Quando nell’ottobre del 1587 il granduca Francesco I de’ Medici e sua moglie morirono improvvisamente nella villa di Poggio a Caiano, a poche misteriose ore di distanza l’uno dall’altra, furono in pochi a non sospettare che fossero stati entrambi avvelenati dal fratello minore di Francesco, il cardinale Ferdinando, che ne avrebbe poi ereditato il trono.

Sotto, Francesco I de’ Medici, ritratto di Alessandro Allori:

Del resto, erano tempi in cui i problemi dinastici si potevano risolvere in modo discreto e veloce, eliminando i rivali senza dover attendere il corso naturale degli eventi, adulterando, magari, una pietanza o una bevanda.

Con la morte dei granduchi, tuttavia, iniziava non soltanto la parabola discendente della fortuna medicea, ma calava anche il sipario su una delle storie d’amore più chiacchierate del XVI secolo, quella tra la nobildonna veneziana Bianca Cappello ed il granduca di Toscana, erede di una delle dinastie più illustri d’Italia.

Bianca proveniva da un’antica e potente famiglia della Serenissima ed era stata allevata negli agi. Possedeva una natura generosa e appassionata, ma soprattutto un’opulenta bellezza, che fu immortalata dai più grandi pittori del Rinascimento. Tiziano, in un ritratto a lui attribuito, uno dei pochi a noi pervenuti, custodito nella Galleria dell’Accademia di San Luca a Roma, ne esalta l’ovale perfetto del volto, dai tratti regolari, incorniciato da una superba massa di capelli ramati, dalle sfumature calde e luminose.

Bianca Cappello, ritratto di Alessandro Allori:

Bianca era giunta a Firenze nel 1564, a seguito del frettoloso matrimonio con Piero Buonaventuri, gentiluomo di nobile famiglia decaduta, impiegato nella banca fiorentina dei Salviati, ubicata nei pressi di palazzo Cappello a Venezia

 

Forse ingannata circa le reali condizioni economiche del giovane, la quindicenne Bianca gli affidò i suoi gioielli, e si unì a lui in una fuga rocambolesca verso Firenze, durante la quale i due furono inseguiti dallo spettro della ricompensa di duemila ducati stanziati per chi avesse assassinato Piero e da un provvedimento di rientro forzato per la Cappello da parte della Serenissima. L’intera città della Laguna fu scossa dallo scandalo per il prestigio della famiglia coinvolta, e l’evento minacciò di pregiudicare i già delicati rapporti diplomatici tra Venezia e Firenze.

Come ritorsione, uno zio dello sposo, Giambattista Buonaventuri, fu gettato nelle galere veneziane, dove morì di stenti

Il granduca di Toscana Cosimo I, tuttavia, offrì protezione alla coppia, la cui unione venne presto allietata dalla nascita di una figlia, di nome Virginia ( o Pellegrina, come la nonna materna).

La vita di Bianca a Firenze fu ben diversa da quella lussuosa abbandonata precipitosamente a Venezia, e dissimile da quella che aveva sempre sognato: la famiglia del marito viveva infatti in condizioni modeste e la giovane si trovò catapultata in una realtà umile, fatta di duro lavoro, complicata dalla palese disapprovazione che percepiva intorno a sé.

Nel frattempo era subentrato al trono granducale Francesco I de’ Medici, un giovane dal temperamento inquieto, votato alla ricerca intellettuale, appassionato di chimica e di scienze naturali, ma anche di arte e di scienze occulte. Il suo matrimonio con l’austriaca Giovanna d’Asburgo non era stato felice: la cattolicissima granduchessa, sorella dell’imperatore Massimiliano, sgraziata di aspetto e con una malformazione alla spina dorsale, disprezzava il casato dei Medici, che non giudicava alla propria altezza, ed era invisa ai sudditi toscani, cui si celava persino quando usciva in carrozza.

Sotto, Giovanna d’Asburgo:

Non sappiamo quando Bianca incontrò per la prima volta Francesco I, ciò che però sappiamo è che, invaghitosi subito di lei, il giovane la fece assumere tra le dame di corte per averla vicina, mentre all’accondiscendente marito veniva offerto un lavoro come impiegato granducale.

Non passò molto tempo che Piero Buonaventuri scomparve dalla scena, assassinato nel 1572 in circostanze poco chiare, che alimentarono a lungo voci che il mandante dell’omicidio fosse stato il granduca. L’11 aprile del 1578 fu la volta di Giovanna che perse la vita, a soli 31 anni, per le conseguenze di una fatale caduta che le provocò la rottura dell’utero, mentre era incinta del suo ottavo figlio.

Francesco sposò poco dopo Bianca Cappello, di cui era stato per molti anni l’amante. Le nozze, celebrate segretamente per via della ferma opposizione di tutta la famiglia medicea verso la donna che era stata fonte di profondo imbarazzo, furono rese pubbliche solo a distanza di un anno.

Sotto, Bianca Cappello ritratta da Alessandro Allori:

I nove anni di regno della coppia trascorsero sereni e senza grandi scossoni sia nella vita politica, sia in quella domestica. Il granduca, sempre più dedito ai suoi esperimenti scientifici, concedeva spesso udienza ai segretari di Stato nel suo laboratorio. La moglie, invece, preferiva la vita campestre nell’una o nell’altra villa medicea, al riparo dalla palpabile ostilità che respirava a Firenze.

Con l’incoronazione a granduchessa di Toscana, Bianca era ormai diventata “la carissima figlia di Venezia”, come veniva rispettosamente descritta negli ambienti diplomatici della Serenissima: i tempi in cui era una figlia reproba e una vergogna per la città veneta erano un pallido ricordo.

Bianca non si insuperbì per il prestigio assunto grazie alle nozze e si mantenne sempre nell’ombra rispetto a Francesco, sebbene si comprenda dalle lettere conservate nell’Archivio di Stato di Firenze che fosse una donna colta e intelligente, che avrebbe saputo intervenire anche in maniera attiva nelle vicende politiche dell’augusto consorte.

La scelta di mantenere un basso profilo, dettata forse dal desiderio di non vedere aumentata la propria impopolarità, non bastò del resto a proteggere la Cappello dalle tante calunnie circolate ai suoi danni. La colpa di qualunque errore politico o ingiustizia commessa dal granduca veniva fatta ricadere su di lei, che fu sospettata persino di aver avvelenato l’unico figlio maschio di Francesco I e di Giovanna d’Asburgo, Filippo, nel 1582.

Sotto, “don Filippino”, 1577-1582:

La nobildonna veneziana, cui in fondo non si perdonava l’essere “straniera” (forti erano all’epoca le rivalità tra i tanti stati d’Italia) e l’essere stata amata per tanti anni fedelmente dal granduca, aveva fama, presso il popolino, di essere dedita alle arti magiche. Solo una strega, si mormorava, poteva aver mantenuto inalterata la devozione del signore toscano così a lungo.

Tra i tanti detrattori di Bianca, tuttavia, uno era particolarmente pericoloso e potente:

il cardinale Ferdinando de’ Medici, fratello di Francesco

Il prelato condivideva con i fiorentini l’inclinazione ad attribuire a Bianca tutti i crimini – reali o immaginari – commessi dal granduca. Muoveva al fratello, con cui aveva rapporti ostili, continue rimostranze per l’attaccamento da lui nutrito verso quella che definiva “la pessima Bianca”, auspicando che fosse bandita dalla Toscana.

Sotto, Ferdinando de’ Medici:

La Cappello rispondeva all’astio del cognato con la tolleranza e la magnanimità, intercedendo per far riconciliare i due fratelli, e persuadendo addirittura il marito a concedere forti somme di denaro al cardinale, somme destinate prevalentemente ad alimentare la sua passione come collezionista di tesori dell’arte greca.

Singolare coincidenza fu che proprio durante una delle permanenze di Ferdinando de’ Medici nella villa di Poggio a Caiano, la coppia granducale trovò misteriosamente la morte

Il cardinale era stato ricevuto come sempre all’insegna della cordialità, con Bianca felice di poter contribuire a un inaspettato momento di distensione dei rapporti tra i due fratelli. L’armonia del momento era però destinata ad avere breve durata: dopo una battuta di caccia, infatti, il granduca accusò un’indisposizione accompagnata dalla febbre. La moglie, che lamentò subito i medesimi sintomi, non potè assisterlo. Dopo lunghi giorni di agonia, senza che l’uno sapesse delle condizioni dell’altra, i due morirono tra atroci tormenti.

Ritratto di Ferdinando de’ Medici, principale accusato dell’Assassinio del fratello e di sua moglie:

Le ultime parole di Bianca al suo confessore, fra Maranta, prima di spirare, furono per lo sposo:

Dite per me addio al mio signore Francesco de’ Medici, e ditegli che gli sono sempre stata fedele ed amorosa […] ditegli che lo prego di perdonarmi, se in qualche modo lo avessi offeso

Date le circostanze quantomeno insolite della morte dei granduchi, Ferdinando fu immediatamente sospettato di aver avvelenato i congiunti, né fugò i dubbi la frettolosa autopsia, con diagnosi di malaria, ordinata sui due cadaveri dal cardinale.

Francesco e Bianca furono riportati insieme a Firenze, ma mentre il primo fu imbalsamato e sepolto nella chiesa di San Lorenzo con tutti gli onori, a Bianca Cappello furono negate le esequie di stato ed il suo corpo fu sepolto in un luogo sconosciuto.

Il nuovo granduca attuò una sistematica damnatio memoriae nei confronti della cognata: la maggior parte dei suoi ritratti venne bruciata e i suoi busti distrutti come le monete coniate in suo onore, mentre lo stemma dei Cappello fu ovunque scalpellato e sostituito con quello della prima granduchessa, Giovanna d’Asburgo.

Conseguentemente, nell’austera cripta delle Cappelle medicee, in cui riposano tutte le granduchesse di Toscana, manca solo Bianca Cappello, colei che forse più di ogni altra si era guadagnata il diritto ad essere in quel luogo solenne per il sincero affetto portato al consorte.

L’odio del nuovo regnante non si estinse con morte della “pessima Bianca”, ma travolse anche Antonio, il figlio di Francesco I e della nobildonna veneta, la cui nascita fu sempre gravata dal sospetto che fosse stata invece l’illecito frutto di una relazione tra il granduca e una fantesca.

Bianca con il figlio Antonio:

Antonio fu tenuto lontano dalla politica da Ferdinando I de’ Medici e gli fu conferito un appannaggio di 35000 scudi annui, in cambio della rinuncia a ogni pretesa sull’eredità paterna.

Nel 2006 il British Medical Journal riferì di una sensazionale scoperta ad opera dei tossicologi Francesco Mari, Elisabetta Bertol, Aldo Polettini e della storica della medicina Donatella Lippi. Gli studiosi avevano analizzato dei frammenti di fegato di Bianca e di Francesco, rinvenuti nella chiesa di Santa Maria Assunta a Bonistallo. Pochi anni prima, infatti, era stato ritrovato un documento che testimoniava che le viscere dei due sposi fossero state interrate nella suddetta chiesa di Poggio a Caiano dopo l’autopsia.

Sotto, la Chiesa di Santa Maria Assunta a Bonistallo. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY 2.5 via Wikipedia:

In entrambi i fegati furono riscontrate tracce di arsenico di entità letale ma non fulminante, una quantità di veleno che avrebbe spiegato la lunga agonia patita dalle vittime. La paternità dei tessuti organici era stata accertata nel 2004, quando la tomba di Francesco I era stata oggetto di un sopralluogo all’interno di un ambizioso progetto di studio sulla casata medicea. Il DNA dei resti organici reperiti era risultato compatibile con quello del fegato maschile.

Poteva considerarsi così risolto un enigma durato quasi 500 anni, destinato a far riscrivere in parte la storia del periodo granducale con un definitivo marchio di assassinio sul caso?

Non esattamente.

Nel 2011, infatti, un nuovo studio, condotto dal professor Fornaciari, della Divisione di Paleopatologia, Storia della Medicina e Bioetica dell’Università di Pisa e coordinatore del “Progetto Medici”, evidenziò tracce di plasmodio malarico nei resti del granduca. Esito che confermò la tesi del decesso per malaria, malattia forse contratta durante l’ultima, funesta battuta di caccia, come attestato dall’autopsia effettuata secoli prima.

Una vicenda, quella della misteriosa fine dei granduchi, destinata probabilmente a far discutere ancora a lungo gli studiosi

In ogni caso, conclusasi bruscamente per morte accidentale oppure per avvelenamento, la vita di Bianca Cappello con i suoi colpi di testa e le sue fughe romantiche, circondata da un alone di stregoneria e dagli intrighi di corte, testimonia la difficoltà dell’essere donna nel tardo Cinquecento, epoca in cui la ricerca della libertà fuori dagli schemi poteva avere un prezzo molto alto e costare, talvolta, la vita stessa.

Oggi di lei resta lo splendido palazzo ubicato in Via Maggio a Firenze, la dimora donatale dal granduca, opera del Buontalenti, teatro della sua controversa storia d’amore, una delle più celebri del Rinascimento.

Sotto, il Palazzo di Bianca Cappello a Firenze, fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY SA 2.5 via Wikipedia:

Sotto, un documentario riguardo Bianca Cappello:

Categorie: Storia

Giovanna Potenza

Giovanna Potenza

Amo scrivere spaziando in ambiti storico-filosofico-letterari. Sono intellettualmente curiosa ed amo confrontarmi con culture diverse, che scopro attraverso i miei viaggi, sebbene la Gran Bretagna rappresenti il mio luogo dell’anima.