È il 1° ottobre 1940, e il fotografo Claude P. Dettloff attende sulla Columbia Street di New Westminster, in Canada, con la sua macchina fotografica, in attesa dell’immagine giusta da immortalare. L’occhio è puntato su una fila di centinaia di uomini del British Columbia Regiment che marciano verso un treno in attesa. All’improvviso, nel mirino, Dettloff vede un bambino dai capelli biondo platino che rompe la stretta di mano con la madre e corre verso il padre, che è sulla linea di marcia…

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Wait for me, daddy” (aspettami papà) diventa la più famosa immagine della Seconda Guerra Mondiale proveniente dal Canada, e una delle più celebri fotografie in assoluto del conflitto. Warren “Whitey” Bernard è il nome del bimbo e Jack Bernard quello del padre, involontari protagonisti di decine di migliaia di riproduzioni sui giornali di tutto il mondo. Spiegando l’immagine, in un’intervista radiofonica del 1940, Dettloff raccontò:

Sono un tipo pigro, davvero. Non mi piace andare in giro a fare decine di foto di tutto ciò che si vede. Mi piace prendermi il mio tempo e aspettare che “La signora fortuna” mi dia una mano. Mentre il gruppo di uomini iniziava la sua marcia giù per la collina potevo vedere una seconda fila di mogli, bambini e fidanzate che marciavano con loro. Sentivo che qualcosa di natura sentimentale doveva accadere, e quindi la stavo osservando. Ho premuto il pulsante dell’otturatore della mia macchina fotografica quasi senza pensarci. Fu l’unica fotografia che scattai, ma sapevo che era eccezionale ancor prima che la stampassi“.

Scattare una fotografia era assai più complesso rispetto al giorno d’oggi, perché le macchine erano molto più ingombranti, con un peso che poteva aggirarsi attorno ai 5 Kg, e perché non montavano rullini ma singole lastre, che andavano cambiate di volta in volta.

Sotto, una Speed Graphic simile a quella usata da Dettloff:

La mano tesa della madre e il suo cappotto, la mano e i capelli del ragazzo, il sorriso del padre e il suo spontaneo gesto di allungare la mano al figlio, con tutta una lunga colonna di uomini sullo sfondo, rendono l’immagine indimenticabile, un capolavoro fotografico senza tempo

Ma Warren “Whitey” Bernard, che aveva cinque anni quando Claude Dettloff lo fotografò, non ricorda quel 1° ottobre 1940. Quello che ricorda è il 2 ottobre, quando l’immagine venne pubblicata su “Province” e divenne immediatamente una celebrità. Oggi, quasi 80 anni dopo, Whitey vive a Tofino, in Canada, ma all’epoca abitava con la famiglia a Vancouver. dell’improvvisa fama racconta: “L’immagine venne pubblicata ovunque. Aveva un’intera pagina su LIFE, su Liberty&Time Newsweek, nel Reader’s Digest e nell’Enciclopedia Britannica, oltre che in moltissimi giornali in tutto il mondo. Venne appesa in ogni scuola della British Columbia durante la guerra, e così vidi mio padre per anni prima che ci reincontrassimo nella realtà“.

 

Il padre di Whitey tornò a casa nell’ottobre del 1945, 5 anni dopo lo scatto, e Claude Dettloff, che nel mentre era divenuto il responsabile dei fotografi del Province, scattò una fotografia il giorno del loro incontro.

Whitey sposò una donna di nome Ruby Johnson nel 1964, entrando a far parte della politica locale. Fu sindaco della cittadina per diverso tempo durante gli anni ’80 e oggi è in pensione. Suo figlio Steven gestisce l’attività che Whitey aveva avviato molto tempo prima, un piccolo porto turistico, con una serie di servizi per le navi e una stazione di rifornimento.

 

Il Contesto

Il 10 settembre 1939, il parlamento del Canada dichiarò guerra al Reich tedesco, che aveva invaso la Polonia il primo dello stesso mese. Mentre altre unità furono inviate nel Regno Unito, il British Columbia Regiment fu lasciato indietro sulla costa occidentale del paese. Dopo mesi di esercitazioni e incarichi di guardia, il reggimento si imbarcò il 1° ottobre del 1940 sulla SS Princess Joan, verso una destinazione segreta. Quel giorno era il giorno dello scatto di questa fotografia.

Sotto, una versione ricolorata dell’immagine:

Fonte: Wikipedia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...