Come si comportarono i carcerieri dei campi di concentramento una volta catturati? Nonostante il loro stato d’animo sia difficilmente interpretabile, possiamo osservarli in queste fotografie d’epoca, scoperte soltanto nel 2015, scattate dal pilota della RAF Keith Parfitt, e fra i quali si riconoscono distintamente Franz Hossler ed Herta Bothe, la “Sadica di Berger-Belsen”. Le immagini sono state riscoperte all’interno di una valigia appartenuta al pilota inglese, che includevano anche fotografie dall’alto del campo di concentramento di Berger-Belsen, ma anche di una città tedesca rasa al suolo dai bombardamenti alleati. La città fotografata era forse Celle, nella Bassa Sassonia, dove i prigionieri vennero condotti dopo esser stati arrestati.

Herta Bothe, a sinistra, una delle guardie nazista più famose ancor oggi in vita (all’età di 97 anni), e sulla destra altre due prigioniere:

Una prigioniera in marcia:

La prigioniera venne arrestata all’interno del campo di Berger Belsen:

Prigioniere non identificate:

Herta Bothe di profilo:

Franz Hossler, sulla destra, fra i capi del campo di Auschwitz prima e di Berger Belsen poi:

Tra prigioniere e un soldato:

Alcune prigioniere sedute per terra:

Altri prigionieri non identificati:

Prigionieri di fronte alla prigione per le fotografie identificative:

Un gruppo di prigionieri cammina circondati da due file di soldati alleati:

Moltissime donne accusate di essere fra le “Bestie” di Berger Belsen:

La fotografia di una città parzialmente distrutta dai bombardamenti:

Altra immagine della città, nella quale si riesce ad apprezzare la portata della distruzione dei bombardamenti:

In volo sulla Germania:

Sotto, il campo di concentramento di Berger Belsen:

Il pilota autore delle fotografie, Keith Parfitt:

Alcune delle persone fotografate finirono impiccate, come ad esempio Franz Hossler, mentre molte altre non subirono alcuna pena o pochi anni di carcere, come Herta Bothe, una delle guardie più sadiche dei campi di concentramento nazisti ancor oggi in vita dopo aver trascorso sei anni in carcere, fino al 1951.

Categorie: Fotografia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...