C’era una volta un’artista, un uomo capace di fondere musica e parole in preziosi componimenti dalla magica essenza. Si trattava di un innovatore della musica leggera, di un talento esaltato da quell’estro artistico capace di ammaliare e solleticare il cuore umano, raggiungendo con delicatezza l’ignoto delle sue più feconde viscere. Questo artista si chiamava Lucio Battisti.

Era il 9 Settembre 1998 quando, a soli 55 anni, Lucio Battisti abbandonò per sempre la vita

Negli anni ’60, l’incontro con lo scrittore, produttore discografico Giulio Rapetti (in arte Mogol), era stato il germoglio di un sodalizio destinato a regalare al mondo canzoni dalla straordinaria potenza evocativa quali “Per una Lira”, “Emozioni”, “Un’avventura”, “Pensieri e Parole”. Era stato però anche il principio di un’amicizia vera, profonda, di un legame che, nonostante le incomprensioni e la separazione in seguito avvenuta tra i due artisti, non conobbe odio o rottura definitiva.

Mogol e Battisti negli anni ’70:

E seppure la vita sembrasse aver reciso per sempre quel legame musicale ed affettivo, qualcosa di Battisti serpeggiava ancora, grandioso, sotto le spoglie di un’eco impalpabile ma persistente.

Capitò così che una notte, a circa un anno dalla scomparsa di Battisti, Mogol e Gianni Bella si incontrassero a casa dell’amico di sempre, Adriano Celentano.

Quella notte di scambio artistico e di grande emozione, resterà da allora indissolubilmente legata al tessuto di una peculiare, quanto misteriosa, composizione: “L’arcobaleno”. Questa canzone sarebbe figlia, secondo la leggenda, di un disegno ben preciso dello stesso Lucio Battisti determinato, nonostante la morte, a rivolgere un ultimo saluto al caro amico Mogol.

Ma esiste allora un’aldilà? E se esiste, è davvero possibile comunicare dal mondo dei morti, consegnando un messaggio tanto composto e ricco da trasformare una volontà ultraterrena in una manifestazione concreta?

Sostenitrice di questa ipotesi fu una Medium italiana al tempo residente in Spagna. Secondo le iniziali dichiarazioni, Lucio Battisti l’avrebbe contattata chiedendole di fungere per lui da tramite con Mogol. In un momento successivo, le avrebbe inoltre chiesto di acquistare un particolare libro all’interno di una libreria spagnola, indicandole in seguito alcune frasi e parole all’interno del medesimo, da trasmettere a Mogol, al fine di determinare in lui il principio di una canzone che avrebbe dovuto portare il nome di “Arcobaleno”.

Mogol non accolse con entusiasmo tali dichiarazioni. Uomo pragmatico, autore di spessore e grande calibro musicale, egli mostrò decisa fermezza nella sua iniziale decisione di non dare adito a tali voci. Questo, nonostante l’insistenza della Medium e la ricchezza di dettagli che di volta in volta ella apportava, avvalorando l’ipotesi della veridicità delle sue affermazioni.

Ma oltre allo strano caso della Medium, nuove circostanze si palesarono con enigmatica insistenza sotto gli occhi di Mogol

Vi fu un articolo scritto da Giulio Caporaso, direttore della rivista Firma (il mensile del Dinners Club), in cui egli raccontava di un incredibile conversazione avuta in un sogno particolarmente nitido, con Lucio Battisti.

Protagonisti dello strano sogno, avuto la stessa notte in cui Caporaso aveva partecipato ad un concerto in memoria del cantante, erano per l’appunto Lucio Battisti ed un magnifico, grandioso arcobaleno.

L’immagine di questo arcobaleno troneggiava così infine sulla copertina della rivista. Ed ecco che con grande sconcerto Mogol si ritrovò innanzi l’immagine di Lucio Battisti con un enorme arcobaleno alle sue spalle.

Ma perchè proprio l’arcobaleno?

L’importanza dell’arcobaleno risiederebbe nel particolare significato simbolico che esso racchiude. Fenomeno che ha sempre affascinato l’uomo con i suoi archi dalle molteplici sfumature, esso rappresenterebbe difatti un ponte tra noi e l’aldilà, l’emblema della congiunzione tra cielo e terra.

Ma ciò che trasformò una serie di eventi particolarmente coincidenti, con il materializzarsi di una vera e propria canzone, fu infine l’intervento inaspettato e propizio di Gianni Bella.

Artista dal talento musicale incontenibile e raro, Gianni Bella ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione de “L’arcobaleno”. Questo componimento si va ad aggiungere, come un piccolo grande tassello, a quello splendido retaggio di indimenticabili opere che vantano la firma della sua memorabile impronta.

E rieccoci così a quella notte. A quando, incontratosi con Adriano Celentano e Gianni Bella, Mogol manifestò le sue perplessità in merito agli strani eventi che sembravano fomentare la necessaria realizzazione di una canzone per Battisti. Mogol disse che solo l’incontro con una musica adatta avrebbe potuto spingerlo a scrivere il testo per questa canzone.

E quando ogni cosa appariva ancora una fantasia vana ed irrealizzabile, ecco che in quella notte di magia e stupore Gianni Bella pose il successivo pilastro che diede infine avvio alla realizzazione del brano.

Sotto, Gianni Bella nel 1974:

Propose l’ascolto di una melodia da egli stesso composta poco tempo prima. Una melodia di tale celestiale e malinconica bellezza da conquistare, nello spazio di poche note, il cuore di Mogol, dissipando in lui ogni dubbio e rendendo certa la convinzione che “Arcobaleno” potesse e dovesse ora assolutamente vedere la luce.

Da notare che Mogol scrisse il testo per “L’arcobaleno” in pochi minuti, quasi come se le parole fossero state già lì, pazientemente silenziose, in attesa di essere colte e distillate entro le righe di questo suggestivo componimento.

Quando in ultimo Adriano Celentano regalò la sua voce al testo scritto da Mogol, non poté trattenere l’impressione che in egli si era generata. Nel suo studio di registrazione egli cantò “L’arcobaleno”, incastonando per sempre quell’emozione intensa alla registrazione che è tuttora a noi possibile ascoltare.

“L’arcobaleno” verrà inserito nel suo album “Io non so parlar d’amore” (nel 1999). Un album da oltre un milione di copie, in cui il brano è inserito nella sua versione più autentica, la stessa incisa quella notte.

E nonostante le ritrattazioni della Medium, cha ha in seguito definito le sue stesse dichiarazioni frutto di una fantasia volta a denunciare le speculazioni connesse al paranormale ed alla mancanza di tutela per i cari vicini a chi non c’è più, Mogol, Gianni Bella e Adriano Celentano, hanno saputo cogliere l’essenza di quell’amicizia drammaticamente perduta, attingendo da un’ispirazione intima e sofferta, realizzando un’opera meravigliosa, a tratti struggente.

“L’arcobaleno” è una sublime ode all’amicizia, volta a celebrare una separazione ed un invito a contemplare verità profonde, che varcano i limiti di un’esaltazione dettata da una materialità vuota e accecante. Una canzone speciale non solo per le sfumature del suo concepimento, ma anche per le parole che, come un flusso di coscienza trovano qui sfogo, cullate dall’onda di un malinconico canto capace di allinearsi, inevitabilmente, alle corde dell’animo umano.

«Io son partito poi così d’improvviso, che non ho avuto il tempo di salutare. Istante breve, ma ancora più breve, se c’è una luce che trafigge il tuo cuore

L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore, può darsi un giorno ti riesca a toccare.

Con i colori si può cancellare, il più avvilente e desolante squallore

Son diventato sai il tramonto di sera e parlo come le foglie d’aprile

e vivrò dentro ad ogni voce sincera e con gli uccelli vivo il canto sottile

e il mio discorso più bello e più denso esprime con il silenzio il suo senso.

Io quante cose non avevo capito, che sono chiare come stelle cadenti

e devo dirti che è un piacere infinito, portare queste mie valige pesanti.

Mi manchi tanto amico caro davvero e tante cose son rimaste da dire

ascolta sempre e solo musica vera e cerca sempre se puoi di capire!»

Sotto, il video ufficiale di Arcobaleno:

Categories: Arte e Design

Giada Costanzo

Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia, esprimo la mia creatività fra pittura, design e produzione di abiti. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.