Bambini stranieri a scuola: l’importanza della mediazione linguistica

Cari lettori e lettrici di Vanilla Magazine, come promesso siamo tornate a scrivere per voi. Da oggi e nei prossimi articoli vorremmo approfondire le tematiche riguardanti l’aspetto linguistico, facendo prima una panoramica sulla situazione scolastica italiana, evidenziando sfide, punti critici, fornendo alcuni spunti di riflessione, per disquisire, infine, di mediazione linguistico-culturale e di come questa possa venire in nostro aiuto.

L’arrivo in classe di un bambino straniero genera  una serie di reazioni, dallo stupore all’emozione, dalla curiosità all’ammirazione, a volte anche un pò di paura. Solitamente i bambini, soprattutto se parliamo degli alunni della scuola primaria, mostrano una certa apertura verso ciò che è nuovo, e/o diverso: sono attratti dall’idea di conoscere un coetaneo proveniente da un paese molto lontano, che parla un’altra lingua e magari ha iniziato l’istruzione scolastica all’estero.

Dall’altra parte ci sono gli insegnanti, senz’altro aperti a “nuove avventure”, ma allo stesso tempo pieni di dubbi e paure perché non sanno come gestire al meglio queste situazioni.

Cerchiamo di chiarire,  a livello nazionale e internazionale come viene regolato l’accesso al sistema scolastico degli studenti stranieri e  cosa dice il quadro normativo di riferimento.

Troviamo i primi cenni di diritto allo studio nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo la quale: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.” Anche la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991 riprende questo concetto.

Il diritto allo studio deve poter essere elargito a tutti senza alcun tipo di discriminazione: viene quindi riconosciuto il diritto all’istruzione scolastica ai minori stranieri (legge sull’immigrazione n. 40 del 6 marzo 1998; decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998) ed è compito della scuola di impegnarsi nel portare avanti un’educazione di tipo interculturale mossa a favorire l’integrazione degli alunni stranieri.

Nel corso degli anni, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, diventato nel 2022 Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha pubblicato diversi documenti, con l’obbiettivo di presentare dei punti di riferimento per le scuole.

I dati che arrivano dal Ministero circa l’anno scolastico 2021/2022, ad esempio, parlano chiaro: la quota di studenti con cittadinanza non italiana è in continuo aumento e ha ormai raggiunto il 10,6% della popolazione scolastica; questa vede una distribuzione non omogenea, infatti, secondo le statistiche, a essere maggiormente “coinvolte” sono le regioni settentrionali. Un altro aspetto importante riguarda le seconde generazioni, ovvero, studenti nati in Italia con alle spalle un background migratorio.

Per quanto riguarda il tasso di scolarità, invece, dai 6 ai 13 anni raggiunge quello italiano, ma salendo con l’età diminuisce ciò significa che un numero sempre più consistente di studenti con cittadinanza non italiana non conclude la scuola secondaria. (Per approfondimenti: https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/3376/872mila-gli-studenti-con-cittadinanza-non-italiana-il-106-della-popolazione-studentesca-.)

L’immigrazione è un fenomeno in continua evoluzione e la scuola in questo senso cerca di stare al passo, riconoscendo la presenza di studenti stranieri e lavorando per la loro integrazione, ma c’è ancora tanto da fare, perché la situazione è più complessa di ciò che si possa immaginare: come evidenziato negli “Orientamenti interculturali, idee e proposte per l’integrazione di alunni e alunne provenienti da contesti migratori” pubblicati dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale nel marzo del 2022 un primo grande punto su cui riflettere riguarda i termini utilizzati: appare inappropriato infatti parlare di alunni stranieri o con cittadinanza non italiana, proprio per il crescente aumentare delle seconde generazioni, quindi di figli di coppie miste, bambini adottati, o coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana più tardi. Perciò, il primo compito che la scuola si dovrebbe prefiggere è quello di informare e curare la comunicazione impedendo la circolazione di messaggi che appaiono fuorvianti.

Il tema dell’immigrazione in ambito scolastico è piuttosto vasto, difficile da presentare in poche righe, vorremmo però portare il lettore, attraverso i nostri articoli, a riflettere su queste tematiche che sembrano così “evidenti”, di cui tutti ne parlano eppure c’è ancora molta disinformazione a riguardo.

Per approfondimenti:

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948;

Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, 1989;

Legge sull’immigrazione n. 40, 6 marzo 1998;

Decreto legislativo n. 286, 25 luglio 1998;

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, febbraio 2014, Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri;

Ministero dell’Istruzione e del Merito, agosto 2023, Gli alunni con cittadinanza non italiana a.s. 2021/2022;

Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale, marzo 2022, Orientamenti interculturali, idee e proposte per l’integrazione di alunni e alunne provenienti da contesti migratori.

a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni


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