 2016 ne erano stati abbattuti 1052 e nel 2014 addirittura 1215.

A combattere, senza armi, per la sopravvivenza dei rinoceronti, sono scese in campo, o meglio nella savana, le Black Mambas: una squadra quasi esclusivamente femminile, che pattuglia il territorio della Riserva naturale Balule (che fa parte del Kruger Park). 33 donne e due uomini si sono fatti carico di un problema enorme e di difficile soluzione, visti gli interessi economici in gioco, affrontandolo da una prospettiva diversa. A combattere i bracconieri con sistemi tradizionali ci sono le guardie forestali, che intervengono con elicotteri e armi.

Le Black Mambas invece applicano una “sorveglianza visiva” nei luoghi maggiormente frequentati dai rinoceronti, operano blocchi stradali per individuare preventivamente soggetti pericolosi, cercano e distruggono trappole che, destinate ad animali più piccoli, possono causare infezioni, amputazioni e morte anche ai grandi animali come i rinoceronti.


Ma la vera differenza, la speranza per evitare l’estinzione della specie, la fa il programma di educazione ambientale, chiamato Bushbaby. Lo scopo è quello di far comprendere ai ragazzi tra i 12 e i 15 anni d’età, l’importanza dell’ambiente naturale, della sua conservazione e protezione. La sfida consiste nel dimostrare alle nuove generazioni che il bracconaggio sta portando corruzione e conflitti all’interno delle comunità che vivono a ridosso del parco, mentre una gestione responsabile delle aree protette, volta alla conservazione delle specie a rischio, porterebbe comunque a vantaggi economici legati, ad esempio, al turismo.

Le Black Mambas hanno, dopo cinque anni di attività, ottenuto grandi risultati, non ultimo quello di aver dimostrato che le donne possono avere un ruolo fondamentale, grazie a un approccio diverso, in attività tradizionalmente considerate maschili. Da madri di famiglia a “regine della giungla”: un percorso faticoso, lungo e pericoloso, ma adesso… chissà che soddisfazione!

Fonte immagini: Black Mambas

Sotto, il video dove vengono presentate le attività delle Black Mambas:

Categorie: Attualità

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.