Giunti all’alba del XX secolo il Giappone era ancora una terra parzialmente sconosciuta e misteriosa in Europa. Erano molti i viaggiatori che tornavano con informazioni dal Sol Levante, e in tutto il continente si sviluppò una fervente passione per tutto ciò che era giapponese, dall’arte agli usi o ai costumi del lontano Oriente.

Anche le tecniche di combattimento furono influenzate

In particolar modo si ricorda una tecnica di autodifesa sviluppata proprio a partire dal Giappone, il Bartitsu. Come e perché quest’arte marziale abbia conosciuto una grande fortuna e un rapidissimo declino è argomento di interessante approfondimento.

Il Bartirtsu

Alla metà del decennio 1890 un ingegnere ferroviario inglese, Edward William Barton-Wright, passò diversi anni in Giappone. Egli era appassionato di pugilato e in genere di combattimento corpo a corpo europeo, e il Sol Levante gli sembrò da subito un interessantissimo arricchimento della propria cultura personale.

Sotto, Edward William Barton-Wright al centro del collage:

Tornato in Europa teorizzò la nuova arte marziale, il Bartitsu, un mix fra jujutsu, pugilato, judo o il savate francese, il tutto fatto mentre si portava in giro un ombrello o un bastone da passeggio. Anche il nome era una combinazione, preso dal cognome “Barton” e il jujutsu.

Per pubblicizzare la propria arte marziale, Edward William Barton-Wright iniziò a pubblicare diversi articoli su riviste specializzate nelle quali spiegava metodi, finalità e filosofia del Bartitsu.

Nel 1899 fondò l’Accademia delle Armi e della Cultura Fisica Bartitsu, che trovò spazio al 67b di Shaftesbury Avenue di Soho, a Londra. Mary Nugent, una giornalista, descrisse in questo modo l’accademia:

…un’enorme sala sotterranea, muri di piastrelle bianche tutte scintillanti e luce elettrica, con ‘campioni’ che vi si aggirano come tigri

La scuola conobbe un crescente successo fra l’aristocrazia e le borghesia di Londra. Difendersi in abiti eleganti e cappello, usando come arma un bastone da passeggio (allora accessorio comunissimo) o l’ombrello apparve subito un privilegio per ricchi. Barton chiamò quindi nella capitale diversi maestri giapponesi a insegnare jujutsu, fra cui Kaneo Tani, Seizo Yamamoto e Yukio Tani, il cui arrivo venne organizzato per corrispondenza con l’atleta giapponese Kanō Jigorō. Lato Europeo si annoveravano il wrestler Arman Cherpillod e il francese Pierre Vigny.

I docenti, fra cui Barton-Wright stesso, organizzavano spesso dimostrazioni spettacolari in cui sconfiggevano un cospicuo numero di avversarsi. La nomea del Bartitsu arrivò persino al Principe di Galles, Edoardo, futuro Re d’Inghilterra. Il monarca chiese la dimostrazione dal vivo di tale stile, ma Barton-Wright fu costretto ad annullare per un misterioso infortunio occorso poco prima dell’evento (si vociferò di una rissa in un pub).

Sherlock Holmes

Nonostante un buon numero di partecipanti iniziali e il successo dell’arte marziale, l’interesse per il Bartitsu si risolse velocemente. Già nel 1903 la scuola aveva chiuso i battenti e gli insegnanti giapponesi erano tornati in patria (tranne Yukio Tani e Sadakazu Uyenishi, che aprirono scuole di jujutsu a Londra), mentre il francese Pierre Vigny aprì una scuola di autodifesa personale.

Il successo e il ricordo dell’opera di Barton-Wright si deve a una piccola battuta del celebre Sherlock Holmes, scritta da Arthur Conan Doyle in occasione del duello finale con il dottor Moriarty. Nel primo racconto del ciclo del ritorno di Sherlock Holmes, scritto su pressioni del pubblico che agognava altre storie del detective, Doyle spiega il miracoloso salvataggio di Holmes durante lo scontro con Moriarty sulla cascata proprio grazie al Bartitsu: “Vacillammo insieme sul bordo della cascata. Io avevo, tuttavia, qualche nozione di baritsu, ovvero il sistema di lotta giapponese, che mi è stato più di una volta assai utile“. Il nome è differente da quello originale, e le cause di questo errore non sono note.

Holmes si salva guardando Moriarty cadere, e il Bartitsu viene consegnato alla storia

Lo stile viene ricordato anche nel film del 2009 con protagonista Robert Downey Junior:

L’arte marziale ha conosciuto una crescente riscoperta durante l’ultimo decennio, e sono sorte diverse scuole di appassionati che la ripropongono in video su internet e in combattimenti dal vivo.

Tutte le immagini sono di pubblico dominio.

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Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...