11 Morti, 53 feriti. E’ questo il bilancio dell’attacco nella notte fra il 14 e 15 giugno delle forze militari russe contro l’Ucraina, ma oltre alla scia di sangue che da anni si allunga sempre di più in Ucraina stanotte c’è stata un’altra vittima, un bene patrimonio dell’Umanità UNESCO che era considerato a rischio da anni: la Cattedrale della Dormizione di Kiev, parte del Monastero delle Grotte di Kiev, fondato nel lontano 1051 dai monaci Antonio e Teodosio e da allora più volte riformato e modificato, fino a diventare la meraviglia patrimonio dell’umanità che è oggi.

Ma il mio racconto della cattedrale non parte dal 1051 né dal 2026. Parte dal 3 novembre del 1941, poche settimane dopo l’occupazione tedesca di Kiev, quando alcuni militari della Wehrmacht, accompagnati da giornalisti e fotografi, si trovavano all’interno del grande complesso monastico che domina una delle alture affacciate sul Dnepr, il fiume che per secoli ha costituito la principale arteria commerciale e culturale dell’Europa orientale. Davanti a loro si ergeva uno degli edifici più venerati del mondo ortodosso, la Cattedrale della Dormizione della Madre di Dio, cuore spirituale della Lavra delle Grotte di Kiev, un luogo che per quasi novecento anni aveva visto passare principi, monaci, invasori, imperatori, rivoluzionari e pellegrini.

Poi, all’improvviso, la cattedrale esplose.

Le fotografie scattate in quei momenti mostrano una gigantesca nube di polvere che si alza sopra il monastero. In pochi secondi crollano cupole, muri e volte. L’edificio che aveva attraversato il Medioevo, le invasioni mongole, le guerre tra polacchi e russi, la dominazione zarista e la rivoluzione bolscevica scompare dal paesaggio di Kiev.

Per decenni si sarebbe discusso di chi fosse il responsabile di quella distruzione. I tedeschi accusarono immediatamente i sovietici. I sovietici attribuirono invece la colpa ai nazisti. Ancora oggi il tema continua ad apparire in numerose polemiche politiche e storiografiche. Ma per comprendere perché l’esplosione della Cattedrale della Dormizione abbia assunto un significato così profondo, occorre fare un passo indietro di quasi mille anni, quando Kiev non era ancora la capitale dell’Ucraina moderna, ma il centro di uno degli stati più importanti dell’Europa medievale.

Nell’XI secolo la Rus’ di Kiev rappresentava una delle maggiori potenze del continente. Le sue città erano collegate alle rotte commerciali che univano il Mar Baltico al Mar Nero e, attraverso il Mar Nero, al mondo bizantino. Mercanti scandinavi, slavi, greci, armeni e orientali attraversavano continuamente questi territori trasportando pellicce, miele, schiavi, cera, tessuti e metalli preziosi.

Quando in Europa molte città stavano appena iniziando la loro crescita dopo i secoli più turbolenti dell’Alto Medioevo, Kiev era già un grande centro urbano, dotato di mura, palazzi, mercati e chiese monumentali.

Un passaggio decisivo nella storia della Rus’ avvenne nel 988, quando il principe Vladimir il Grande adottò ufficialmente il cristianesimo. Le cronache medievali raccontano questa scelta in forma leggendaria, descrivendo emissari inviati a studiare le diverse religioni del mondo conosciuto, ma dietro il racconto agiografico emerge una realtà politica concreta: aderire al cristianesimo significava entrare nell’orbita culturale di Costantinopoli, allora una delle città più ricche e sofisticate del pianeta.

La conversione non trasformò soltanto la religione della Rus’. Cambiò la sua architettura, la sua arte, la sua letteratura e persino la sua concezione del potere. Furono costruite nuove chiese, arrivarono artisti e artigiani bizantini, si diffusero la scrittura ecclesiastica e le tradizioni monastiche provenienti dal Mediterraneo orientale.

Fu in questo contesto che nacque uno dei luoghi più importanti della spiritualità slava.

La tradizione racconta che nell’XI secolo un monaco di nome Antonio si ritirò in una grotta scavata nelle colline che sovrastano il Dnepr. Cercava la solitudine, la preghiera e l’ascesi. Attorno a lui cominciarono però a riunirsi altri uomini desiderosi di condurre la stessa vita. Le grotte si moltiplicarono. Nacquero celle monastiche, cappelle e piccoli edifici.

Quello che era iniziato come un rifugio di eremiti si trasformò progressivamente in una delle principali istituzioni religiose dell’Europa orientale.

Accanto ad Antonio emerse presto la figura di Teodosio delle Grotte, che organizzò la comunità secondo modelli monastici più strutturati e contribuì a fare del monastero un centro culturale e spirituale di primaria importanza.

Nel 1073 ebbero inizio i lavori per la costruzione della grande cattedrale.

La tradizione monastica attribuì l’impresa alla protezione divina e all’intervento di maestranze provenienti dal mondo greco. Come spesso accade nelle fonti medievali, storia e leggenda si intrecciano fino a diventare quasi indistinguibili. Ciò che sappiamo con certezza è che la nuova cattedrale doveva rappresentare molto più di una semplice chiesa. Era il simbolo della maturità religiosa della Rus’ di Kiev.

Era la prova tangibile che il cristianesimo orientale aveva ormai messo radici profonde nelle terre slave.

Le cupole dorate dominavano il paesaggio cittadino. All’interno si trovavano mosaici, affreschi, reliquie e sepolture di personaggi illustri. Generazioni di principi e fedeli considerarono quel luogo uno dei punti più sacri dell’intero mondo ortodosso.

Ma nessun edificio medievale può sfuggire alle grandi trasformazioni della storia.

Nel XIII secolo una nuova potenza proveniente dalle steppe asiatiche travolse gran parte dell’Eurasia. I Mongoli, guidati dai discendenti di Gengis Khan, conquistarono territori immensi con una rapidità che lasciò sgomenti i contemporanei.

Nel 1240 l’esercito di Batu Khan raggiunse Kiev.

Le cronache descrivono una città assediata, vessata dalle macchine da guerra e progressivamente ridotta alla fame. Quando le difese cedettero, la devastazione fu immensa.

Molti edifici furono distrutti. Una parte rilevante della popolazione venne uccisa o dispersa. L’entità del Principato di Kiev, che era succeduto alla Rus, venne dissolto. Per secoli gli storici avrebbero considerato la caduta di Kiev come uno spartiacque epocale, il momento in cui il centro di gravità del mondo slavo orientale iniziò lentamente a spostarsi verso nord-est.

La Cattedrale della Dormizione sopravvisse, anche se danneggiata e privata di parte del suo splendore. Il fatto stesso che continuasse a esistere assunse però un valore simbolico. Intorno a essa continuò a vivere la memoria della Rus’ medievale.

Nei secoli successivi il territorio di Kiev passò sotto il controllo di potenze diverse. Prima il Granducato di Lituania, poi la Confederazione Polacco-Lituana e infine l’Impero russo rivendicarono in modi differenti l’eredità della Rus’.

Dietro queste trasformazioni politiche si nascondeva una domanda che ancora oggi suscita dibattiti accesi: chi è il vero erede della Rus’ di Kiev?

Per i sovrani di Mosca, la Rus’ rappresentava l’origine storica dello stato russo.

Per molti ucraini, Kiev costituiva invece il nucleo originario di una tradizione distinta.

Per altri ancora, la Rus’ apparteneva all’intero mondo slavo orientale.

La Cattedrale della Dormizione si trovò al centro di queste interpretazioni concorrenti fra loro.

Mentre i confini cambiavano e gli eserciti si succedevano, il monastero continuava a esercitare una straordinaria influenza spirituale. Monaci, cronisti e copisti produssero testi che contribuirono a conservare la memoria storica della regione. Pellegrini provenienti da territori lontanissimi raggiungevano Kiev per pregare presso le reliquie custodite nella Lavra.

Quando l’Impero russo consolidò il proprio controllo sull’Ucraina, la cattedrale divenne uno dei simboli più importanti dell’Ortodossia imperiale. Furono effettuati restauri, ampliamenti e trasformazioni architettoniche che modificarono l’aspetto originario dell’edificio, adattandolo ai gusti delle epoche successive.

Poi arrivò il XX secolo.

La rivoluzione del 1917 cambiò radicalmente il rapporto tra stato e religione. I bolscevichi consideravano le istituzioni religiose non soltanto come espressioni di fede, ma anche come strumenti di potere appartenenti all’ordine sociale che intendevano abbattere.

I Monasteri furono chiusi. Le proprietà confiscate. Molti Religiosi perseguitati.

La Lavra delle Grotte non sfuggì a questa trasformazione. Alcuni dei suoi edifici finirono convertiti ad altri usi. Il complesso sopravvisse, ma il suo ruolo religioso fu fortemente ridimensionato.

Quando nel 1941 la Germania nazista invase l’Unione Sovietica, Kiev si trovò improvvisamente al centro di uno dei fronti più devastanti della guerra. Le forze sovietiche si ritirarono e i tedeschi entrarono in città. Ed è qui che torniamo al punto da cui siamo partiti.

Il 3 novembre 1941 la Cattedrale della Dormizione esplose. Per decenni le responsabilità furono oggetto di un’intensa battaglia propagandistica.

Le ricerche storiche emerse dopo la fine dell’Unione Sovietica hanno portato molti studiosi a concludere che l’edificio fu probabilmente distrutto da cariche esplosive predisposte dall’NKVD, il commissariato del popolo per gli affari interni, durante la ritirata sovietica e attivate successivamente, nell’ambito di una più ampia strategia di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi.

Questo non significa che ogni dettaglio sia definitivamente chiarito, né che il dibattito sia completamente concluso. Ad ogni modo la maggior parte della storiografia contemporanea considera questa interpretazione la più convincente sulla base delle prove disponibili.

Qualunque fosse la responsabilità immediata, il risultato fu devastante. Uno dei monumenti più importanti della storia dell’Europa orientale era stato distrutto. Per quasi sessant’anni il vuoto lasciato dalla cattedrale rimase visibile nel cuore del monastero. Chi visitava la Lavra vedeva uno spazio vuoto là dove per secoli si era elevata la grande chiesa della Dormizione.

Quel vuoto possedeva una forza simbolica enorme, e raccontava diverse cose. La guerra, l’ateismo sovietico, la fragilità del patrimonio culturale. Raccontava la capacità della politica di trasformare persino le pietre in strumenti di conflitto ideologico.

Poi arrivò il 1991. L’Unione Sovietica cessò di esistere. L’Ucraina divenne indipendente e in quel nuovo contesto emerse una domanda che fino a pochi anni prima sarebbe sembrata impossibile: e se la cattedrale fosse stata ricostruita?

La proposta di ricostruzione suscitò entusiasmi e critiche. Alcuni sostenevano che la ricostruzione avrebbe restituito alla città un monumento fondamentale con secoli di storia, mentre altri ritenevano che nessuna copia moderna avrebbe potuto sostituire l’edificio autentico perduto nel 1941. Alla fine prevalse la volontà di ricostruire.

Architetti, archeologi, storici e restauratori lavorarono per ricreare il più fedelmente possibile l’aspetto della cattedrale antica, e nel 2000 venne consacrato il nuovo edificio.

Le cupole dorate tornarono a far luce sul cielo di Kiev.

Molti visitatori che entravano nella cattedrale hanno l’impressione di trovarsi davanti a un monumento medievale sopravvissuto intatto attraverso i secoli. In realtà quel che osservavano è il risultato di un processo molto più complesso. Una parte di quella storia risale all’XI secolo. Un’altra appartiene al XXI.

Le sue origini affondano nel Medioevo. La sua forma attuale appartiene in parte al nostro tempo. E forse è proprio questo a rendere la Cattedrale della Dormizione un luogo così straordinario. Perché la sua storia non parla soltanto di fede, di arte o politica. Parla di memoria, della capacità degli uomini di ricostruire i luoghi che sono imprescindibili per raccontare la propria identità.

Ma la storia del martirio della cattedrale aggiunge a giugno 2026 un nuovo, triste capitolo. E come nel caso del 1941 la paternità della distruzione è tutta da appurare. Nella notte fra il 14 e il 15 Giugno la Cattedrale è stata colpita da un missile di origine non nota, anche se il campo si restringe, come nel 1941, a due sole opzioni: o i russi o gli ucraini.

Scrive l’UNESCO: “Secondo quanto riferito, l’attacco ha causato danni significativi all’esterno e all’interno della Cattedrale della Dormizione. Anche le strutture storiche adiacenti, tra cui elementi del complesso fortificato della Lavra e la Torre di Ivan Kushnik, sarebbero state colpite”.

Quali siano i danni, quali saranno le opere necessarie a ripristinare il bene patrimonio dell’umanità oggi è impossibile a dirsi, saranno necessari diversi lavori di accertamento per capire come e dove intervenire.

In ogni caso il conflitto russo ucraino, che va avanti da ormai 4 anni e mezzo, più a lungo della prima guerra mondiale, ormai ha già fatto una quantità di danni e morti da poter esser considerato un vero e proprio disastro irrecuperabile per l’Ucraina, e in piccola parte anche per la Russia. Quale interesse possa spingere l’uomo a ostinarsi tanto pervicacemente in operazioni di distruzione va oltre la mia capacità di comprensione, e la testimonianza della Cattedrale Ortodossa è solo una delle tante che ci raccontano questa guerra.

Forse però quella cattedrale è un simbolo più di importante di ogni altro per questo conflitto. La Cattedrale della Dormizione non è sopravvissuta alla storia perché fosse indistruttibile. È sopravvissuta perché, dopo ogni distruzione, qualcuno ha scelto di ricostruirla. Il significato più profondo dei grandi monumenti non risiede nelle pietre che li compongono, ma nella volontà delle generazioni successive di impedire che quelle pietre, e ciò che rappresentano, vengano definitivamente dimenticate.

La speranza è che la cattedrale venga presto ricostruita, ma ancor di più è che si trovi in una condizione per cui sia garantita la sua incolumità, lontano da guerre ed eventi catastrofici. Non saranno droni o patriot a difenderla dal tempo, ma la capacità degli uomini di vivere in pace.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine.
Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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