Sono in moltissimi a conoscere artisti dell’Art Noveau come Gustav Klimt o Alphonse Mucha, ma in pochi conoscono Aubrey Beardsley, illustratore inglese che segnò la propria epoca e che influenzò profondamente quelle successive. Beardsley nacque nel 1872, e iniziò a sviluppare il proprio stile dal 1892, anno in cui incontrò l’arte di Henri de Toulouse-Lautrec. Da allora e fino al 1898, quando morì di tubercolosi all’età di 25 anni, divenne uno degli artisti più influenti dell’Inghilterra Vittoriana.

Le opere di Beardsley erano sovente illustrazioni monocromatiche delle proprie poesie, che criticavano i concetti di sessualità, bellezza, ruoli e consumismo della propria epoca. Egli fu grande amico e collaboratore di Oscar Wilde, il manifesto vivente dei creativi “estremisti” del proprio periodo, che lo ispirò e gli fece da guida attraverso un percorso di esplorazione dei limiti dei sentimenti umani.

“Un uomo dalla faccia come un piatto d’argento e con capelli verdi come l’erba” – Oscar Wilde

Per Wilde realizzò le illustrazioni del suo dramma in atto unico “Salomè”, principessa giudaica che fece decapitare Giovanni Battista.

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Beardsley fu influenzato da diversi movimenti artistici contemporanei, in modo particolare dal “Giapponismo”, la tendenza alla raffigurazione in stile Giapponese delle figure. I temi che trattò erano la decadenza, la morte e l’erotismo esplicito, il tutto visto in una chiave decisamente “Grottesca”.

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“Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente” – Aubrey Beardsley

Visse un’esistenza particolarmente eccentrica per l’epoca, indossò abiti stravaganti come guanti gialli o pantaloni in pelle, e frequentò Wilde e il circolo omosessuale per lunga parte della sua (brevissima) vita. Nonostante molte illazioni, fra cui quella di incestuosità nei confronti della sorella, non si comprese mai se fosse o meno omosessuale, ed egli stesso affermò di essere asessuale, una condizione descritta da un’ampia letteratura durante la fine del XX Secolo.

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Beardsley riuscì a vivere la decadenza della propria arte nel momento in cui Wilde fu arrestato per omosessualità, occasione che mise in cattiva luce l’artista stesso e che lo fece licenziare dalla rivista Yellow Book, dove venivano pubblicate le sue opere (e che venne pubblicata per soli altri 7 mesi).

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Morì di Tubercolosi in Francia, all’età di soli 25 anni, lasciando dietro di sé un’eredità di grandissimo valore che influenzò, nei decenni successivi, pittori, illustratori, designer e scrittori. Fra loro vi fu senz’altro lo scrittore russo-americano Vladimir Navokov, che elogiò Beardsley in alcuni dei propri romanzi.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...