Un palazzo sontuoso, vestiti lussuosi, gioielli preziosi e cibi elaborati: questo è lo scenario immaginario in cui vive una principessa delle fiabe. Ma la vita reale è ben altra cosa: nei secoli difficili che seguono la fine dell’impero romano d’occidente, quando le tribù dei barbari sono perennemente in guerra tra loro per accaparrarsi i territori delle ex provincie romane, le principesse sono poco più che merce di scambio, quando non diventano più astute e spietate degli uomini che hanno intorno. Come accade a Rosmunda, che quanto a uomini spietati era abbastanza esperta.

Rosmunda – Isobel Lilian Gloag, 1902

Rosmunda è bambina quando impara cosa sia la guerra. Due tribù germaniche avverse, i Gepidi (a cui appartiene la principessa) che vivono nella Dacia, e i Longobardi che provengono dalla Pannonia, si scontrano spesso e volentieri. Muoiono il nonno e lo zio della principessa, e poi, nella battaglia conclusiva, nel 567, muore anche il re Cunimondo, padre della fanciulla. Il suo popolo è sconfitto, la sua famiglia sterminata, solo lei si salva. Prigioniera del re dei Longobardi, Alboino, vede la testa di suo padre trasformata in coppa da vino da quell’uomo che sarà costretta a sposare.

Alboino


Alboino, vedovo da poco, aveva già provato a prendere in moglie Rosmunda, probabilmente per concludere un’alleanza che non si fece mai. L’aveva persino rapita, dopo il rifiuto di Cunimondo alle nozze, ma poi era stato costretto a rimandarla dal padre, perché ci si era messo di mezzo addirittura l’imperatore bizantino Giustiniano.

Diventa regina dei longobardi, e la mossa di Alboino è probabilmente dettata dalla volontà di assoggettare i guerrieri gepidi superstiti, fedeli alla loro principessa.

Rosmunda è quindi regina dei Longobardi, ma non dimentica certo chi è e cosa ha fatto suo marito, nemmeno quando Alboino, quel barbaro feroce forse un po’ più lungimirante di altri, conquista l’Italia del nord, controllata sì dai bizantini, ma in realtà alla mercé di molte tribù germaniche e franche.

Dal 568 Alboino è Re d’Italia e Rosmunda Regina Consorte

I domini longobardi alla morte di Alboino

Immagine di Glz19 via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Non dimentica Rosmunda, e medita vendetta, che, si sa, è un piatto che va gustato freddo.

Forse la goccia che fa traboccare il vaso è un gesto avventato di Alboino, o forse semplicemente dimostrativo di quelli che erano i rapporti marito/moglie dell’epoca.
A Verona, durante un banchetto, forse ubriaco più del solito, Alboino fa portare la coppa ricavata dal teschio di Cunimondo e ordina alla moglie:

Bevi Rosmunda, bevi dal cranio di tuo padre

Alboino ordina a Rosmunda di bere dal cranio di suo padre – Scuola di Rubens

E’ una storia vera? Forse sì forse no, ma quel che è certo, è che la regina decide di rendere pan per focaccia al marito, o meglio, vuole il sangue di Alboino a vendicare quello versato dalla sua famiglia e dal suo popolo.

Rosmunda beve dal cranio di suo padre – Frederick Sandys, 1861


Ma non può farlo da sola, occorre studiare un piano che le consenta poi di rimanere Regina d’Italia. Così si prende come amante Elmichi – nobile longobardo e addirittura fratello di latte di Alboino – che la sostiene nella congiura.

Elmichi e Rosmunda

A quel punto serve solo un sicario, sacrificabile quando l’assassinio sarà scoperto. Il prescelto è un valoroso guerriero gepido del seguito di Rosmunda, Peredeo, che prova a dire che no, no, lui non vuole uccidere Alboino (forse per fedeltà al suo nuovo re, o forse perché capisce a cosa va incontro).

Rosmunda però trova il modo per convincerlo: prende il posto dell’ancella che divide il letto con Peredeo, e nell’oscurità i due consumano un rapporto sessuale. Al mattino, quando il soldato si trova accanto la regina nuda, capisce che non ha via di scampo:

O uccidere il re o essere ucciso per aver stuprato la regina

La congiura è ordita: Alboino viene ucciso nella sua camera da letto da Peredeo, alla probabile presenza della moglie e di Elmichi.

L’assassinio di Alboino – Charles Landseer, 1856

Il re ci prova a reagire, ma Rosmunda ha legato la sua spada alla guaina, e a lui non resta che difendersi con uno sgabello, finché non viene trafitto a morte. La colpa del regicidio viene addossata interamente a Peredeo, e Rosmunda, secondo la tradizione longobarda, ha facoltà di scegliere tra i guerrieri il nuovo re, che diventerà sovrano legittimo sposando la regina. Corre l’anno 572.

Rosmunda sceglie ovviamente Elmichi, che però non è gradito a gran parte dei longobardi (che forse hanno capito come sono andate le cose), e alla fine i due sono costretti a fuggire, ma non da soli:

Portano con loro la figlia di primo letto di Alboino, e sopratutto il tesoro dei longobardi

Si rifugiano a Ravenna, una piccola Bisanzio dalle molte chiese e sfavillante di mosaici, dove governa il prefetto del pretorio Longino, per conto dell’imperatore Giustino II che se ne sta nella vera Bisanzio, laggiù in Oriente.

Longino è una sorpresa per Rosmunda: un uomo colto e affascinante che nulla ha a che spartire con i rozzi barbari conosciuti fino ad allora. L’uomo lusinga la regina e promette addirittura di sposarla, ma non è detto che il suo non fosse solo un tentativo per impadronirsi del tesoro. Comunque sia, Rosmunda si fa incantare e cerca di liberarsi di Elmechi, che nel frattempo è diventato suo marito. Questa volta fa da sola, e offre al nobile longobardo una coppa di vino avvelenato. L’uomo beve un sorso e capisce di essere finito, ma obbliga la donna a bere quello che resta del vino.

I due muoiono insieme e forse Longino sorride della facilità con la quale si è liberato degli ospiti scomodi, e ha messo le mani sul tesoro dei longobardi. Tesoro che, a onor del vero, non tiene per sé, ma spedisce a Bisanzio insieme alla principessa longobarda.

Per dovere di cronaca, questo è un racconto dove storia e leggenda si mescolano senza sapere dove finisca una e cominci l’altra.

Forse Elmichi e Rosmunda non erano affatto amanti e la regina si limitò a sostenere un tentativo di usurpazione poi fallito; forse Alboino morì addirittura di morte naturale, ma la scelta della vedova (la facoltà di individuare il successore è reale) caduta su Elmichi non soddisfece l’aristocrazia, che dopo aver costretto alla fuga i due presunti amanti elaborò una leggenda, poi riportata nella Historia Longobardorum di Paolo Diacono, per infangare la memoria di Rosmunda e soprattuto per legittimare il successore di Alboino, Clefi, nuovo Re d’Italia.

Che poi non durò molto: dopo 18 mesi fu sgozzato, ma intanto aveva conquistato nuovi territori arrivando addirittura a cingere d’assedio Ravenna, capitale dell’esarcato. Poi gli aristocratici longobardi decisero di non eleggere un nuovo successore e si spartirono le terre in 36 ducati. Ma questa è un’altra storia…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.