LA CREAZIONE DEL SE’ inizia già prima della nascita e per la gran parte del periodo il bambino dipende dagli altri. Alla nascita il bambino non riconosce la madre ma il suo odore, il tono muscolare, il tono della voce.

Alcune azioni le sente come piacevoli altre spiacevoli: tutto è spezzettato e anche il suo corpo è parcellizzato.

Nelle INTERAZIONI PRECOCI il piacere condiviso permette di legare il vissuto della madre da parcellizzato a tutt’uno, creare un intero attraverso l’altro. Quando il bambino riceve cure il suo corpo si trasforma, vive una distensione; la trasformazione avviene assieme alla madre: si rilasciano endorfine che creano piacere.

I momenti dolorosi creano contrazioni corporee e non permettono una trasformazione.

PIACERE E DISPIACERE nascono quindi dal corpo, ha una origine ontogenetica,

le emozioni arrivano con l’evoluzione della specie. Il dispiacere rallenta l’evoluzione, soprattutto se si ripete. Quando il bambino riunisce la madre arriva anche la continuità di sé e dell’altro e si sviluppa a partire dai 6 mesi (piede in bocca, mani in bocca), si occupa del suo corpo: ha riunito la parcellizzazione ed inizia la differenziazione. Il linguaggio che i genitori usano è fondamentale: se la madre si appropria della lallazione del suo bambino dando poi un significato oggettivo lo aiuta nella differenziazione del sè.

ORIGINE DELL’INIBIZIONE: non poter agire col corpo nello spazio. Perché il Sè del bambino possa svilupparsi è necessario che l’ambiente incoraggi, supporti e ne rispecchi le espressioni, fornendo anche, a volte, una quantità di frustrazione ottimale per rendere meno illusoria e più realistica la visione del mondo.

La prima frustrazione è l’alimentazione: non viene nutrito quando vuole ma dopo rituali di tempo, di gesti, di parole e questo avviene ad intervalli regolari mentre nell’utero viene alimentato perennemente e la sensazione di fame non è conosciuta. Fino ai sei mesi risponde alle esigenze fisiologiche del bambino, dopo il latte non ha nutrimenti importanti (OMS). Dopo i sei mesi lo si prepara progressivamente ad aspettare e a rappresentare quello che arriverà: NON C’E’ RAPPRESENTAZIONE MENTALE SENZA FRUSTRAZIONE.

Se l’allattamento continua per parecchio tempo è la madre che vuole mantenere una relazione privilegiata.

E’ il suo viso che permette alla madre di restituire al bambino, in modo trasformato, quello che a lei arriva . RISPECCHIAMENTO IMPERFETTO. La cura anche del padre, RISPECCHIAMENTO DIVERSO) aiuta il bambino a

differenziarsi dall’oggetto materno.AUTENTICITA’ E SPONTANEITA’

Se al bambino viene imposta una identità dall’esterno, il falso Sè, a livello cosciente egli lo accetta ma a livello inconscio continuano a premere i bisogni originari del Sè autentico dando origina al conflitto interiore, e quindi alla nevrosi. RICONOSCERSI allo specchio (18 mesi) è una seconda nascita, è differenziarsi dall’altro anche se su una base materna: in culla riproduce i movimenti materni. La sua costruzione futura è quando gioca ad essere un’altro (supereroe) per poi tornare sé stesso. A due anni distingue chiaramente fra sé e gli altri indipendentemente dai propri bisogni: il Sè del bambino può considerarsi formato. L’AZIONE permette al bambino di appropriarsi dello spazio, del pensiero (dal 3° mese va messo al suolo) partecipando alle alle azioni che lo riguardano, quando viene allattato deve potersi tuffare nello sguardo dell’altro con un CONTATTO OCULARE.

ENGRAMMA: è una traccia neurobiologica, attraverso le sinapsi, che forma la memoria corporea di piacere e dispiacere, non è una rappresentazione mentale ma la traccia delle belle tensioni corporee. Il bambino non sopporta la tensione corporea innescando angoscia, innesca così una dinamica di ricerca nella propria memoria corporea di azioni che gli hanno dato piacere, e questi sono detti fantasmi inconsci o , in psicanalisi, Inconscio originario.

Il fantasma inconscio è una rappresentazione illusoria che ha la funzione di rassicurazione contro le le tensioni dolorose, è la prima rappresentazione psichica, secondo la Klein già presente in fase prenatale. Si delinea già al sesto mese di vita con carattere sadico, onnipotente e ripetitivo, sarà contenuto solo dall’ambiente. Un fantasma appare a livello simbolico solo se contenuto, se il contenimento non avviene c’è il passaggio all’atto (patologia). Aiutare il bambino a contenere i fantasmi inconsci possono provvedere l’oggetto materno e le persone della cura con la loro voce , il loro tono muscolare, il loro corpo e durante la fase proverbiale (1 anno) con i giochi di rassicurazione profonda.

Questi fantasmi hanno a che fare con l’unità del corpo, la paura di essere distrutto poiché nel dispiacere perde la sua unità corporea, che avviene solo attraverso il piacere con l’altro: prendere con la bocca, prendere con le mani. Vi è quindi un legame fra fantasmi inconsci, dimensione simbolica e unità del corpo.

Fino a 3/4 anni il bambino prova il piacere della sua unità corporea giocando a Riempire e svuotare , costruendo la torre e abbatterla e poi ricostruirla. Possiamo affermare quindi che il CONTENIMENTO del bambino si forma attraverso il corpo e il linguaggio materno e lo spazio, sentire dei limiti sul proprio corpo si contiene. Tra i 4 e i 6 anni il bambino è al massimo della motricità, va a ricercare l’azione come mediatore alla ricerca del piacere per sconfiggere l’angoscia. Quando però cade, si fa male capisce che ha dei limiti e creaAUTENTICITA’ E SPONTANEITA’ contenimento alla sua immagine di grandiosità rassicurante (per Dolto immagine inconscia del corpo onnipotente come mediazione dei suoi fantasmi).

L’azione alla base dell’esperienza quindi della crescita dell’essere umano: il GIOCO è un grande contenimento perché attiva di rassicurazione ma in ambito di legge. I fantasmi di angoscia si possono “dire” solo attraverso il corpo e quindi attraverso il gioco spontaneo.

Nell’adulto si manifesta attraverso l’arte, il non verbale vive i suoi fantasmi d’angoscia senza limiti. Il GIOCO è un’illusione, ma è fatto anche di regole e così, integrando la legge, si accede al simbolico. E’ il mezzo per attenuare l’angoscia creando illusioni di sé, espressione dell’inconscio, e in seguito può riavvicinarsi prossimamente alle difficoltà del reale.

Le regole del gioco consentono di attenuare la pulsione dell’agito, aiutano quindi il bambino a sentirsi contenuto, rassicurandolo. Giocare sviluppa il controllo di sé e l’attenzione, i bambini imparano la consapevolezza delle loro pulsioni predisponendo al controllo delle emozioni. Sempre di più i bambini giocano con le immagini: dove sarà domani la loro gestualità? il loro corpo? In che modo placheranno l’angoscia dei fantasmi originari?

Le attività cognitive vanno introdotte senza fretta: se il bambino non si è messo a distanza dai suoi fantasmi, dalle proprie emozioni, se è ancora nel proprio mondo fantasmatico come potrà accedere al piano cognitivo? Bisognerebbe rispettare i suoi tempi ed aiutarlo ad accedere al cognitivo attraverso il gioco spontaneo dove rappresenta la sua storia.

I giochi illusori, progressivamente intervallati da piccole frustrazioni, portano alla mentalizzazione. Bisognerebbe evitare di renderlo precocemente adulto perché è vitale per il bambino giocare: sviluppa la neuro genesi, i legami tra le sinapsi, aiuta lo sviluppo delle aree prefrontali che sono deputate al controllo delle emozioni e allo sviluppo delle attività cognitive.

Avviene una azione intellettuale inconsapevole, la trasformazione apre alla disponibilità ad acquisire dei concetti e quindi staccarsi dal simbolico per accedere alla realtà.

NON C’E’ APPRENDIMENTO SENZA QUALITA’ RELAZIONALE

Anche quando vi è un conflitto i bambini hanno bisogno di conciliazione, di trovare un accordo perché il desiderio è quello di giocare insieme all’altro. Il periodo della Scuola Materna serve per aiutare il bambino alla socializzazione come prerequisito al pensiero operatorio (6/7 anni), per aiutarlo alla decentrazione tonico emozionale e passare alla mentalizzazione.

AUTENTICITA’ E SPONTANEITA’

Bisognerebbe avere dei rituali al mattino a Scuola per predisporre il bambino alla mentalizzazione (per es: disegnare) per aiutarlo a staccarsi dalle proprie emozioni. E’ importante per questo predisporre a S.M. due luoghi, che indichino, simbolicamente due passaggi: uno spazio per il gioco spontaneo ed uno per il disegno, la costruzione, attività più cognitive. Tra un luogo e l’altro si può raccontare una piccola storia con la partecipazione del bambino che così si rassicura attraverso il linguaggio (bastano 5 minuti), sono i bambini che si rassicurano non l’adulto. Nel progetto educativo bisognerebbe coinvolgere sempre i genitori, invitarli a porre delle domande sull’educazione dei propri bambini, invitarli a parlare di sé e delle proprie difficoltà senza mai pontificare, senza psicologizzare ma dire solo cose profonde , che li rassicuri. Non invadere mai i genitori con informazioni tecniche ma accompagnarli all’ascolto emozionale del bambino, rispettando le esigenze del bambino ma anche sul rispetto delle regole .

All’inizio ed alla fine della giornata di formazione, prima ancora di iniziare il dialogo, chiedo ai partecipanti di disegnare su un foglio il loro stato d’animo. La stessa cosa chiedo alla fine della giornata e le produzioni, confrontandole, non sono mai uguali.

Il tema per me importante è il legame e le sinergie fra la percezione personale e la nostra produzione “artistica” che si applica anche quando usiamo i mattoncini Lego.

Sappiamo, grazie alle ricerche delle neuroscienze, che i due emisferi del cervello hanno funzioni diverse: quello destro ha la capacità di percepire in modo globale, il sinistro ha la funzione di organizzare, che sia un quadro o un insieme di immagini. La separazione non è assoluta: quando guardiamo un ritratto le informazioni vengono elaborate a più stadi e confrontati con le cifre che già abbiamo immagazzinato.

Per i teorici della Gestalt la percezione non si può spiegare come somma di singole sensazioni ma come struttura generata dai vari elementi. L’arte, in ogni caso, non è solo piacere estetico ma la sua forza sta negli effetti che ci provoca generando emozioni, affascinare e sorprendere, coinvolgendo tutti i nostri sensi.

Maria Pia Fraccaro

Maria Pia Fraccaro lavora come formatrice e supervisore in corsi triennali per Counselor, in corsi di aggiornamento per insegnanti ed educatori.
Psicomotricista ad approccio relazionale ha poi integrato la sua formazione all’Istituto di Psicologia Somatica per proseguire la prevenzione e il sostegno in ambito familiare. Ha formato gli insegnanti di sostegno come docente a contratto all’Università della Valle d’Aosta.

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