“Bambini che giocano a fare il macellaio”: la fiaba dimenticata dei Fratelli Grimm

In una ipotetica competizione che vedrebbe gareggiare Basile, Andersen e i fratelli Grimm, forse quest’ultimi vincerebbero tutte le medaglie. Questo perché, si intende, i Grimm sono famosi, tanto conosciuti che la loro stessa fama avrebbe creato il falso mito dei “Grimm: unici scrittori di fiabe al mondo”. In verità basterebbe soltanto guardarsi un po’ attorno per rendersi conto di come le fiabe dei fratelli tedeschi, non solo non sono le uniche presenti nella letteratura, ma prendono solo una fetta di mondo, la quale ha tramandato nel tempo storie leggendarie e uniche, ma non certo tutte quelle presenti sulla terra.

Sotto, il video dell’articolo:

Al di là di questo rimane innegabile il fascino del loro lavoro; hanno avuto la capacità di andare a rintracciare i racconti popolari delle loro terre, e sono stati in grado di riunirli tutti in un contenitore enorme che avrebbe fatto la storia. Ma se c’è una di queste fiabe a non aver fatto la storia, ad essere quasi sconosciuta, dimenticata, è proprio la fiaba: “Wie Kinder Schlachtens miteinander gespielt haben”, che in italiano si potrebbe tradurre in: “Come i bambini giocarono a fare i macellai”.

Dovete sapere che questa fiaba non è mai arrivata in Italia, in verità neanche al resto del mondo, se non in tempi recenti grazie al web. “Come i bambini giocarono a fare i macellai”, oppure “Bambini che giocano a fare il macellaio” è un racconto popolare che fa la sua apparizione nella primissima edizione delle fiabe dei Grimm, datata 1812.

Grimm’s Kinder- und Hausmärchen, prima parte (1812) Copertina

Poi però, non è mai stata più riproposta, svanita semplicemente nel nulla. Si dice che i motivi che hanno portato questa fiaba a scomparire nelle successive versioni del libro sarebbero riconducibili agli stessi Grimm: pare che loro siano stati talmente inorriditi dal racconto da non volerlo riproporre mai più. Si narra anche di come questa fiaba abbia spaventato così tanto i lettori del tempo, che persino dal loro punto di vista era da considerare di troppo, di pessimo gusto; semplicemente disgustosa. Viene anche detto di come lo scrittore tedesco Achim von Arnim pare aver criticato il testo come troppo crudele per i bambini, dato che, quest’ultimi, avrebbero potuto emulare gli eventi del racconto.

Come vedete ci sono un po’ di contraddizioni storiche sul motivo per cui questa fiaba non è stata portata nelle nuove versioni. Per quale motivo si è creduto ciò? Cos’ha di così terribile questo racconto? Ricordiamo di come le fiabe dei Grimm siano di per sé storie assai macabre.

Per cui è da considerare altamente inquietante il fatto che persino i lettori del tempo hanno considerato pessima una storia del genere. Ma ora, fatte queste premesse, addentriamoci nei meandri di questa storia. Andiamo a scoprire il perché, forse, è stata ritenuta inadatta, addirittura cestinata per sempre.

Ovvio, a meno che qualcuno non sia il fortunato possessore della primissima edizione del libro di fiabe dei Grimm, deve fare affidamento a fonti esterne. Online, su siti in tedesco, emergono informazioni che possono aiutarci a conoscere la trama così tanto ripudiata. Nello specifico sono presenti due versioni della fiaba: una più lunga e una più corta. Alcune fonti riportano di come siano in realtà la stessa fiaba, ma divisa in due. Al di là di questo, approfondendo gli aspetti della trama più lunga, si possono intuire i motivi per cui gli editori, forse persino i Grimm, abbiano ripudiato tale opera.

Essa infatti parla di un gruppo di bambini della città di Franecker, nella Frisia occiden- tale. Queste ragazze e ragazzi, si legge nel racconto, giocano insieme e, ad un certo punto, gli viene in mente di provare a fare i macellai. Viene nominato un ragazzo come l’effettivo macellaio, un altro come il cuoco e un terzo come il maiale. Altri ragazzini, facente parte di questo gruppetto, si organizzano di conseguenza, immaginando di dover preparare le salsicce e altre squisitezze. Il punto però… è che questi bambini, non stanno fingendo: si sono realmente messi d’accordo nel fare i macellai. Per cui, come concordato, il bambino designato come l’effettivo macellaio afferra il ragazzino designato come “il maiale”, lo tira giù e gli taglia la gola con un coltellino. Gli altri membri del gruppo proseguono con la cottura e le altre preparazioni come se nulla fosse, come se tutto fosse normale.

Durante questa carneficina, un consigliere di passaggio vede l’intera scena e ne rimane inorridito. Prende con sé il bambino macellaio e lo porta sotto processo. Al tribunale, davanti ad un vasto pubblico, viene spiegato ciò che il consigliere ha visto, ma il giudice vede che a commettere questo delitto è soltanto un bambino. Per cui, forse intenerito dall’età del ragazzino, il giudice porge al piccolo macellaio due oggetti: una mela e un moneta. Gli sottopone una scelta: se avesse scelto la mela, non sarebbe stato condannato. Se avesse scelto la moneta, sarebbe stato impiccato su pubblica piazza. Furbescamente, il piccolo macellaio prende la mela e così non viene punito. Come avete potuto sentire, il tutto risulta strano, enigmatico, inquietante e grottesco. Ma ancor più terribile è la seconda versione della fiaba, molto più concisa e ancor più crudele. Essendo questa davvero corta, posso scriverla tutta. Recita così:

“Un giorno un padre di famiglia macellò un maiale e i suoi bambini stettero a guardare. Nel pomeriggio poi si misero a giocare, e uno disse al fratellino: «Tu sarai il maialino e io il macellaio», prese un coltellaccio e glielo cacciò nel collo. La madre, che al piano di sopra stava facendo il bagno in un mastello all’ultimo nato, al sentire gli urli del bambino corse subito giù, e visto quel che era successo, gli tirò fuori il coltello dal collo, ma in preda alla collera lo ficcò nel cuore di quello che aveva fatto il macellaio. Poi corse su a vedere cosa faceva il bimbo nel mastello: nel frattempo era affogato. Tale fu allora l’angoscia della donna, che si dette alla disperazione, non ascoltò le parole di conforto dei lavoranti e si impiccò. Così, quando il marito tornò dal campo ed ebbe visto tutto, tanto si afflisse che di lì a poco morì.”

Ora, tutto ciò lascia davvero perplessi. Chissà quale doveva essere l’origine di tale storia e chissà dove i Grimm sono riusciti a tirarla fuori. Letta in maniera così, superficiale, pare non avere senso, quasi sembra fine a sé stessa. Le due versioni, o le due parti, differiscono su un eventuale messaggio morale e sono di dubbia interpretazione. Se davvero questa fiaba ha spaventato così tanto i lettori del tempo, potrebbe essere comprensibile. A distanza di secoli, fa ancora ribrezzo. Dopotutto lo sappiamo: le fiabe dei Grimm non sono note per essere idilliache e dolci, ma questa in particolare risulta altamente disturbante.

Non ci resta altro che speculare sui significati intrinsechi dietro queste strane parole. Chissà se forse gli stessi fratelli avevano capito la metafora che c’è dietro… e chissà… forse è proprio per questo che hanno cercato di farla sparire nei meandri del tempo e della storia.

Fonti:

https://it.cultura.horror.narkive.com/B50yq98v/piccola-fiaba

https://de.wikipedia.org/wiki/Wie_Kinder_Schlachtens_miteinander_gespielt_haben

https://www.grimmstories.com/de/grimm_maerchen/wie_kinder_schlachtens_miteinan- der_gespielt_haben

https://de.wikisource.org/wiki/Wie_Kinder_Schlachtens_mit_einander_gespielt_haben_(1812)


Pubblicato

in

da