La storia dell’armadio Badminton suscita scalpore da oltre vent’anni, viste le cifre che si battono ogni volta che finisce all’asta. Non bisogna essere appassionati di antiquariato: l’armadio Badminton è probabilmente il più celebre tra i mobili e in tal senso non può avere veramente alcun rivale. D’altra parte, sembra davvero difficile pensare ad un mobile che possa superare una cifra simile. La cosa più incredibile riguardante questo complemento d’arredo è che per ben due volte è finito agli onori della cronaca per la cifra da record, diventando un mobile che continua a far parlare di sé, in positivo. Andiamo a scoprire insieme la storia dell’armadio Badminton!

Come è nato l’armadio Badminton?

Si tratta di un vero e proprio orgoglio per noi italiani, visto che è un’opera d’arte realizzata a Firenze, presso l’Opificio delle Pietre Dure nel 1976. E’ un complemento d’arredo destinato a finire nelle case dei nobili, e proprio da un nobile fu commissionato: si trattava del diciannovenne Henry Somerset, il terzo duca di Beaufort all’epoca in Grand Tour in Italia, che lo volle destinare alla propria abitazione in Inghilterra.

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La supervisione della realizzazione di tale opera d’arte fu effettuata da parte della famiglia Foggini. L’Opificio è particolarmente celebre ancora oggi, e non solo per il mobile Badminton. La manifattura fu voluta da Ferdinando I de’ Medici, ed ora è un Istituto per il Restauro che fa capo al Ministero dei Beni Culturali. Non fu facile realizzare l’armadio Badminton: ci vollero ben 5 anni di tempo nonché il lavoro a tempo pieno di 30 artigiani, che ne giustificano (insieme ai materiali pregiati), le cifre due volte da record. Si tratta di un mobile monumentale, oltre che per il prezzo di vendita, anche per le dimensioni: è alto addirittura 3 metri e 86 centimetri, ed è profondo 2 metri e 32.

La storia della doppia battuta all’asta del mobile

Il mobile è stato battuto con cifre da record all’asta per ben due volte. La prima volta, fu indetta per il 9 dicembre del 1990, presso la casa d’asta Christies, e la prima volta fu venduto per la cifra, incredibile, di 11 milioni di dollari. Il mobile, infatti, fu acquistato dall’ereditiera Barbara Piasecka Johnson, la quale, però, non deve averlo apprezzato a dovere, visto che è giunta voce che lo abbia lasciato al più in deposito.

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La seconda volta il “Badminton Cabinet” fu venduto nel 2004, sempre presso la nota casa d’asta londinese Christies e ad aggiudicarselo fu un nobile che lo portò, però, di nuovo fuori dall’Inghilterra per la prima volta da quando fu realizzato. Ad acquistarlo Johan Krafter, su incarico del principe del Liechtenstein Hans Adam II, che decise di investire il proprio patrimonio personale per andare ad arricchire il Liechtenstein Museum di Vienna.

L’incaricato del Principe, alla fine dell’asta, dichiarò: “Questo pezzo ha una storia magnifica ed è in condizioni perfette, oltre a essere il più importante manufatto in pietra dura mai realizzato. Il museo possiede già una collezione di mobili in pietra dura e lo stipo sarà al centro di una nuova sala”.

L’offerta finale da parte dell’incaricato del Principe è stata veramente importante, se si considera che il pezzo fu acquistato per 27,3 milioni di euro, mentre la valutazione fatta era di 11,5 milioni. Ad ostacolarne l’acquisto, almeno in parte, gonfiando così il prezzo, un misterioso acquirente telefonico. Molti ipotizzano si trattasse del Metropolitan Museum di New York. Agli inglesi non fece certamente piacere che il mobile sia andato a finire fuori dall’Inghilterra, tanto che dei mercanti londinesi, in occasione della prima asta, avevano cercato di organizzare un gruppo per acquistarlo.

Perché l’Armadio di Badminton è così caro?

Il costo veramente esorbitante di questo armadio, è tutto da ricercarsi nel suo design e nei preziosi materiali che lo compongono. Non è sufficiente parlare di “pezzo d’antiquariato”: si tratta di un pezzo unico nel proprio genere. Vi si trova, a sormontarlo, lo stemma dei Beaufort in rialzo dorato. Sono presenti dieci cassetti realizzati in legno di cedro, con decorazioni basate sulla natura: uccelli, foglie e fiori. I dettagli sono realizzati in ebano, legno duro e bronzo. Sono presenti, poi, dei pannelli di ametista, lapislazzuli e diaspro rosso. Altre decorazioni presentano i volti di leoni in calcedonio.

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Non mancano altre pietre preziose come le agate e le ametiste. Oltre ai materiali preziosi che ne aumentano potenzialmente il valore, la pregiata manodopera lo rende un complemento d’arredo in grado di lasciare chiunque lo veda a bocca aperta. I migliori artigiani dell’epoca vi hanno lavorato duramente per renderlo un pezzo veramente inimitabile e irraggiungibile: nessun mobile nei 300 anni successivi, gli si è mai avvicinato.

L’articolo è stato realizzato in collaborazione con lo staff di HomeHome, il magazine dedicato all’arredamento ed al design per la casa.

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Antonio Pinza

Quando avevo 3 anni volevo fare l’astronauta, oggi ho le idee molto meno chiare, ma d’altronde chi ha detto che bisogna avere un piano preciso? Nella vita ho “fatto” svariati lavori, praticato sport, viaggiato, letto e mangiato di tutto. Mentre continuo a perdermi nei meandri della mia esistenza scrivo su Vanilla Magazine.