Sulla costa occidentale sarda, nella regione del Campidano di Oristano affacciata sul Golfo di Oristano, sorge Arborèa, un piccolo centro agricolo di circa 4.000 abitanti. Il nome deriva dal termine latino “arboreta” che significa boscaglia, boschi.

Un comune sorto su un’area che appunto fino a meno di un secolo fa era totalmente padroneggiata dalla vegetazione e dagli acquitrini.

Veduta di Arborea, fotografia di Cristiano Cani condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Poi arrivò il Fascismo, ventennio che portò alla bonifica di molte aree boschive della Penisola: nel 1932 (o anno XI dell’era fascista) furono fondate Latina, col toponimo fascista di Littoria, e Tirrenia, località balneare in provincia di Pisa, il quartiere EUR di Roma, messo su in vista dell’Esposizione Universale di Roma del 1942 che fu annullata a causa della seconda guerra mondiale. Bonifiche e fondazioni che riguardarono tutta Italia, fino al profondo Sud con l’istituzione di comuni come Sant’Eufemia Lamezia (oggi parte della città di Lamezia Terme) in Calabria, Scanzano Jonico in Basilicata e altri piccoli centri nelle isole di Sardegna e Sicilia.

Proprio Arborèa, in Sardegna, fu al centro di una delle primissime opere di bonifica. I lavori nel territorio Terralba-Sassu cominciarono nel 1926.

Ex Casa del fascio e torre littoria, fotografia di seier condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Il progetto per sanare quella vasta area dell’isola (circa 18.000 ettari di terra), la fertile piana di Marrubiu, era già cominciato, seppur lentamente, prima di quel 1926, agli inizi del secolo durante l’epoca giolittiana.

L’opera vide il prosciugamento dello stagno costiero di Sassu, degli acquitrini circostanti e nella deviazione del rio Mogoro, che venne indirizzato verso il lago di San Giovanni con un canale lungo 11 km. Fu costruito un canale di scolo delle acque medie e infine un bacino moderatore sul rio, per contenere le piene e fornire l’acqua utile all’irrigazione del terreno.

La casa del direttore della Società Bonifiche Sarde, fotografia di Gianni Careddu condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Così nella piana di Marrubiu, prima assolutamente desolata e arida e colpita dalla piaga della malaria, essendo il luogo rifugio della zanzara anofele, fu possibile iniziare un’opera di coltura. Le terre strappate alla palude furono rese produttive e ai pochissimi pastori che frequentavano la zona se ne unirono rapidamente altri, insieme a muratori, fabbri e operai, tutti impiegati nella bonifica della piana.

Palazzina della Società Bonifiche Sarde, fotografia di Cristiano Cani condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

La struttura urbana pensata per la creazione dell’attuale Arborèa era a maglie ortogonali; l’inaugurazione del nuovo centro ebbe luogo il 29 ottobre 1928. Chiamato inizialmente Villaggio Mussolini in onore del dittatore Benito Mussolini, al nuovo paese furono mandate circa 3.000 persone (numero poco meno inferiore della popolazione attuale) da ogni parte della Penisola, in modo da dare vita pratica all’ambizioso progetto. Tutt’ora nel paese, oltre al dialetto tipico del campidanese, è parlato il veneto e il friulano, retaggio delle tante genti del Triveneto che qui si stabilirono durante la fondazione della città.

Un’altra curiosità geografica/culinaria è che ad Arborèa, a fine estate, si celebra la Sagra della polenta (sì, della polenta, in Sardegna), voluta dagli arborensi con sangue settentrionale.

Sagra della Polenta, fotografia di Cristiano Cani condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Nel 1930 il “Villaggio Mussolini” divenne un comune a tutti gli effetti noto con il nome di Mussolinia, approvato con il regio decreto-legge n.1869 del 29 dicembre 1930.

In prossimità del centro fu costruita anche la stazione ferroviaria di Terralba-Mussolinia.

Per tutto il rimanente periodo del ventennio Mussolinia rimase un modesto centro agricolo, dove ancora la malaria era una triste realtà difficile da sconfiggere. Con il collasso del Fascismo la denominazione fu quindi modificata nell’attuale Arborèa, come uno dei 4 giudicati in cui era divisa la Sardegna in epoca medievale, tra l’XI e il XV secolo. L’8 Marzo 1944 venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento di variazione del nome, contenuto nel regio decreto-legge n.68 del 17 febbraio 1944.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, la Fondazione Rockefeller intervenì nella zona riuscendo a debellare il secolare dramma della malaria.

Arborèa oggi è un centro agricolo in provincia di Oristano con coltivazioni di vite e cereali, allevamento del bestiame e industrie vinicole e prodotti caseari.

Chiesa del Santissimo Redentore., fotografia di Cristiano Cani condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Delle costruzioni di epoca fascista e stile razionalista restano le ex Casa del Balilla e la Casa del fascio e torre littoria.

Notizia di questi giorni è che Arborèa, per il grande apporto veneto nella nascita e sviluppo del paese e per le continue iniziative assunte a tutela della cultura e della civiltà veneta, è divenuto “comune onorario” del Veneto.

Ex Casa del Balilla, fotografia di Cristiano Cani condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Per concludere, la Mussolinia di Sardegna fu il secondo progetto del duce di costruire una centro con il suo nome. Il 12 maggio 1924, infatti, era stata poggiata la prima pietra della nuova città-giardino di Mussolinia di Sicilia, in località Santo Pietro, frazione di Caltagirone (Catania). Il progetto siciliano però fallì, non superando mai lo stato embrionale, e venne accantonato.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".